Le avventure di Augie March
by Saul bellow
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MariaMaria wrote a review
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"Sono americano, nato a Chicago -Chicago quella cupa città - e affronto le cose come ho imparato a fare, liberamente, e narrerò questa storia a modo mio: chi bussa per primo sarà il primo ad entrare; ora un colpo innocente, ora un po' meno. Ma il carattere di un uomo è il suo destino, dice Eraclito, e alla fin fine non è possibile mascherare la natura dei colpi, né foderando la porta di materiale isolante né rivestendo di guanti le nocche."

Incipit chiaro e incisivo che condensa efficacemente la storia di una vita; la vita di Augie March.
Certo, Augie dovrà avere una buona dose di coraggio; tanta onestà a scavare nel proprio io senza veli di ipocrisia; tanta sincerità a far riemergere segreti ben custoditi e sogni inseguiti!
Ma chi è Augie March, protagonista e narratore in prima persona, il quale, dopo aver rincorso per tutta la vita il suo destino alla ricerca e comprensione del suo ruolo nella famiglia e nella realtà esterna, si appresta a raccontarsi?
Augie March è figlio dei suoi tempi, è figlio e testimone di una "formicolante" Chicago. E' figlio di un'America percorsa dal proibizionismo, dalle guerre per bande, dalla crisi del '29, dalla Depressione con tutte le sue implicazioni economiche e sociali; quando molte fortune vanno in fumo; quando c'è chi soccombe, chi tenta di risalire e chi scalpita per raggiungere vette più alte speculando con trucchi e furbizie. E' figlio di un'America di emarginati che vivono di espedienti, di lavori precari; che praticano l'arte di arrangiarsi e, all'occasione, di mentire pur di sopravvivere.
Augie galleggia in questa realtà sotto il peso delle sue emozioni, dei suoi dubbi e interrogativi, esplorando, osservando la vita che gli scorre intorno.
Non briga per farsi largo ma si lascia coinvolgere vivendo intensamente una miriade di incontri umani; amori sognati, vissuti, inseguiti e mai ripudiati, tuffandosi in esperienze le più disparate, Significativa quella messicana!
Però anche di fronte alla durezza della vita, alle situazioni dolorose, ai fallimenti, alle disillusioni, Augie non perde né modifica l'umanità della sua natura.

"Ad alcuni di noi occorre molto tempo per scoprire a quale prezzo appartieni alla natura, e qual è il fondamento del tuo diritto."

Il romanzo è impegnativo e non sempre di lettura godibile. I dettagli. le puntualizzazioni sono tanti e tali che talvolta possono annoiare. Ma poi ti imbatti in riflessioni, in descrizioni così intense, veri colpi d'ala, che ti lasciano stupefatta.
Quanta ironica comicità nel descrivere il lusso grossolano e ostentato dei nuovi ricchi; o il fallimentare tentativo di addestrare un'aquila!
E quanta sensibilità e profondità nel descrivere la sofferenza di una amica o la figura materna o la sua infanzia!
Il libro è un grande affresco di umanità, un caleidoscopio di personaggi, ciascuno con la propria densità e fragilità di vita; alcuni sono proprio bizzarri, altri negativi, in paio indimenticabili, come la Nonna. Tutti a loro modo sono desiderosi di "educarlo" sotto forma di consigli non richiesti ma a nessuno Augie permette di mettere le briglia alla sua libertà di pensiero, pronto anche a pagarne un prezzo salato; mentre ogni "avventura" è una fucina di apprendimento, una occasione per interrogarsi, per analizzare i suoi turbamenti, desideroso, com'è, di intercettare le grandi linee della vita per "crescere".
Da questo punto di vista il libro si può considerare un romanzo di formazione.

"[...] ho sempre cercato di diventare quello che sono. Ma è una cosa terribile. Perché come la mettiamo se quello che sono per natura non è abbastanza buono? [...] Immagino che farei meglio, comunque, a rinunciare a esserlo, Non forzerò mai la mano del fato per creare un Augie March migliore, né per cambiare il tempo in un'età dell'oro."
CosimoColbiCosimoColbi wrote a review
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Lasciar le donne? Pazzo
“Quando ho iniziato il mio racconto ho detto che sarei stato semplice e avrei risposto ai colpi come venivano, e anche il carattere di un uomo è il suo destino. Be', allora è ovvio che questo destino, o quello di cui si accontenta, è anche il suo carattere”.

«Prima scrivi e poi cancelli: e questo lo chiami lavorare». Così il padre Abram commentò negli anni Trenta la scelta del figlio di dedicarsi alla letteratura come mestiere. Un padre che non ebbe la fortuna di apprendere, nel 1976, che suo figlio Saul aveva ricevuto il premio Nobel. Augie March è un Bellow come vorrebbe essere, ebbe a dire il cantore più ironico e prosaico della Chicago della Grande Depressione. Dentro queste pagine dense di verità romanzesche ci sono le origini russe ebraiche, lo studio della Bibbia, l'adolescenza protratta sui libri e sui classici, l'ambiente cittadino come luogo magico, il fascino e l'attrazione per le donne, gli amori e i tradimenti, i conflitti e gli abbandoni, le amicizie e le influenze e i maestri di vita, le innumerevoli esperienze di lavoro e il viaggio e la formazione. Come personaggi di finzione, polemica, sarcasmo, umorismo, scetticismo rendono altamente permeabili i confini degli scenari umani e sociali che si sviluppano tra parola e azione, tra pensiero e fatto: una scuola di vita smisurata e dispettosa per un intelligentissimo schlemiel che non si nega nulla e mai si nega all'altra. Lo scorrere delle vicende è un fiume avventuroso nel quale Augie cerca il senso dello stare al mondo, scoprendolo ogni giorno in un nuovo caso, un buffo episodio, una strana circostanza, peripezie, prove, relazioni, accadimenti. Ruba qualcosa ad ogni persona che incontra e si confronta con gli altri per affinare la percezione della realtà, con vitalità, per liberare nell'aria quello spirito curioso e astuto che rende la sua odissea circolare e straordinaria. Non siamo tutti prigionieri? “Perché gli esseri umani sono pronti a cedere agli inganni della storia precedente, mentre le semplici creature vedono con i loro occhi?”. E' una domanda profonda che Bellow investiga con partecipazione e discernimento: la prigione della visione che gli altri hanno di noi e insieme delle quattro mura del nostro essere. L'angoscia, la colpa, le contraddizioni, la disillusione, il vuoto di speranze che la abitano in nostra sconsiderata compagnia. E gli infiniti modi per resisterle, per evaderne con l'impegno e l'ideale, con i sogni e le disillusioni, le utopie e le sfide, il successo e il piacere. Per raggiungere quello stato d'animo nel quale si frequenta una vita che è un trionfo periodico (contiamo solo quando qualcuno ci ama, se no siamo solo elementi di scambio). Infatti tutti soffriamo per quello che siamo, ma l'amore è ciò che impedisce al fatto di essere nati di essere un incidente o un inconveniente; e di fronte all'amore siamo doppiamente impotenti: non possiamo opporci ad esso né liberarci delle sue conseguenze (l'amore in Bellow è infinito ed è adulterio, è alterità, mutamento). Un autore complesso e multiforme, ingegnoso e erudito che ci introduce nella sofferenza della crisi economica e della guerra, esperienze dal volto roccioso che appartengono alla morte, spaventoso rapitore che ne insegue i passi, da battere come una vecchia nemica. Di fronte all'ombra delle cose, la delusione necessaria, l'opposto del finito, gli eroi di Bellow si svegliano e lavorano per costruirsi un destino degno di un uomo; essi sono tante anime che non smettono di fremere di rabbia davanti a un destino di poca importanza e con questo sentimento tentano in ogni maniera di resistere e convivere, di adeguarsi alle leggi del vivere, fuggendo la meshuggah. Su quale parte abbia la biografia dell'autore nel riflettersi dialetticamente e specularmente nelle pieghe tragicomiche e viscerali degli eventi romanzeschi hanno scritto in modo eccellente studiosi come Guido Fink, Livia Manera e Franco Marcoaldi. E certo è vincente infine lo sfortunato Augie March che veste elegantemente l'abito calviniano indossando il quale è permesso “diventare senza smettere di essere, essere senza smettere di diventare”: cosa che a un semplice mortale suona come un irreperibile segreto, ma che per il narratore canadese consiste con naturalezza nell'essere se stesso, continuando a scrivere rigorosamente e con audacia la propria fortuna.

«Ci vuole un momento come questo per scoprire quanto ha sofferto il tuo cuore; e per capire, come se non bastasse, che per tutto il tempo in cui hai creduto di oziare si stava svolgendo un duro lavoro. Un duro, durissimo lavoro, di scavo e perforazione, di miniera, aprendo gallerie come talpe, alzando, spingendo, spostando la roccia, lavorando, lavorando, lavorando, ansimando, tirando, caricando. E di questo lavoro non si vede nulla dall'esterno. Si svolge internamente. Questo succede perché sei impotente e incapace di raggiungere il tuo obiettivo, di avere giustizia o la mercede pattuita, e perciò dentro di te tu fatichi, tu lotti e combatti, regoli conti, ricordi insulti, attacchi, rispondi, neghi, ciarli, denunci, trionfi, superi in astuzia, vinci, vendichi, piangi, insisti, assolvi, muori e risorgi. Tutto da solo! Dove sono gli altri? Nel tuo petto e nel tuo sangue, tutti quanti».