Le emozioni ferite
by Eugenio Borgna
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Francesco PlatiniFrancesco Platini wrote a review
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Ogni destino umano, anche quello psicotico, è un destino personale

Tra i libri del professor Borgna che ho letto, contrassegnati dalla sua scrittura dionisiaca ma rigorosa, dilagante ma comprensibile, complessa ma affascinante, mi pare questo il più organico, il più sistematico, nel dedicare ogni capitolo a una singola emozione e considerandola in tutte le sfaccettature. Non bisogna perdere di vista la cifra del pensiero di Borgna, la sua psichiatria fenomenologica che, sbarazzandosi di manuali e classificazioni, cerca con il paziente il dialogo, fosse pure alla scuola del silenzio, con l’urgenza di ristabilire la comunicazione perché, secondo la visione del grande psichiatra, le malattie dell’anima sono prima di tutto disturbi della comunicazione. Non solo. È anche una declinazione, seppur estrema, di caratteristiche esistenziali che tutti portiamo nel crogiuolo della psiche e che grandi artisti e pensatori hanno saputo narrare o spiegare o almeno far intravvedere. Un libro di Borgna non è un testo medico per addetti ai lavori, ma permette anche alla persona psichicamente sana di scoprire molto su se stessa e sulle relazioni che, in ultima analisi, sono per Borgna l’aspetto davvero caratterizzante la persona umana. Così come lo è il tempo, agostinianamente inteso, che per nessuno mai coincide con il tempo dell’orologio e che, nella condizione patologica, assume andamenti ancora più discosti dal fluire della sabbia nella clessidra. Sono praticamente illimitati gli spunti che si traggono dalla lettura di un libro come questo, che vuole restituire il giusto peso alle emozioni e alla conoscenza emozionale in polemica con il pregiudizio per cui la sola conoscenza razionale sia vera conoscenza. Concetto che Borgna stigmatizza anche perché presuntuoso: pretende di trovare la categoria del senso solo dove questa sia passata attraverso il crivello della ragione mentre, lo psichiatra insiste, anche nel più straziante disagio psichico un senso c’è, perfino nell’assurdo: pensare che non vi sia, solo perché si muove si logiche diverse da quelle che riteniamo sane, crea un solco ancora maggiore con la persona malata che già soffre della sua lacerazione delle relazioni. E per disorientare ulteriormente le nostre categorie preconcette, scopriamo che uno psichiatra non si occupa solo di emozioni negative o malate: il capitolo e le riflessioni dedicati alla gioia sono forse il vertice della narrazione di Borgna.

La felicità ha il suo contrario nell’infelicità, la gioia non ha contrario, per questo è il più puro dei sentimenti, la pietra di paragone dell’animo.
(Rainer Maria Rilke)

Ogni capitolo ha come esergo qualche verso di Georg Trakl. Un’intera sezione è dedicata all’analisi di due casi esemplari di rapporto tra psiche ferita, o sanata, e poesia: Friedrich Hölderlin e Clemente Rebora. Bonhoeffer, Dante, Emily Dickinson, Heidegger, Etty Hillesum, Kundera, Leopardi, Marai, Pascal, Pirandello, Sylvia Plath, Proust, Rilke, Patrizia Runfola, Tasso, Simone Weil; e ancora: estratti dai diari dei grandi mistici; la musica di Beethoven; perfino il cinema, con “La passione di Giovanna d’Arco” di Dreyer e “Il posto delle fragole” di Bergman: è immenso il pantheon di artisti, poeti, narratori e pensatori in cui Borgna ritrova, e fa ritrovare al lettore, le sue categorie di pensiero, una visione integrale in cui psichiatria, arte e filosofia consentono di illuminare qualcosa dell’essere umano in sé che, nelle vette del genio come nello strazio del dolore psichico, è sempre un affascinante mistero.

Il dilagare della conoscenza razionale come strumento di conoscenza della realtà, quando non sia arginata dalla ragioni del cuore, rende la vita arida e svuotata di senso; ma, certo, le emozioni staccate dalla riflessione si possono dilatare e incendiare.

non solo devo riconoscermi (ritrovarmi) nell’altro ma devo riconoscere (ritrovare) in me le motivazioni ultime del sentire e dell’agire dell’altro.

a ciascuno di noi è demandato il compito di ricercare le orme della gioia nei volti e negli occhi, nel sorriso e negli sguardi, di chiunque si incontri con noi evitando di spegnerla con il nostro silenzio e con la nostra arida disattenzione.

La parola e il silenzio, allora, come la sistole e la diastole della vita: come il suo aprirsi e il suo chiudersi: come il suo sbocciare e il suo sospirare; ma in forme che mantengono, ciascuna di esse, una loro propria donazione di senso.

come sia così facile, e così frequente, lasciare morire le parole, i pensieri, che avrebbero potuto lenire un dolore, e che non siamo stati capaci di mantenere vivi in noi: nel nostro cuore.

quando vivono accanto a noi destini sconosciuti: immersi nella solitudine e incrinati dalla nostalgia di uno sguardo, e di una parola salvifica. Si può morire di solitudine: morire per il desiderio di una voce amica: senza riuscire mai ad ascoltarla.
MaigretMaigret wrote a review
12
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Bellissimo libro di Borgna, psichiatra di grande fama e primario emerito all'ospedale di Novara.
Questo testo ha una doppia veste, da una parte racconta le emozioni con l'occhio del medico che analizza la psiche, dall'altro Borgna, da grande uomo di cultura qual è, si rende conto della difficoltà che esiste nel descrivere col linguaggio della vita quotidiana la profondità delle emozioni che ci colgono tutti, malati o meno.
La ricchezza del linguaggio deve attingere per forza di cose in spazi più ampi nei quali poter trovare le giuste metafore che permettano, non solo di rappresentare, ma ancor più di afferrare cosa si muove davvero nell'intimo più profondo dell'animo umano.
Borgna fa un'operazione incredibile di approfondimento e ricerca dei temi che tratta andando ad analizzare, con l'ottica dello psichiatra, le varie espressioni artistiche che ci permettono di comprendere e allargare i nostri confini di analisi, arrivando a descrivere i sentimenti e le sensazioni attraverso le metafore dell'arte, della poesia, della letteratura, del cinema, insomma dell'intero patrimonio umano.
I temi trattati sono moltissimi, interessanti e coinvolgenti. Riporto in forma molto stringata le voci dall'indice del libro: le emozioni che curano e quelle che gridano dolore, la gioia, il silenzio, gli occhi, l'oblio e la memoria, allargando per ognuno di questi temi l'argomento all'intera gamma che questa schematizzazione comprende al suo interno. Il testo chiude con due capitoli dedicati a due specifici autori, uno a Holderlin e l'altro a Clemente Rebora.
Veramente ben scritto, profondo e piacevolissimo da leggere, interessante ed in fondo utile sia per comprendere l'uomo che per analizzare le arti secondo un'angolazione nuova ed insolita, aiutandoci non poco ad allargare piacevolmente gli orizzonti delle nostre conoscenze.
RobymarchegianoRobymarchegiano wrote a review
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IreneIrene wrote a review
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