Le catilinarie
by Amelie Nothomb
(*)(*)(*)(*)( )(1,300)
Palamède Bernardin è l'ingombrante vicino di casa di Emile e Juliette, una coppia di anziani coniugi che decidono di ritirarsi in campagna per trascorrere gli ultimi anni della loro vita in una felice cornice bucolica. Ma i due vengono quotidianamente perseguitati da un vicino obeso e silenzioso, Palamède appunto, che tutti i pomeriggi, rende loro visita invadendo, con la sua enorme mole, il salotto. E le cose si complicano ulteriormente quando a queste riunioni silenziose si unirà anche la moglie di Palamède, Bernadette, un essere informe.

All Reviews

182 + 23 in other languages
AngelinaAngelina wrote a review
010
Alla fine: minestra
Bernardette adora la salsa di cioccolato e ingoia enormi quantità di minestra. Emette dei mugolii di piacere se mangia e se dorme. È una creatura gigantesca, anziana, completamente ottusa. Suo marito Palamède mangia solo minestra, è laconico, vuoto e infelice. I due coniugi invadono il buen ritiro di un'altra coppia. Juliette ed Emile hanno acquistato la casa di loro sogni nell'ubertosa campagna francese, amano la solitudine, vivono insieme da quando frequentavano le elementari e l'unico loro affetto è Claire, una giovane deliziosa allieva di Emile. Palamède invade la loro casa imponendo la sua agghiacciante presenza tutti i giorni dalle 16 alle 18. Emile gli apre la porta, ma odia se stesso per non essere capace di scacciarlo. La prima parte del racconto è perfetta, terrificante, i due scomodi vicini appartengono mondo degli incubi: incombono, riempiono di dubbi e di orrore la vita dei loro riluttanti ospiti. In un crescendo sempre più pauroso, la loro presenza sembra distruggere la felicità meritata di Emile e Juliette.
Poi però la storia si rivela un'occasione persa con un epilogo scialbo, infruttuoso che niente lascia al lettore se non il vago piacere di una scrittura scorrevole, non ardita, ma di ottimo livello. Più che una storia, un esercizio di stile, un racconto mal riuscito che l'autrice ha concluso in fretta come se le mancassero gli strumenti o la volontà di indagare davvero i propri personaggi. Sembra quasi che essi siano proiezioni del suo animo e che abbia avuto paura di conoscerle fino in fondo.
IncipitmaniaIncipitmania wrote a review
02
(*)(*)(*)(*)(*)
MaristellaMaristella wrote a review
03
(*)(*)(*)(*)( )
LE CATILINARIE
“Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra?”
“Le catilinarie” di Amelie Nothomb è un libro ricco di originalità e genialità, molto sarcastico e intenso che analizza la coscienza umana, la solitudine e l’emarginazione, mettendoci di fronte a una situazione paradossale capace di tirare fuori il meglio ed il peggio che c’è in ognuno di noi.
Emile e Juliette Hazel sono due anziani coniugi che alla fine della loro attività lavorativa hanno deciso di coronare il loro sogno: vivere in solitudine in una casa di campagna beandosi del silenzio e della natura circostante. L’unico loro vicino di casa, Palamède Bernardin, un uomo obeso, silenzioso e di pochissime parole, un cardiologo a riposo, un giorno bussa alla loro casa. Emile e Juliette credono che la visita sia segno di educazione di buon vicinato, perché si usa salutare i nuovi arrivati. Ancora non sanno che Palamède si recherà a casa loro ogni giorno, regolare come un orologio, dalle 16 alle 18, appropriandosi di uno spazio non suo, pretendendo di essere servito e riverito, senza mai essere partecipe di nessuna conversazione ma rispondendo alle domande gentili dei suoi interlocutori con brevi e sgarbati monosillabi. La situazione si fa insostenibile diventando ancora più bizzarra quando, invitato a cena, Palamède vi si reca con la moglie Bernadette, un povero essere informe, una massa di carne che grugnisce e puzza (una grossa cisti la definiscono Emile e Juliette) ma che, nonostante tutto, esercita un certo fascino sui due anziani vicini i quali, con ogni espediente, tenteranno di porre un freno a quelle visite sempre più imbarazzanti e invadenti che fanno vacillare il loro mondo e spezzano il loro sogno di libertà.
Ma, come dice il titolo stesso, pur assimilando persino lo stile oratorio di Cicerone quando si avventava su Catilina, ogni azione messa in atto, ogni discorso, ogni parola sembrano rimbalzare sull’obeso Palamède che appare indifferente a tutto e a tutti, come se avesse perso o addirittura non avesse mai avuto interesse per la vita. Ma questi “mostri”, Palamède e la moglie, saranno capaci di generare altri “mostri” scoperchiando quella parte di natura umana disposta a tutto pur di ristabilire l’ordine e l’appagamento dei desideri che questa orribile quotidianità aveva scompaginato. Ma davvero tutto potrebbe tornare come prima? Una prosa essenziale ma piena di sottili dettagli, colma di ambiguità e di sarcasmo, intesse una trama insolita ma estremamente realistica che per tutta la durata della lettura ci pone dalle pagine la stessa domanda: come ci saremmo comportati noi? Cosa avremmo fatto? Fino a che punto la nostra educazione o il nostro perbenismo di facciata avrebbe potuto reggere?
SamueleSamuele wrote a review
01
(*)(*)( )( )( )
Due signori, agiati, di stampo borghese e intellettuale, si trasferiscono in campagna per stare per fatti loro. Qua vengono importunati ogni giorno dal vicino, grasso e osceno.
Allora, forse il problema di Le Catilinarie non è che sia brutto, perché non lo è, quanto che sia tanto innocuo quanto anonimo. Di per sé, l'innocuità di un libro, o di qualsiasi cosa in generale, non è un problema. Nulla obbliga un libro, o qualsiasi cosa in generale, a dover essere il libro fondamentale, il libro necessario, il libro che zi' m'ha cambiato la vita. Non è nemmeno detto che un libro innocuo non sia un libro validissimo. Anzi, ad avercene. Il problema inizia a sorgere quando il libro, in fondo in fondo, quelle intenzioni di essere il libro che zi', ma'ha cambiato la vita ce le ha.
L'impressione, leggendo Le Catilinarie, è che Amélie Nothomb voglia giocare con i soliti crismi borghesi, per satireggiare e per mostrarne la loro vacuità e ridicolezza. Il grosso cerimoniale borghese che serve a coprire la vacuità non solo di modo, ma anche di sostanza. La totale incapacità di capire l'altro, il ridurre tutto alla propria visione. La totale mancanza di empatia e di condivisione, tutto malcelato da un pessimo accrocco di galateo. Ecco quindi quelle che posso ipotizzare fossero le intenzioni: disvelare col ribaltamento le convenzioni borghesi. Ed ecco altrettanto dove fallisce: per disvelare, deve colpire, o per lo meno, rimanere. E invece chiudo il libro e l'interesse se ne vola via.
Certo, forse il grosso grosso problema sta nei personaggi. Soprattutto se si pensa che l'intenzione era farlo raccontare in prima persona, da un narratore non affidabile. Allora non solo crolla l'empatia, o anche solo l'interesse verso i personaggi, ma proprio la loro consistenza. Parole che evaporano nell'istante stesso in cui si leggono.
Che poi, il libro è pure corto, 120 pagine. Ma pare lungo 100 pagine di troppo.
ClaritaClarita wrote a review
02
(*)(*)(*)(*)( )
Cri1967Cri1967 wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)(*)
"Quand fond la neige, où va le blanc ?"
"Aujourd'hui, il neige, comme il y a un an, lors de notre arrivée ici. Je regarde tomber les flocons. "Quand fond la neige, où va le blanc ?" demandait Shakespeare. Il me semble qu'il n'y a pas de plus grande question.
Ma blancheur a fondu et personne ne s'en est aperçu. Quand je me suis installé à la Maison, il y a douze mois, je savais qui j'étais : un obscur petit professeur de grec et de latin, dont la vie ne laisserait aucune trace.
A présent, je regarde la neige. Elle fondra sans laisser de trace, elle aussi. Mais je comprends, maintenant, qu'elle est un mystère.
Je ne sais plus rien de moi." pense Emile
On ne sait rien de soi. On croit s'habituer à être soi, c'est le contraire. Plus les années passent et moins on comprend qui est cette personne au nom de laquelle on dit et fait les choses. Ce n'est pas un problème. Où est l'inconvénient de vivre la vie d'un inconnu ?
Cette étrangeté ordinaire ne aurait jamais gêné Emile, s'il n'avait pas rencontré monsieur Palamède Bernardin, le médecin.
Il se demande quand a commencé cette histoire.
A l'approche de ses soixante-cinq ans, Juliette et lui cherchions quelque chose à la campagne.
Juliette a toujours été sa femme ; elle a aussi toujours été sa soeur et sa fille - bien que ils aient le même âge à un mois près. Ils sont nés à un mois d'intervalle, Juliette le 5 décembre 1929 et Emile, le 5 janvier 1930.
Pour cette raison, il n'ont pas eu d'enfant. Il n'a jamais eu besoin d'une autre personne : Juliette est tout pour lui.
En cinquante-neuf années de vie commune, ils n'ont pas cessé d'être heureux l'un avec l'autre.
Emile est un homme d'une intelligence et d'une culture exceptionnelles, dit sa femme.
Il était professeur de latin et de grec au lycée. Il aimait ce métier, il l'avait de bons contacts avec ses rares élèves. Cependant, il attendait la retraite comme le mystique attend la mort.
Si leur paix n'avait pas été troublée, il sait qu'ils nous auraient vécu ainsi jusqu'à la mort.
Cette dernière phrase lui donne froid dans le dos. C'est sans doute parce qu'il ne comprend pas cette histoire : elle le dépasse.
L'après-midi même, vers 4 heures, quelqu'un frappa à la porte.
- Je suis monsieur Bernardin. Votre voisin. Bien sûr. Vous êtes le docteur. Entrez.
Il va chez eux tous les jours, de 4 heures à 6 heures !
Bernardin finissait par devenir l'essentiel de leurs jours. Emile l'avait observé : tout lui était désagréable. Il n'aimait ni boire, ni manger, ni se promener dans la nature, ni parler, ni écouter, ni lire, ni regarder de belles choses, rien. Le plus grave, c'est qu'il n'avait même pas de plaisir à emmerder Emile : il le faisait à fond, parce que c'était sa mission, mais il n'en retirait aucune joie. Il avait l'air de trouver très emmerdant de l'emmerder.
Mais soudain, il comprit l' obsession de Bernardin: les horloges; à l'inverse des vivants, Palamède bénissait la fuite du temps. L'unique lumière, au fond de sa geôle, c'était sa mort et les vingt-cinq horloges de sa maison scandaient le rythme lent et sûr qui l'y conduisait.