La valigia
by Sergej Dovlatov
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Giuash perplessoGiuash perplesso wrote a review
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BlimundaBlimunda wrote a review
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Pipaluk63Pipaluk63 wrote a review
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Aprire una valigia dimenticata dopo tanti anni, la valigia che contiene tutto quello che ha chi lascia l'URSS per espatriare. Dentro calzini finlandesi , una cintura da ufficiale, un abito a doppio petto, una camicia di popeline, scarpe avvolte nella carta, un giubbotto di velluto male in arnese, un colbacco di simil-gatto ed un paio di guanti da automobilista. Con questo piccolo espediente narrativo Dovlatov raccoglie otto racconti, otto piccole storie talora esilaranti, altre volte venate da malinconia pur diluita in vodka ed ironia. A monte chi espatria cerca qualcosa di meglio, fugge da qualcosa. Dovlatov si convince presto che l'America non è la filiale del paradiso terrestre, e d'altro canto non era partito con entusiasmo, aveva poi raggiunto moglie e figlia. Nella valigia puoi trovare qualcosa che ti porti dietro, che ti porti dentro. I fantastici ed effervescenti personaggi che animano questi episodi, l'ebbrezza alcolica che olia lo sguardo sornione e benevolo di fronte ad un mondo surreale anche quando reale, a uomini folli, sventati, violenti, inaffidabili, impertinenti ed indolenti. Ad una società che costringe ad avere una vita obliqua, od almeno un obliquo sguardo, per poterne tollerare l'insensatezza.
In altrui mani l'umanità dissennata che caracolla per le strade di Lenigrado avrebbe avuto dignità di dramma: qui una comprensione che sembra tutto conoscere, ed in fondo tutto tollerare, accetta un sorriso, spende l'ultimo rublo per un bicchiere, baratta la convenzione con uno spettacolo di arte varia, sapendo che perfino il cammino ebbro, incerto e senza meta, è meglio del fermarsi a contemplare inerme il proprio abisso.
"Quando ero piccolo avevo una tata, Luiza Genrichovna, che faceva tutto distrattamente perché aveva paura che l'arrestassero. Una volta, mentre mi metteva dei calzoncini, mi aveva infilato tutt'e due i piedi nello stesso buco. Ero andato in giro così tutto il giorno. Avevo quattro anni e ricordo bene quell'episodio. Sapevo che mi avevano vestito nel modo sbagliato, ma non avevo detto niente. Non avevo voglia di rivestirmi. E non ne ho voglia neppure adesso".