Le cinque persone che incontri in cielo
by Mitch Albom
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Eddie, vecchio e solo, ha avuto una vita come quella di tanti altri. È il giorno del suo ottantatreesimo compleanno e nel luna park in cui lavora una bambina è rimasta intrappolata nella grande ruota panoramica e rischia di cadere. Eddie si arrampica per aiutarla, ma scivola, precipita e muore. Si risveglia in cielo e scopre che il paradiso è il luogo in cui ciascuno di noi incontrerà cinque persone che gli sveleranno il senso della propria vita. Ascoltando i racconti dei cinque maestri (uno dei quali è la moglie Marguerite, morta molti anni prima), Eddie rivedrà sotto una nuova luce tutto il suo passato e capirà che anche la sua umile esistenza ha avuto un ruolo necessario nell'ordine delle cose.

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Cecilia ZironiCecilia Zironi wrote a review
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GresiGresi wrote a review
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Non esistono storie a sé stanti: talora s'incontrano alle estremità, talora si sovrappongono le une sulle altre, come le pietre sul letto di un fiume.
Il fulcro fondamentale su cui si proietta l'autore in queste poche pagine, oltre all'attività di redenzione a cui Edward, il suo figlio di carta, si dedica quasi come un impulso dettato dalla sua coscienza, fece sorgere alcuni problemi che stonarono con la natura semplice e romantica della mia anima. Uno di questi è stato, senza alcun dubbio, la mancanza di pathos, il mancato coinvolgimento emotivo che sarebbe potuto scaturire anche da un semplicissimo gesto, come uno scontro sul diritto di non potermi servire della purezza dei sentimenti umani che scorrono come un reticolo di vene sul corpo di Edward. Il sentimento, nei romanzi che leggo, mi piace vederlo e constatarlo come massima di vita o moto perpetuo per cui si muovono le cose che l'autore o l'autrice impiega individualmente per gli usi del benessere fisico e morale del suo protagonista, ma fra le pagine del suo romanzo Mitch Albon mi ha come negato questo privilegio. Mi ha negato di entrare nel cuore di Edward, interpretare il suo essere uomo solitario, contrito e pentito, arrivando ad un punto in cui le cinque persone che incontrerà lungo il suo cammino protesteranno contro la recinzione di filo spinato con cui aggrediranno con violenza Edward, mediante i suoi gesti sconsiderati. La mia curiosità, tuttavia, mi spinse a svolgere delle indagini su tali episodi, e fu che mediante questi cinque incontri, in modo del tutto imprevisto, ho compreso Edward. L'ho messo a fuoco.
La lettura del romanzo di Albon, per il momento, segna la fine di quel periodo di conoscenza che, disgraziatamente per me, si è protratto per meno tempo del previsto. Il contenuto delle sue pagine è piuttosto chiaro. Tra me ed Edward, sebbene una sincera simpatia, non esisterà alcuna relazione. Piuttosto una scissione, che mi ha sorpresa curiosa di conoscere l'epilogo di questa storia, ma che aspirava a indirizzare i miei interessi su altro.
Riporto queste poche righe con una certa consternazione; non credevo possibile che un romanzo come questo, di cui avevo letto innumerevoli entusiastiche recensioni, fosse avvenuto come incidente senza alcun effetto, e mi premuro ad esprimere il mio più sincero dispiacere mentre ripongo il romanzo sullo scaffale. La mia anima non si è sentita completamente partecipe alle tristi vicende di Edward. Tuttavia non si può negare il fatto che il romanzo sia stato generato con sentimento, in un momento piuttosto difficile per l'autore, e se avrò in futuro l'opportunità di leggere qualcos'altro di suo, al fine di dissipare qualunque dubbio, sarò pronta ad accogliere nel mio cantuccio personale una nuova opera. Mitch Albom non penso volesse scrivere un capolavoro; penso, piuttosto, volesse essere ricordato. Ed in un certo senso, per quanto non come avevo sperato, de Le cinque persone che incontri in cielo serberò un ricordo particolare.
Come in risposta a queste mie perplessità, da un banco di nuvole candide e morbide, Eddie è sbucato come un bambino curioso di vedere il mondo per la prima volta. Vive spesso posizioni e situazioni scomode, e, da ognuno di loro, non ottiene altro che piccole ammonizioni. Riflessioni o acute e pentrantri disgressioni su ciò che egli compii in vita. Edward è un anziano di ottantatre anni che regge sulle proprie spalle il peso di innumerevoli sofferenze; la moglie morta da tempo, una bambina strappata violentemente dall'abbraccio materno. La visione di una vita che è stata tale per gli innumerevoli avvenimenti feroci, improvvisi, quasi devastanti, di cui persino il lettore si sentirà coinvolto, ma suscitando nient'altro che empatia e comprensione.
Un risultato non propriamente felice. La missione di un uomo nostalgico, triste, fatto di scelte, incontri, che esprimono qualcosa di terribilmente realistico ma che non coinvolgono nel suo abbraccio. Non appassionano più di tanto, nemmeno nel momento in cui il protagonista riconoscerà, con un certo impatto, quell'unica anima che aveva avuto la fortuna di aderire perfettamente alla sua.

L'amore, come la pioggia, può nutrire dall'alto infondendo in una coppia una gioia totale. Talora però, nell'implacabile arsura della vita, si secca in superficie, e allora deve nutrire dal basso, concentrandosi alle radici per mantenersi in vita.
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