La storia
by Elsa Morante
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Ed. pubblicata senza numero ISBN

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Dex, Books & Rock'n'RollDex, Books & Rock'n'Roll wrote a review
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Elsa Morante immensa e micidiale.

Racconta La Storia dal punto di vista di chi - secondo i libri di storia - la Storia non la fa: una donna e il suo bambino.

La donna è Ida, una maestra di origine ebrea che nel 1941 viene violentata da un soldato tedesco che non vedrà mai più. Il bambino è il frutto di questa violenza, Useppe, pieno di gioia di vivere fin dai primi mesi e troppo carino per fare parte di questo mondo.

Come raccontare questo libro in poche righe? Impossibile.
Attraverso tanti personaggi indimenticabili, racconta una Storia maligna che investe e travolge le esistenze dei suoi protagonisti in un continuo di eventi in cui, da anni e anni, è tutto sbagliato.

La scrittura della Morante è maestosa e sa raccontare e rendere reale praticamente qualsiasi cosa.
Il passato di Ida e dei suoi genitori, riassunto in poche pagine senza annoiare e senza che manchi nulla, il punto di vista di un bambino di due anni e la sua meraviglia per il mondo, la tenerezza di un fratello maggiore che porta in giro il fratellino e gli insegna nuove parole, l'amore (ricambiato) per il proprio cane, la gioia di un incontro, l'angoscia di un ricordo e il timore per il futuro, il delirio febbricitante di un malato, la passione e la fede nei propri ideali politici.
Non credo di esagerare se dico che tutto quel che c'è nella vita si può trovare perfettamente descritto in queste pagine che lasciano senza fiato.

Potrei parlare di Nino, di Davide Segre, di Blitz e Bella, di tutti i numerosi "Giuseppe", della guerra, delle camicie nere, degli ebrei del ghetto, di fascisti e partigiani... Ma non servirebbe a nulla. Leggetelo, fatevi un favore 🖤
Μαʀιαƞƞα
Μαʀιαƞƞα wrote a review
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La Storia è dei più deboli
“Uno scandalo che dura da centomila anni” questo è il sottotitolo della poderosa opera di Elsa Morante pubblicato, per suo volere, in formato economico, nel 1974 dopo tre anni di gestazione.

Sottotitolo provocatorio, contenuti e ideologie scomode -fin troppo - per i vari orientamenti politici dell’Italia degli anni di piombo. Il mondo intellettuale, all’epoca, si divise: ci fu chi, come Natalia Ginzburg salutò l’opera con grande entusiasmo e chi, come Pasolini, Calvino e tanti altri critici - tutti maschi, sottolineo - manifestarono un parere avverso. Chi non si espose, e il suo silenzio fu eloquente, fu il critico Fortini. Il libro vendette e continua tuttora a vendere migliaia di copie ogni anno, sancendo così la grandezza dell’opera e dell’autrice, nonostante la distanza con gli eventi narrati.

La scrittrice ha voluto raccontare la seconda guerra mondiale attraverso gli occhi di personaggi indimenticabili: Iduzza (Ida) Ramundo, ebrea e madre di Nino, avuto dal marito Alfio, e del piccolo Useppe (Giuseppe), figlio di uno stupro subito quando era fresca vedova, Davide Segre, giovane ebreo anarchico che sembra incarnare nei suoi monologhi l’alter ego della Morante.
Ci sono altri personaggi minori, tutti incontrati da Ida, ormai sfollata, nei vari rifugi romani: la numerosa famiglia detta “i mille”, rumorosa e disordinata, Carulì, ragazza madre di due gemelle, Giuseppe detto secondo, Quattro punte, amico di Nino dedito come lui al contrabbando, le signore Marrocco, fino ad arrivare agli animali, tutti ben caratterizzati, che dimostrano, come il piccolo Useppe, una sorta di saggia innocenza e inconsapevolezza. Il lettore conoscerà la gatta Rossella, innamorata del giovane Davide, che gli si struscia addosso appena lo vede, il cane Blitz e la cagna Bella. Quest’ultima sembra essere dotata di intelligenza umana tanto da fare da seconda madre al piccolo Useppe nelle sue scorribande fuori casa.

La Storia, quella con la S maiuscola non è fatta dai grandi uomini, anzi qui gli uomini sono tutti destinati a fallire, ma è fatta dai più deboli: le donne e i bambini. “La Storia” , infatti, è un romanzo che sotto vari aspetti esalta la maternità e l’infanzia. La narrazione è generalmente lineare, se si esclude il flashback all’inizio che serve per introdurre la storia familiare di Iduzza. Il linguaggio usato è molto versatile, va da quello dialettale (parlato soprattutto da Nino) a quello più colto (che caratterizza il giovane Davide Segre) a quello infantile.
È un romanzo-fiume che, nonostante la lunghezza (circa seicento pagine) si legge con piacere e coinvolgimento emotivo. Veramente un grande romanzo, una epopea familiare, una storia di dolore e di profonda pietà.
L’autrice ha consegnato in quel lontano 1974 una delle opere più importanti della nostra letteratura, un capolavoro di vivacità narrativa e di ricchezza di tematiche fuse armonicamente tra loro. “La Storia” narra gli episodi più crudi dell’età contemporanea attraverso gli occhi di una donna semplice e timorosa, madre instancabile e quelli azzurri di suoi figlio Useppe, un bambino che catturerà il cuore del lettore.
Col suo modo tenero e ingenuo di approcciarsi alla realtà, il suo linguaggio misto di termini dialettali e inventati, conferisce spessore a tutta l’opera.
nononononono wrote a review
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carlo.bianchetticarlo.bianchetti wrote a review
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MariagraziaMariagrazia wrote a review
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