Lavoratori di tutto il mondo, ridete
by Moni Ovadia
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Rivoluzione, comunismo, utopia, tragedia, ma anche risate e satira. Dopo l'umorismo ebraico, Moni Ovadia racconta la grande epopea comunista attingendo al tesoro della diceria popolare, della canzonatura, dell'aneddoto, della storiella autodelatoria. La gigantesca macchina della retorica di regime mostra qui il suo volto irrimediabilmente patetico di fronte alla scheletrica guizzante intelligenza del motto di spirito.

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SvalbardSvalbard wrote a review
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Di Moni Ovadia ho già letto diversi libri, e ho visto vari DVD; ho sempre apprezzato la grande profondità del personaggio, tanto come musicista quanto come attore, pensatore, esperto di cultura e religiosità ebraica e molto altro.

Tra gli altri, avevo apprezzato molto il DVD di un suo spettacolo dal titolo “La bella utopia”, dedicato alla storia dell’Unione Sovietica e ai suoi rapporti, spesso tutt’altro che idilliaci, con l’ebraismo. Mi aveva stupito, qualche tempo dopo, leggere sul supplemento culturale del Sole 24 ore un articolo, scritto da non ricordo chi (ma fa lo stesso, i personaggi piccoli non meritano memoria), il quale citava quello spettacolo come un esempio di come i “sinistri” siano incapaci di fare un’autocritica sul loro passato e la loro storia, su come continuino a pensare con nostalgia a un’epoca e a vicende che grondano sangue e dolore da ogni parte, e che non sono riuscite a portare nulla di buono al mondo.

Il piccolo, evidentemente, non aveva visto quello spettacolo, né aveva letto questo libro, che vi è evidentemente collegato (non so comunque quale dei due abbia preceduto l’altro) ma lo aveva criticato sulla parola, dato che né l’uno né l’altro fanno sconti o perdonano alcunché al peggio del regime sovietico. Esso viene visto attraverso il Witz, o umorismo ebraico, di cui Ovadia è un grande esperto; praticamente tutti i punti e gli episodi della storia sovietica, descritti nel libro, vengono commentati e trasfigurati con gustose barzellette. Al testo del libro segue poi un’informatissima appendice storica che è un utile ripasso di tutto quello che è successo, come è cominciato e come è finito.

La sostanza è che, in conclusione, il comunismo è stato una bellissima idea realizzata malissimo. Molte delle sue disgrazie si devono comunque all’uomo sbagliato messo nel posto sbagliato, cioè Stalin; anche se con i se e i ma non si fa la storia, ci sarebbe da chiedersi se con qualcun altro al suo posto (e non è che mancassero menti lucide e svaglie, all’epoca) la storia non avrebbe preso un cammino diverso.

Un’annotazione marginale. Ovadia ritiene, come tutti, che il fatto che i comunisti mangiassero i bambini fosse una diceria falsa e tendenziosa. Lo scrittore Martin Amis, nel suo “Koba il terribile”, sostiene che nella più estrema e devastante povertà del “comunismo di guerra” è capitato che non propriamente i comunisti, ma i contadini affamati e disperati siano arrivati a divorare i bambini. Chissà chi ha ragione.
MomiMomi wrote a review
55
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