La Torre Nera
by Stephen King
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zombie49zombie49 wrote a review
17
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Confuso, splatter, interminabile
Il pistolero Roland, con gli amici Padre Callahan, il prete ammazza vampiri, l’ex drogato Eddie, sua moglie Susannah, che nella doppia personalità di Mia ha appena partorito un mostro figlio di un demone, il ragazzino Jake, morto a New York, ma redivivo nel Medio Mondo, il bimbolo Oy, mascotte del gruppo, sta per arrivare finalmente alla Torre Nera, meta del viaggio e simbolo del Male. Lì, infatti, vive il Re Rosso, che vuole distruggere il creato. Come gli altri libri della saga, il romanzo è un minestrone di eventi splatter e surreali in un mondo distopico con universi paralleli, vampiri, mostri assortiti più comici che spaventosi che sembrano tratti da un cartone animato. Abbandonato ogni legame con la realtà, King s’immerge in un caos delirante da film horror d’infima serie, in cui riesce a introdurre se stesso, lo scrittore che è anche il dio creatore dei personaggi, in una parodia blasfema della religione che i beghini non apprezzeranno. E’ una storia surreale in cui gli eroi devono salvarlo per sopravvivere, perché, se muore il creatore, anche loro finiscono. Tra battaglie con l’uso di superpoteri e sparatorie, non tutti gli eroi riusciranno a raggiungere la meta, ma qualche sacrificio è inevitabile. Credo che King si sia divertito a prendere in giro se stesso e i lettori inserendo nel racconto riferimenti spudorati ai suoi romanzi e a quelli di altri autori, convinto che i suoi ammiratori siano disposti a divorare qualunque pietanza ammannisca loro. Forse voleva prendersi una rivincita tardiva sugli editori che hanno rifiutato i suoi primi libri. E’ indispensabile leggere in ordine i volumi della saga, che è altrimenti incomprensibile per i continui riferimenti a fatti anteriori. C’è un linguaggio criptico con parole inesistenti condite di volgarità infantili, ma è inutile sforzarsi di capire, meglio lasciarsi trasportare dalle immagini come nella scena finale del film “2001 Odissea nello spazio”. La parte conclusiva è la più interessante.
Y.Y. wrote a review
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Childe Roland alla Torre Nera giunse?
Caro Stefano,

mi permetti di darti del tu? So che non ci conosciamo da molto, ma dopo aver terminato la monumentale saga della Torre Nera, spero di potermi prendere una simile libertà. Come anticipato, la nostra conoscenza è assai recente: chiariamo subito, colpa mia se ci ho messo così tanto ad avvicinarmi a te, ma ti assicuro che non ho mantenuto le distanze per snobismo, solo non c’era mai stata occasione (non si dice sempre così?). Solo una breve scappatella, tanti anni fa, con Misery, ma un’avventura a cui non è stato poi dato seguito.

In ogni modo, al posto di partire dalle tue opere più celebrate (il bimbo con la luccicanza, il pagliaccio assassino – di questo mi è bastato il film da piccolo, ecc.), ho deciso di lanciarmi in questa saga, ritenuta, dai tuoi veri seguaci, la tua opera omnia.

Non è stato amore a prima vista. Con il primo libro, la fatica di Roland ad attraversare il deserto è stata la stessa che ho fatto io a leggere il libro. Ma sono andato avanti e, tra alti e bassi (sento ancora l'eco delle mie bestemmie per le quasi 300 pagine di flashback), arrivato infine all'ultima pagina dell'ultimo libro. Chiudendolo, la prima reazione è stata la ripetizione delle bestemmie di cui sopra, ma poi..

C'è che questa saga mi è entrata dentro. E anche se, a pensarci oggettivamente, i 7 libri non mi hanno fatto impazzire, prendendoli nel complesso mi viene in mente una sola parola: epica. Un tutto che è più della somma delle sue parti.

Una lettura che mi fa sognare di mettermi alla ricerca della mia Torre Nera (metaforica eh, non ho ancora sbroccato completamente) e di fare il primo passo per attraversare il deserto. Perciò, grazie Stefano.

In conclusione, vorrei farti i complimenti.

Ti dirò di più, Stefano, mi sembri un autore promettente. Seguirò con attenzione i tuoi prossimi lavori.

Cordialmente,

Y.
Silvia0301Silvia0301 wrote a review
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Lou RensLou Rens wrote a review
33
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La Torre Nera - recensione intera saga - La maggior perdita di tempo della mia carriera di lettore
Metto la recensione dell'intera saga sul primo volume (oltre che sul settimo e provvisoriamente ultimo) così che chi si apprestasse a cominciare abbia la possibilità di salvarsi: non leggetelo! Salvate il vostro tempo!

Se invece l'avete letta e vi è piaciuta, aiutatemi a capire perché è bella.
Perché magari sono io a non coglierne l'incredibile fascino.


GIUDIZIO NO SPOILER

Cosa mi è piaciuto:

- la potenza dell'immagine della Torre Nera, del campo di rose, del pistolero
- i protagonisti, stranamente assortiti e, per molti aspetti, insoliti
- alcune scene di indubbia epicità, tensione, o sentimento.

Fine. Un po' pochino per sette volumi.


Cosa non mi è piaciuto (oggettivo):

- La serie è nata un pezzo dopo l'altro, mancando di un disegno generale originario, e si vede: da un volume al successivo alcune idee paiono incollate con lo sputo, e talvolta si ha l'impressione che l'autore non sappia dove andare a parare.

- Avanzando nella saga, compaiono dal nulla elementi prima del tutto assenti; ci sta, visto il primo punto di questa lista (di per sé non è un'ottima giustificazione, ma prendiamola almeno per buona). La cosa sbalorditiva è però la scomparsa di alcuni elementi che sembravano fondanti nella struttura dell'ambientazione (su tutte, le sottilità).

- Gli antagonisti sono dei malvagi privi di spessore. Non c'è alcuna profondità nel loro agire, nei loro obiettivi.

- Persino i protagonisti agiscono senza motivo. Oltre a quello di base (perché Roland cerca la Torre Nera?) anche in alcune scelte di circostanza non c'è motivazione apparente che giustifichi le scelte del personaggio in questione. In pratica tutti agiscono "perché così dev'essere", "perché ho una sensazione", "perché non posso fare diversamente".

- Alla maggior parte dei difetti precedenti, viene addotta una coppia di giustificazioni: il ka (una sorta di destino, ma qualcosa di più) e il fatto che l'universo si sta disfacendo; in pratica l'autore ha trovato la scusa per non fare uno dei lavori principali nel mestiere dello scrittore fantasy: creare un'ambientazione con delle regole (anche le più assurde) e poi far viaggiare i lettori in accordo a quelle.

- King a un certo punto confessa che non è l'autore a guidare la storia, ma è la storia a decidere come e dove procedere. Condivisibile, se non fosse che il lavoro dell'autore sta proprio nell'imbrigliare la bestia selvaggia che è la storia ispirata, così da renderla solida e coerente. King invece ha la presunzione di poter pubblicare qualsiasi cosa così come esce, tanto ormai è talmente famoso da aver reso fessi i suoi lettori (interpreto il pensiero suo, non il mio) che lo acclameranno come genio per aver pubblicato qualcosa che nessuno avrebbe usato pubblicare... che non avrebbe osato per pudore! O meglio ancora, che nessun editore pubblicherebbe per un autore meno famoso di King.


Cosa non mi è piaciuto (soggettivo):

- La prosa è costellata di dozzinale volgarità; ho letto più metafore sull'eiaculazione di quante fossero accettabili; in mezzo ad altre innumerevoli espressioni della frustrazione sessuale dell'autore;

- In generale il linguaggio è talvolta pesante; apprezzo il tentativo di creare un mondo con una certa espressività, ma alcune filastrocche ripetute alla nausea sono, appunto, nauseanti;

- Dal fantasy mi aspetto soprattutto emozione e avventura; approfondimento psicologico laddove la vicenda si presti, perché porta agli estremi l'essere umano, un po' come avviene con la fantascienza. Tutti gli elementi che rallentano la storia senza avere importanza sostanziale andrebbero evitati. Invece la saga è puntellata di biografie dettagliate dei personaggi secondari; se da un lato possono essere utili a capire la psicologia e il modo d'azione di tali personaggi (in realtà no: spesso agiscono come delle macchine), dall'altra non danno nulla alla trama complessiva, essendo limitati al più alla durata di un singolo libro, e spesso molto meno. Non hanno nulla di epico, nulla si sostanziale, nulla di interessante. Uno sull'altro, rendono la lettura di alcuni passaggi di una noia mortale.

- Molto legato al punto precedente: la gran parte della saga è costituita da "storie collaterali" con influenza nulla sulle vicende centrali, o con influenza artificiosamente creata a posteriori .


Insomma, riconosco la presenza passaggi appassionanti, intensi, dotati di forte tensione. Purtroppo galleggiano in un mare di narrativa di scarso valore.
RIASSUMENDO, il fascino dell'opera è soverchiato da numerosi difetti. Il giudizio complessivo non può quindi che essere NEGATIVO.


SPOILER

Verso la fine del settimo volume, l'autore afferma che l'importante è il viaggio, non il finale. Peccato che il finale si riveli essere forse l'unica parte interamente bella della storia.

Cosa mi è piaciuto:
- le porte sulla spiaggia
- le aramostre

Cosa non mi è piaciuto (soggettivo):
- le porte che cambiano dettagli di funzionamento a seconda del libro
- il Re Rosso che fa ridere i polli
- mostri (tra vampiri, insettoidi e altri) e momenti dell'orrore tanto grotteschi da sembrare parti della sceneggiatura di un b-movie
- idiozie come un computer che va in corto circuito in reazione a esseri umani che gli parlano senza rispetto
- gente che grida di orrore al sorgere della luna senza motivi validi
- vecchie streghe immotivatamente sadiche da favola per bambini


Per argomentare il mio giudizio negativo sulla plausibilità del comportamento dei personaggi, cito fedelmente un passaggio dal quarto volume della saga. Immaginate di essere Roland, adolescente, in mezzo ad una storia d'amore travolgente con la vostra Susan.

- Ehi Roland!
- Chi parla?
- Sono io, Roland.
- Ciao. Che vuoi?
- Voglio che tu vada alla ricerca dello Snakator.
- Eh?
- PRRRRRRRRRRRRRR!
- Pezzo di m... ti sparo!
- Non puoi, sono te stesso.
- Ah già.
- Intendo dire che devi andare alla ricerca della Torre Nera. Barad-Dur, insomma.
- Va bene. Giuro che lo farò. Posso sapere perché?
- No.
- Non importa.
- Sappi anche che da quelle parti c'è il Re Rosso, che ti scruta con il suo terribile occhio rosso. Sauron, insomma. Vive dentro la Torre. Anzi no, vuole entrare nella Torre anche lui. No, forse è prigioniero da qualche parte nella Torre. Vabbè, non importa. La cosa importante è che ti odia. Non so il motivo. Lo scoprirai quando giungerai là. O forse no.
- Va bene, va bene, ci vado. Ho giurato.
- Ma se te ne vai - dice Susan - quegli altri mi uccideranno. C'è quella vecchia megera che è malvagissima e potentissima che mi odia. Odia anche te, se è per questo.
- Perché?
- Boh.
- Oh, Susan, s'è fatta una certa. Io devo andare prima dell'orario di chiusura di Barad-Dur.
- Ma l'hai capito, vero, che mi uccideranno? Solo che sia chiaro. A me sta bene, se ti aiuta a raggiungere Barad-Dur.
- Ma sì, Susan, sono ragazzate. Sai, i soliti bulli. Ci passiamo tutti, in adolescenza.
- Guarda che questi mi vogliono bruciare viva.
- Ah... eh... ne sono molto addolorato però... beh, come si dice in questi casi... in bocca al lupo?
Randolph CarterRandolph Carter wrote a review
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Childe Roland alla Torre Nera giunse
Non credo di aver mai finito un libro con tanto magone prima d'ora.
Non è un'esagerazione romantica da lettore incallito. Sono sincero.
Leggere questa storia (mi è venuta un po' in antipatia la parola "saga", troppo abusata da chi di lettura non ci capisce veramente un tubo) mi ha trascinato a forza (ma non ho poi posto tanta resistenza) in un mondo dove, man mano che leggevo, avvertivo sempre più forte la sensazione di essere già stato, forse in sogno, forse quando ero piccolo, forse in un'altra vita; un mondo dove ho ritrovato vecchi amici che non avevo mai conosciuto prima.
Leggere di Roland, della sua triste ricerca della Torre, il modo in cui la sua vita si intreccia man mano con quella di Eddie, Susannah, Jake e il piccolo Oy (per non parlare di Patrick, che ho amato profondamente quanto gli altri) mi ha lasciato qualcosa di prezioso nel cuore, per sempre, qualcosa come il profumo dei ricordi di un periodo della vita che appartiene al passato e che ricordiamo sempre con gioia mista a tristezza, qualcosa che a volte sfugge agli occhi della mente, che non riusciamo a riportare alla memoria eppure sappiamo che e là da qualche parte. E altro ancora.
King saprà anche scrivere, sarà anche uno di quelli che "ha il mestiere alle mani" e sa come appassionare il lettore, ma per scrivere un'opera di fantasia (sì) di questa portata, riuscendo a non risultare asettico e privo di profondità, devi metterci del tuo, devi "buttare il sangue"; non solo impegnandoti, non solo dando fondo al tuo talento di scrittore e esperienza di professionista consumato, ma anche sfogandoti, rilasciando un flusso di emozioni e sensazioni, ricordi e segreti che sono tuoi soltanto. Devi metterci del VERO, mascherato dalla fiction, ma comunque del Tuo-di-Te.

Posso solo consigliare di leggere la storia di Roland e dei suoi compagni, soprattutto se si ha una sensibilità particolare (magari scoprite di averla leggendo questi libri). Ne vale la pena.
ElyEly wrote a review
02
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Spoiler Alert
L'unica cosa che volevo era che questo libro non finisse mai o almeno che ci mettesse il più tempo possibile. Poi è arrivata la neve, i giorni a casa... e le pagine rimanenti si assottigliavano sempre di più.

Leggendo la saga della Torre Nera e le postfazioni di King ho capito finalmente una cosa: non bisogna leggere per arrivare alla fine della storia, ma per godersi ogni avventura intermedia. I libri hanno una fine perché devono averla, ma quella storia non finirà mai nel cuore e nell'immaginazione né del lettore né dello scrittore.

Ho amato questa saga, ma l'ho anche odiata. E' un lavoro mastodontico e come in tutte le opere di queste dimensioni riuscire a non fare errori è impossibile.
Stephen King, che io reputo un genio, ha un grosso ''difetto'': è prolisso da far paura. E' così che molte sue opere diventano ostiche non solo per la mole che spaventa ma perché hanno dei tratti proprio noiosi e anche in questo ultimo capitolo non sono mancati.

La Torre Nera è un viaggio, non una destinazione. E' un viaggio tra le opere di King (ne vengono citate tantissime, basti pensare a Padre Callahan de Le Notti di Salem) e un percorso che illustra come la scrittura e l'immaginazione di King sia cambiata negli anni. Ricordo ancora i primi due libri, talmente aspri che quasi volevo abbandonare tutto!

Partiamo da ciò che ho amato di questo ultimo libro: la storia di per sé. Ho amato come il discorso dei vari mondi abbia preso questa piega inaspettata. Sono in tanti a pensare davvero che ci siano più mondi e più realtà, dove ognuno di noi facendo scelte diverse ha preso percorsi di vita diversi. Qui siamo a un livello successivo, non ci sono solo i mondi che possiamo definire reali dove viviamo io, tu e Stephen King, ma anche quelli che consideriamo immaginari. Leggere un libro non sarà più immergersi in un mondo di fantasia ma in un altro mondo reale, la copertina come una porta. Impressionante e fantastico, vero?
Ho amato anche i nostri quattro cavalieri e il bimbolo.
Roland, egoista, impassibile, bello e dannato, che alla fine però si innamora di ogni singolo componente del suo ka-tet e mostra un cuore che nemmeno lui pensava di avere.
Jake, il piccolo Jake, probabilmente è quello a cui mi sono affezionata di più. La sua morte è stata quella che più mi ha colpita nel profondo.
Eddie, che ha affrontato la propria dipendenza, che era quello più umano di tutti, il primo a lasciare il ka-tet per andare verso la radura.
Susannah, ma anche Detta e in parte anche Mia, una vera pistolera; il loro amore è stato profondo e coinvolgente.
Era ovvio che qualcuno dovesse immolarsi per la via della Torre Nera e per quanto dolorose ho sostenuto le morti di Eddie e Jake, così come quella di Oy. Meno ho apprezzato il volta faccia di Susannah che sceglie a un passo dalla Torre di abbandonare Roland, il suo dinh, per ritrovare una vita accanto ad Eddie (che poi si rivela non essere l'Eddie che lei ha conosciuto... riusciranno ugualmente ad amarsi? Sembrerebbe di sì, ma io qualche dubbio ce l'ho). Ma come faceva a sapere che Roland avrebbe ugualmente raggiunto la Torre senza il suo aiuto? A cosa sarebbero serviti i sacrifici non solo di Eddie e Jake ma anche di Cuthbert, Alain, e di tantissimi altri, se alla fine, per l'egoismo di Susannah, Roland avesse fallito?
Il destino riservato a Susannah, Eddie e Jake non mi è piaciuto per nulla. Si incontrano nuovamente in una New York dove Eddie e Jake non sono gli stessi che hanno affrontato il cammino per la Torre Nera: in realtà i veri sono alla radura. Ma soprattutto quello che mi ha fatto più male è che piano piano si dimenticano di Roland, colui che li ha resi pistoleri, che li ha salvati dalle loro infime vite, che li ha resi ka-tet, che li ha amati e che loro hanno amato.

Quando ho visto che il capitolo si fermava con Roland che entrava senza che noi lo seguissimo mi è venuto male: ma come, dopo sette libri non mi fai vedere cosa trova Roland dentro la Torre Nera?! Poi ho continuato; poi King ha ammesso che il finale ci avrebbe delusi; e poi così è stato. Forse avrei preferito fermarmi davvero fuori dalla Torre e immaginarmi cosa Roland avrebbe potuto trovarci. Ammetto di non aver del tutto chiaro come mai la vita di Roland ricominci dal deserto: deve redimersi dalle sue colpe? E' talmente ammaliato dalla Torre Nera da non aver altro scopo che trovarla e una volta trovata deve tutto ricominciare? Deve ripetere le proprie avventure per ogni Vettore finché non li avrà ripristinati tutti? O tutti i sette libri sono stati solo un sogno? Magari Roland viene mangiato dalle aramostre alla fine... Sono tantissime le teorie possibili!


Sono comunque sicura che in una saga di questa portata qualunque finale sarebbe stato inadeguato e che qualcuno l'avrebbe trovato deludente in ogni caso, persino un finale aperto all'immaginazione del lettore e che il fulcro della saga non fosse davvero l'arrivare alla Torre Nera ma il percorso e le verità scoperte per arrivarci. Certo è che dopo aver osannato l'interno della Torre Nera per tutto questo tempo, mi aspettavo un contenuto diverso... probabilmente ognuno si era immaginato cosa avrebbe trovato all'ultimo piano della Torre Nera, diverso per ciascuno.
GalionsGalions wrote a review
56
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La Terra di Mezzo di Stephen King
Romanzo conclusivo del ciclo della ‘Torre Nera’, con il quale King ha coronato il suo sogno di edificare il suo mondo letterario con l’epico scontro tra un manipolo di eroi e la malvagità.
Quattro mesi è il tempo in cui ho completato la lettura di questa saga di poco meno di 4mila pagine, comprendendo ‘La leggenda del vento’, scritto in seguito, ma temporalmente inserito tra ‘La sfera del buio’ ed ‘I lupi del Calla’.
Questo è più che sufficiente per dire quanto King abbia azzeccato lo sforzo di creare un universo narrativo ricco di dettagli, personaggi, ambientazioni, eventi, battaglie e colpi di scena.
La Torre Nera è dunque la Terra di Mezzo, o se preferite il Mondo del Ghiaccio e del Fuoco, che l’autore di Bangor ci offre con questi otto romanzi, ed anche se credo che i confronti diretti tra un autore e l’altro siano una forzatura da evitare, non riesco a farlo avendo appena letto il finale.
Ovviamente un finale carico di aspettative che King puntualmente delude.
Ormai mi devo rassegnare, è accaduto con ‘It’ ed anche nei titoli intermedi di questa saga, vedi ‘I lupi del Calla’, finali attesi allo stremo si risolvono in poche pagine ed anche piuttosto banalmente.
In quest’ultimo romanzo soccorre l’autore un’idea tutto sommato originale legata alla ciclicità del ‘Ka’ o destino che dir si voglia, ma lo scontro epico tanto atteso non c’è.
Leggendo altre recensioni, tra cui anche quelle più critiche, ho trovato delle stroncature motivate da aspetti con cui raramente mi sono trovato in disaccordo.
In primo luogo l’indubbio procedere della saga senza alcuna idea dell’epilogo, com’è documentato dal diario pubblicato al termine de ‘La canzone di Susannah’.
Aspetto che King ha ribaltato magistralmente a suo favore per alimentare la trama degli ultimi due romanzi, facendo interagire i personaggi della sua fantasia con sé stesso e trasformando la sua mancanza di ispirazione nella prosecuzione della storia in uno spunto narrativo azzeccato.
Avete mai letto da qualche parte che King è un ‘fottuto’ genio?
In secondo luogo la debordante e pletorica vocazione descrittiva che l’autore dedica tanto agli ambienti, quanto agli stati d’animo che muovono e ispirano i comportamenti dei protagonisti.
Ed è pur vero che tutto questo è funzionale ad ‘allungare il brodo’.
Ma nonostante tutto ciò che ho scritto sinora, il mio giudizio rimane comunque positivo perché questa è letteratura di genere, o di intrattenimento se preferite, e ciò che più conta è che l’intrattenimento funziona e per me lo ha fatto per ben quattro mesi.
Se questa saga non dovesse piacere al lettore che si cimenta con il romanzo d’apertura, che tra l’altro è anche il più debole dell’intero ciclo, non arriva a questo punto e non prende in considerazione tomi da 700 pagine per proseguirne la lettura.
Quindi il finale deludente, per il quale lo stesso King mette le mani avanti nella postfazione, la sua celeberrima prolissità e l’incerto sviluppo narrativo non bastano a bocciare questa saga che non mi ha lasciato respiro, tanto da passare da un romanzo all’altro senza interruzioni.
Quello che mi è mancato durante questa lettura, nonostante le migliaia di pagine riempite, è un momento anche fugace in cui il lettore venga esortato ad allargare il suo sguardo, perdendo di vista il gruppo dei protagonisti, per capire il contesto in cui agiscono.
Si intuisce chi siano gli Antichi, cosa significhi che il mondo è andato avanti, ma tutto ciò rimane indefinito su uno sfondo soltanto evocato come giustificazione del presente.
Su tutto questo King avrebbe potuto scrivere altri otto romanzi, o limitarsi a farci intuire le risposte a queste domande, che qualcuno potrebbe bollare come ‘infodump’, e che invece personalmente avrei voluto che fossero un po’ più approfondite, se non altro perché sono aspetti davvero affascinanti.
Ma i personaggi, le ambientazioni, gli eventi incollano inesorabilmente alle pagine.
I riferimenti agli Antichi, o alle vicende del passato del pistolero protagonista danno la sensazione che l’universo narrativo della Torre Nera, già sterminato di per sé, appaia in realtà ancora più ampio e sconfinato, tanto che a sostegno dei romanzi c’è anche una serie di fumetti per tappare qualche buco.
Leggendo del deserto del Mohaine, della spiaggia del Mare Occidentale, di Rombo di Tuono, dei Calla, delle Terre Desolate, delle Terre Bianche, del Can-Ka No Rey, ho pensato a la Contea, a Moria, a Gran Burrone, al Bosco Atro, a Rohan, al Monte Fato e mi sono detto che sì, King ha costruito con successo la sua Terra di Mezzo e le ha dato vita, donando ancora una volta a noi lettori quel che cerchiamo nei suoi libri, quella piacevole fuga che si chiama sospensione della realtà.