Le avventure di Oliver Twist
by Charles Dickens
(*)(*)(*)(*)( )(3,787)

Sullo sfondo di una Londra cupa e fuligginosa, Oliver Twist, un piccolo orfano la cui madre è morta dandolo alla luce, vive le sue avventure. Allevato per nove anni in un ospizio di mendicanti, dove ha conosciuto soprattutto fame, duro lavoro e severe punizioni, Oliver finisce coinvolto suo malgr

... More

All Reviews

263 + 45 in other languages
DarioDario wrote a review
01
(*)(*)(*)(*)( )
_chiarapanda__chiarapanda_ wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )
Colpo di scena inaspettato
Ogni libro va letto a suo tempo e durante la stagione giusta: Oliver Twist non può non essere letto in pieno inverno, quando fuori fa presto buio e il freddo tanto raccontato da Dickens lo senti nell’aria, nonostante tu sia a casa, sotto la copertina, preferibilmente con una tazza di tè fumante alla cannella.

Al termine della lettura di Oliver Twist ho capito che Oliver non è il vero protagonista della storia. è soltanto una bandierina che viene spazzata dal vento prima di qua e poi di là. È vittima di eventi di cui spesso non comprende la gravità, ma che hanno un potere distruttivo inimmaginabile. Questo è il racconto per antonomasia del Bene contro il Male: i personaggi non sono rappresentati con sfumature dalla indole complessa, perché sin da subito capisci chi è il buono e chi il cattivo della trama, senza colpi di scena o veli di incertezza.

Ogni personaggio ha infine quel che si merita, un po’ come con Babbo Natale con i regali e il carbone. Trovo che l’epilogo sia stato raccontato con una maestria unica e con un coinvolgimento tali da avere la sensazione di essere presente in prima persona agli accadimenti narrati.

Oliver Twist è un romanzo di protesta che tratta le tematiche tanto care a Dickens, che diventeranno poi i suoi cavalli di battaglia: sfruttamento minorile nelle case lavoro (workhouses), il degrado sociale delle classi più reiette, la rivoluzione industriale e l’inasprimento del divario tra ricchi e poveri, con l’inevitabile conseguenza di una crescita esponenziale della criminalità urbana organizzata. In aggiunta a ciò, aspre denunce contro le istituzioni educative quali orfanotrofi, ospizi, tribunali e istituzioni religiose. Quest’ultime, in modo particolare, sono state ampiamente criticate dall’affilata e pungente penna di Dickens, che na ha giudicato la condotta moralmente dubbia e contraddittoria assunta nei confronti dei più bisognosi.

È interessante inoltre sapere che il romanzo, così come tanti altri dickensiani e non, è stato per la prima volta pubblicato a puntate (1837-39). In questo periodo andavano di gran moda le pubblicazioni seriali, perlopiù tramite giornali: il miglioramento delle tecniche di stampa e la riduzione dei costi per le ristampe, la maggiore facilità nel trasporto e il costo ridotto delle copie che permettevano anche ai meno abbienti di permettersi l’acquisto del giornale, hanno sicuramente giocato un ruolo predominante nel forgiare il successo di Dickens. Si legge che molti lettori attendessero sulle banchine l’arrivo delle navi che trasportavano le copie del romanzo, tanto era la frenesia di conoscere gli sviluppi dei racconti. Ed è anche emerso come Dickens aspettasse spesso il parere del popolo per la stesura del capitolo successivo, in modo da modificarlo in base al feedback ricevuto.
Chissà, magari avremmo letto un Oliver Twist completamente diverso se fosse stato pubblicato integralmente.
#theansweris42#theansweris42 wrote a review
215
(*)(*)(*)(*)(*)
Reading Challenge 2020 cat 41. un libro scritto da un ventenne
Come al solito il film non rende tanto quanto il libro! Per quanto mi abbia commossa ed emozionata, il film (perlomeno quello del 1948, l'ultimo di Polanski non l'ho visto) non regge il paragone con il libro, che, tanto per cambiare, differisce non poco dalla trasposizione cinematografica. Dickens con la sua scrittura è riuscito a trasmettermi emozioni più forti ed intense, e anche a strapparmi qualche sorriso amaro con il suo sarcasmo tagliente, soprattutto nei primi capitoli, quando le sventure del piccolo Oliver sembrano non aver fine.
Raccontando le avventure di questo orfanello però, l'autore oltre a dilettare, incuriosire ed appassionare il suo pubblico, compie un preciso atto di denuncia verso le istituzioni, quelle che dovrebbero occuparsi di difendere e tutelare i più deboli ed invece ne approfittano per specularci. Orfani denutriti, sfruttati e vilipesi, poveri affamati e condannati a morte sicura. Non c'è da stupirsi se in una società siffatta la delinquenza dilaga, soprattutto quella minorile, quella cioè fatta da ragazzini che, non avendo punti di riferimento stabili, si attaccano a chiunque mostri loro un pó d'affetto, anche se falso, e da questo a diventare borseggiatore, ladro, truffatore o prostituta il passo è breve.
Ad Oliver le cose alla fine vanno bene, per una serie di coincidenze assurde che, solo in un'opera di fantasia avrebbero potuto incasellarsi così bene tra loro, ma il sollievo per la buona sorte del protagonista non mitiga il senso di tristezza, sgomento ed inquietudine per il mondo che si lascia alle spalle, ma in cui altri continuano a vivere.
Capolavoro!