Lamento di Portnoy
by Philip Roth
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Alex Portnoy ha trentrè anni ed è commissario aggiunto della Commissione per lo sviluppo delle risorse umane del Comune di New York. Nel lavoro è abile, intransigente, stimato. Il libro riporta il monologo di Alex che, dall'analista ripercorre la sua vita per capire perché è travolto dai desideri che ripugnano alla "mia coscienza e da una coscienza che ripugna ai miei desideri".

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jb026jb026 wrote a review
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PalantirPalantir wrote a review
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Il titolo chiarisce subito il tema del racconto: la narrazione come lamento del protagonista Alexander Portnoy, ebreo di famiglia ebrea.

Nonostante una posizione lavorativa importante il protagonista non è minimamente soddisfatto dei suoi rapporti personali con chiunque lo circondi. Ragazze, che difficilmente si possono chiamare fidanzate dato che il rapporto è quasi sempre prettamente sessuale, amici, genitori, di ognuno lamenta e disprezza il loro stile di vita, le loro credenze, le loro aspettative. Ebrei e non ebrei vengono disprezzati per i loro comportamenti legati ai dettami delle loro varie religioni e del loro strano modo di considerare i rapporti affettivi come tali, lui incapace di provare affetto per nessuno, tanto meno stima o rispetto. Allora il disprezzo della religione diviene solo una scusa per disprezzare gli altri; lui che sembra apprezzare solo l'atto sessuale fine a se stesso. Il racconto è esageratamente incentrato nella descrizione delle pratiche sessuali del protagonista, persona intelligente, ma incapace di creare un rapporto umano con chiunque. Nello studio di un psicoterapeuta racconta la sua vita; alcuni episodi si confondono nella nebbia dei ricordi dove il colpevole di determinati comportamenti si sfuma passando da lui al padre, reo di essere ebreo osservante e di aspettarsi dal figlio qualcosa di più del nulla morale che sembra pervaderlo.

In molti vi vedono un attacco a qualsivoglia religione, ma in alcuni passi del libro sembra invece sottolineare l'illogicità delle accuse, vista la povertà morale di chi le professa, accusato dalla sorella (disprezzata seppur l'unica meno di altri) di non capire e comprendere le situazioni.