La tregua
by Primo Levi
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"La tregua", seguito di "Se questo è un uomo", è considerato da molti ilcapolavoro di Levi: diario del viaggio verso la libertà dopo l'internamentonel Lager nazista, questo libro, più che una semplice rievocazione biografica,è uno straordinario romanzo picaresco. L'avventura movimentata e struggentetra le rovine dell'Europa liberata - da Auschwitz attraverso la Russia, laRomania, l'Ungheria, l'Austria fino a Torino - si snoda in un itinerariotortuoso, punteggiato di incontri con persone appartenenti a civiltàsconosciute, e vittime della stessa guerra. L'epopea di un'umanità ritrovatadopo il limite estremo dell'orrore e della miseria.

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CcrissCcriss wrote a review
013
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Baciato dalla Grazia
Bellissimo e pieno di vita quanto, se non di più, di "Se questo è un uomo", questo libro riparte esattamente dove l'altro termina e descrive il viaggio di ritorno di Levi attraverso peripezie e ostacoli in gran parte inattesi.
Ma in realtà quello di cui si narra è la lenta rinascita di un essere umano quasi distrutto psicologicamente e fisicamente; una rinascita che ha del miracoloso soprattutto perché ne emerge, non doma, la gentilezza, la gioia di vivere e, davvero inaspettata, l'allegria e l'umorismo (sono moltissimi gli episodi francamente divertenti descritti).
Il sentimento che lega tutti gli episodi narrati, alcuni naturalmente terribili, è, a mio parere, la tenerezza, un'incredibile tenerezza affettuosa verso la forza resiliente della vita: è questo l'aspetto più stupefacente che ho trovato nel libro.
Moltissimi sono i personaggi indimenticabili e io, non so perché, so che rimarrò sempre legata affettuosamente a quei soldatini russi senza nome, appena diciottenni, a capo dell'ultimo convoglio del rientro, ragazzi non ancora uomini pur se soldati e con enormi responsabilità, quasi fanciulli scampati alla morte ma non alla più cruenta delle battaglie dell'ultima guerra mondiale che svegliano i pochi bambini del gruppo all'alba per costruire "la pista" dove giocare a "tappi": quanto ci ho giocato e quanto mi piace ancora oggi vedere grandi e bambini sul mare riprendere quel gioco affascinante sia pure con più agili palline.
La prosa è sempre quella magnifica di Levi
GiglineriGiglineri wrote a review
710
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Non avevo mai letto Levi. Eccetto un tentativo abortito col sistema periodico, che non mi aveva convinto, avevo sempre subito un certo timore reverenziale nei suoi confronti, probabilmente condizionato dalla sua vicenda personale drammatica e fin troppo totalizzante. Difficile anche parlare di questo libro che ho cercato di affrontare libero dai condizionamenti di cui sopra, sperando di riuscirci. La Tregua è un capolavoro della letteratura italiana, un testo di un livello pazzesco che mi mancava da parecchio tempo. Evidenzia un momento cruciale e sottovalutato storicamente, il post-campo, la liberazione, che vedevo come momento, appunto, liberatorio e non nei suoi aspetti altrettanto drammatici. Levi adotta lo stesso punto di vista di vonnegut in mattatoio, quasi in terza persona, quasi rifiutando di essere lì e vivere una realtà indicibile se non si frappone una opportuna distanza. Nessun patetismo o retorica, anzi quasi uno sguardo a tratti ironico, sardonico, un tentativo di riacciuffare la vita negata (in ogni caso), tra attesa, speranza, e contemporaneamente paura del futuro immediato, una pagina vuota da riempire con contenuti ormai dimenticati. Questa inquietudine che si avverte nel picaresco viaggio popolato da personaggi incredibili (incredibile l'abilità di Levi di descriverli con pochi tratti essenziali) oggi sappiamo essere stata triste presagio. Ai deportati sopravvissuti, al ritorno, non fu riconosciuta alcuna aura eroica. Solo indifferenza se non rifiuto per persone che incarnavano un passato da rimuovere, in una società che voleva tornare a vivere, ballare, fare l'amore. La storia è sempre un cumulo di macerie.
CristyGrangerCristyGranger wrote a review
01
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ritorno a casa
Ogni anno è per me un dovere morale leggere un libro che parli del periodo storico più esecrabile della nostra storia, perchè è essenziale non dimanticare, per far si che cose simili non devono più accadere.
"la tregua" è un diario di bordo di Primo Levi, dal momento della fuga dei teteschi dai lager, lasciando i malati nelle infermerie, all'arrivo dei primi soccorsi Russi per essere rinpatriati, sostando in diversi campi d'accoglienza russi. Inizia così questa odissea, questo viaggio verso casa, durato ben 20 mesi, un viaggio popolato da straordianari personaggi tutti profondamente segnati da una terribile guerra
che non è ancora finita, stremati da fatiche, digiuni, umiliazioni, malattie, paure e incubi.
Levi ci racconta il viaggio verso i campi d'accoglienza russi e una volta stabiliti li, come si svolgevano le loro giornate, cercando di migliore le loro condizioni, lavorando e trovando qualcosa da fare per riempire infinite giornte vuote, si alternano episodi a volte davvero divertenti, e altri davvero tristi e toccanti, tutte le persone incontrate in questo viaggio lasciano un segno nella sua vita e ne racconta con traordinarie capacità, Levi scrive in modo magistrale, usa un liguaggio ricercato e pieno di enfasi che ti regala la sensazione di star leggendo una lunga poesia.
Alla fine di questo lungo viaggio ci ritroviamo pieni di un carico emotivo, che non ci lascerà mai, come è inevitabile che l'esperienza traumatica vissuta dall'autore all'interno dei leger, che anche una voltatornato a casa, non lo loscerà mai, e lo tormenterà per sempre come un terribile incubo.