Latinoamericana
by Ernesto Guevara
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Nel dicembre del 1951 due ragazzi argentini partono su una sgangherata motocicletta da Cordoba, decisi ad attraversare il continente fino al Venezuela. Entrambi studenti di medicina, Ernesto Guevara de la Serna e Alberto Granado termineranno quel lungo viaggio il 26 luglio 1952. Qualche tempo dopo l'uomo che la storia ricorderà con il soprannome di "Che", riordina i suoi appunti in un libro, che è il dettagliato resoconto delle traversie affrontate in migliaia di chilometri. Chi scrive non è ancora il comandante Che Guevara, ma un ragazzo entusiasta, incline alle avventure picaresche e già infiammato da quella bramosia di vivere e di conoscere che lo accompagnerà in tutta la sua breve esistenza.

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Carlo MenzingerCarlo Menzinger wrote a review
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DUE STUDENTI SCROCCONI IN GIRO PER IL SUDAMERICA

“Latinoamericana” racconta il viaggio dell’autore all’età di 23-24 anni (compie gli anni nel corso della narrazione) nel 1951-52, assieme a un amico, argentino come lui. Partono in moto (a volte il volume si trova con il sottotitolo, un po’ ingannatore, “Un diario per un viaggio in motocicletta”) da Cordoba per girare il Sudamerica. Ben presto la moto li abbandona e proseguono scroccando passaggi, pasti e alloggi. Insomma, un diario come tanti di due ragazzi partiti per una tipica avventura di scoperta giovanile. Quello che rende particolare questo volumetto, però, è il nome del suo autore: Ernesto “Che” Guevara. Ebbene costui, immagino lo sappiano tutti, è uno dei miti della sinistra internazionale, al punto che con la sua faccia barbuta sono state stampate numerose magliette e infiniti poster. Più che un uomo è stato un simbolo. Merito di questo libro? Non credo, anche se può aver contribuito a darne un’immagine avventurosa e contro le regole. Come si legge sul sito della Feltrinelli “Ernesto Guevara de la Serna, più noto come Che Guevara o semplicemente Che, nato in Argentina nel 1928 e morto in Bolivia nel 1967, è stato allergologo, viaggiatore, teorico del marxismo, e uno dei protagonisti centrali della rivoluzione cubana. Conquistata L’Avana, proseguì la lotta in Congo e tentò di accendere la guerriglia in Bolivia, dove trovò la morte.” Eppure, in questo libricino che ho appena finito di leggere non c’è proprio nulla di politico, né di rivoluzionario (a meno che scroccare pasti e letti sia definibile come tale). Nell’attraversare il continente non fa alcuna osservazione sociologica, salvo al massimo considerazioni del tipo che tutti i sudamericani si somigliano e dovrebbero far parte di una sola nazione. Annotazione che si può certo trovare in libri di autori per nulla politicizzati. Da medico collabora con alcuni lebbrosari, ma le sue descrizioni sono ben poca cosa, anche solo a raffrontarle con libri come “La città della gioia” di Lapierre. Più che altro lo colpisce l’amichevolezza e gratitudine dei malati. Assistendo per la prima volta in vita sua a una corrida, pur evidenziando la lunga agonia di un toro ucciso malamente, nessuna parola di indignazione verso simili spettacoli barbarici esce dalla sua penna, se non la considerazione che la corrida non lo aveva per nulla entusiasmato. Forse l’aspetto sociologico-storico più interessante che emerge a leggerlo a tanti decenni di distanza è la cronaca, involontaria, della fragilità dei mezzi di trasporto utilizzati: perennemente guasti. Immagine che ci dà una buona misura di come da allora sia progredita la meccanica.

Insomma, siamo più che dalle parti di “On the road” di Jack Kerouac che non del “Capitale” di Karl Marx. Non per nulla, fu scritto proprio nel 1951 (ma pubblicato nel 1957). “Latinoamericana” fu pubblicato postumo a Cuba nel 1992.

Si scopre anche perché lo chiamassero “Che”: è un modo di rivolgersi alle persone argentino, traducibile forse con il nostro “Ehi” o “Ehi, tu”. Guevara lo usava così spesso, da far sì che divenne il suo soprannome. Insomma, un ragazzo come tanti in viaggio, un diario piacevole e scritto in modo accattivante, ma privo sia di avventure significative, sia di uno sguardo speciale quale ci si potrebbe aspettare da un simile mito della politica. Probabilmente era ancora troppo giovane.

Negitte Negitte wrote a review
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MeLoLeggo.itMeLoLeggo.it wrote a review
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https://www.meloleggo.it/latinoamericana-i-diari-della-motocicletta-che-guevara_1103/
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Un meraviglioso viaggio da compiere con un compagno d’eccezione: Ernesto Che Guevara.

Latinoamericana. I diari della motocicletta, di Ernesto Che Guevara (Mondadori, con traduzione di Pino Cacucci e Gloria Corica), racconta il viaggio di sette mesi compiuto da due giovani argentini ⁠— Ernesto Guevara de la Serna e Alberto Granado ⁠— attraverso tutta l’America Latina verso la fine del 1951.

All’epoca, il Che è ancora un semplice ventiduenne, studente della facoltà di medicina, mentre Alberto è un giovane biochimico di sette anni più grande che lavora in un ospedale locale. Il mezzo scelto dai due è una moto ribattezzata arditamente la Poderosa.

Questo viaggio avventuroso su di una vecchia motocicletta, a respirare la polvere delle strade bianche con indosso pochi vestiti malmessi e tanta curiosità, si trasformerà per il giovane studente di medicina un po’ scapestrato in un’esperienza che lo trasformerà in un uomo, cambiandolo per sempre.

Le tappe principali del viaggio prevedono la partenza da ... [continua a leggere su MeLoLeggo.it]
SmillaSmilla wrote a review
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Un viaggio lungo otto mesi attraverso i vari stati sudamericani; mi ci sono riconosciuta abbastanza, avendo conosciuto quasi tutto il sud continente americano: non mi trova d'accordo che a Lima non ci sia quasi nulla a parte la bellissima cattedrale.
Un gioioso viaggio fatto a 23 anni quando lo spirito avventuroso e di scoperta fa parte del gioco, anche se Ernesto ed il suo amico non certo si lasciano sedurre dalla sola bellezza dei paesaggi e dell'esotico, del resto gli argentini sono i “più europei” di tutto il continente e quindi l'incontro con i locali è si a tratti interessante quando sussiste una relazione, ma in altri risulta inconsistente quando i locali non li degnano neanche di uno sguardo pur trascorrendo insieme ore ed ore sulla parte posteriore di un camion.
Due studenti universitari che, a “scrocco” sempre e dovunque, anzi una sera non pagano neanche il conto e se la danno pure a gambe levate, se la divertono con una relativa consapevolezza delle diversità, della sofferenza , della stupenda accoglienza delle varie persone che conoscono lungo il viaggio, incorrendo in pericoli alla scoperta dell'altro da sé.
Mi viene da pensare che i diari siano stati solo degli appunti, come quelli che a volte facciamo quando qualcuno di noi si mette in viaggio in modo “intelligente”; sono difatti scritti così e così, talvolta i passaggi non sono chiari, ma è molto probabile che lo fossero nella testa di Ernesto che butta giù impressioni, avventure, storia di alcuni siti archeologici come il Cuzco e Machu Picho.
Rimane interessante scoprire come quello che diventerà il famoso Che abbia avuto già ventenne, e forse ancora prima, il germe della giustizia.
NandoNando wrote a review
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