Le città del mondo
by Elio Vittorini
(*)(*)(*)(*)( )(40)
Il romanzo di Vittorini è la mappa d’un’isola che nello stesso tempo racchiude nei suoi confini tutto l’universo, Ninive e Babilonia e Gerusalemme e Samarcanda, tutto il passato e il futuro del genere umano.” Italo Calvino

All Reviews

8
alicealice wrote a review
05
"Nell'ansa dei giardini c'erano chiarori come di pozzi illuminati. Per ogni persona c'era un lume adesso: in Sicilia e sulla terra intera"
Nel ricco arazzo tessuto da Vittorini in questo corposo (con la sua appendice di frammenti sparsi, capitoli riscritti o rifiutati) romanzo incompiuto, non c'è che un elemento perfettamente a fuoco, ed è lo sfondo; uno sfondo asciutto quanto una terra spaccata, assetata di pioggia, arsa e brulla, dominata dai toni dell'ocra e della cenere, dalle ombre appuntite delle vie scovate tra valloni di pietre. Uno sfondo che poi si apre ad altri colori e accetta di lasciarsi contaminare dalla violenza della vita, dagli accesissimi verdi di un'erba prepotente, dal lucentissimo topazio slavato di un mare venato di luce, dal movimento frenetico delle città.
Su questo sfondo (una Sicilia guardata con gli occhi del cuore) Vittorini imbastisce la trama di un grande romanzo insieme antico e moderno, casa di personaggi-simbolo (il giovane pastore, la figlia del padrone, la meretrice, il girovago-filosofo), destinati, parrebbe, a generare, attraverso l'intreccio delle loro vicende e dei loro cammini, infiniti rivoli dipartentesi come traboccamenti imprevisti dall'alveo del grande fiume centrale, mentre le piccole luci di un umanesimo umanissimo punteggiano di forza e speranza il grande e nero cielo del quadro di fili.
E' un vero peccato che il lavoro dello scrittore siciliano non vada oltre una fase preliminare. Avendo preso ad amare alcuni dei suoi personaggi (lo spavaldo, fiducioso Rosario ed il piccolo, imperturbabile Nardo su tutti), mi sarebbe piaciuto poterli accompagnare ancora per un tratto di strada.