Le lacrime del pagliaccio
by Maurizio de Giovanni
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Lilium 🌺Lilium 🌺 wrote a review
1753
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Il dolore...
Unico figlio del barone di Malomonte, il commissario Ricciardi è un uomo di statura media, magro, con la pelle scura, i capelli neri pettinati all'indietro e una ciocca ribelle che attraversa la fronte, occhi verdissimi e freddi che trasmettono “il senso del dolore”, quel dolore che lui, commissario scrupoloso e attento, sente nelle indagini e che contrariamente alla sua volontà, sente attraverso le ultime frasi pronunciate dai morti: un segreto terribile che non può e non deve svelare a nessuno. Mani eleganti, quasi femminili, espressione di inquietudine, di profonda sofferenza, mani in continuo movimento...
Maurizio de Giovanni tratteggia il commissario Ricciardi come un uomo di bell'aspetto, educato, dotato di uno straordinario intuito e senso del dovere nella Napoli anni trenta. Una città incantevole dai mille volti: palazzi eleganti, donne e uomini perfettamente agghindati e quartieri poveri dove i “ criature” vestiti di cenci scorrazzano per le strade, affamati. Un fiume di gente in continuo movimento, allegra , rumorosa e disordinata.
La città è avvolta da raffiche di vento in un fine marzo quasi autunnale; una primavera che tarda ad arrivare. In piazza Plebiscito nell'imponente edificio, il Palazzo Reale con il suo elegante porticato dal quale si entra nei giardini e al teatro San Carlo, la gente si accalca, in attesa di due importanti opere “Cavalleria Rusticana” e “Pagliacci” ma soprattutto per Arnaldo Vezzi, il più grande tenore del suo tempo. A Ricciardi l'opera lirica non piace, ma è costretto a raggiungere il teatro per il ferrato delitto. Inizia l'indagine che ruota attorno a tre importanti considerazioni, la fame, l'amore e la gelosia, e per la prima volta mi lascio catturare della tecnica investigativa di Ricciardi e del suo uomo di fiducia il brigadiere Raffaele Maione, di Don Pierino Fava, uomo di fede e appassionato all'opera lirica, personaggi piacevoli e ben delineati.
Ringrazio Maria che mi ha accompagnata a Napoli, al Caffè Gambrinus, in attesa del commissario Ricciardi per un buon caffè e una sfogliatella e chissà per tante altre indagini...

Napule è mille culure
Napule è mille paure
Napule è a voce de' criature...
Pino Daniele.


AlessandraAlessandra wrote a review
01
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Una piacevolissima sorpresa
Spinta dalla visione della serie televisiva, ho deciso di leggere i romanzi della serie del commissario Luigi Alfredo Ricciardi. Non è il mio genere prediletto, ma la serie mi aveva davvero colpita.
Che dire? Sono rimasta piacevolmente sorpresa! Non solo dallo stile di scrittura di De Giovanni, diretto e lineare, ma soprattutto dalla capacità di descrivere i personaggi e le pulsioni della Napoli del ventennio fascista: una città bella, complessa, contraddittoria. Una Napoli fatta di nobili, borghesi e belle dimore, ma anche di quartieri popolari, che brulicano di passioni e sofferenze, dove vige un sistema di norme più rigide di quelle ufficiali.
E qui le parole si fanno immagini, coinvolgenti e sconvolgenti, che a poco a poco ci svelano la personalità del singolare commissario, che di dolore ne porta tanto, annidato nel profondo dell'anima! De Giovanni, particolare dopo particolare, ci fa entrare nella vita di questo uomo introverso e solitario, e nei suoi tormenti lontani e presenti che gli hanno creato attorno un’atmosfera di cupezza ma di particolare fascino.
Attorno a Ricciardi c'è un mondo di sentimenti da scoprire e personaggi semplici e umani da conoscere, comprimari nel lavoro, come il fedele brigadiere Maione, il leale dottor Modo, il subdolo vicequestore Garzo e l’esuberante Bambinella, e nella vita affettiva... se vita affettiva possono considerarsi le attenzioni della vecchia tata Rosa e l'affaccio a una finestra come il momento più bello della giornata che gli fa tremare il cuore.
MariaMaria wrote a review
618
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Finalmente, complice la serie televisiva, ho fatto la conoscenza del commissario Luigi Alfredo Ricciardi. Ero diffidente ad accostarmi ad un altro "infallibile" uomo di legge dopo l'amato Montalbano!
Che dire? Sono rimasta piacevolmente sorpresa non solo dalla scrittura semplice e lineare di De Giovanni, ma soprattutto dalla capacità nel descrivere i personaggi di finzione e le pulsioni della Napoli del ventennio fascista: una città bella, complessa, contraddittoria. La Napoli dei nobili e dei borghesi e quella dei quartieri popolari, brulicante di umanità sofferente, dove vige un sistema di norme più rigide di quelle ufficiali.
E qui le parole si fanno immagini coinvolgenti e nel vento invernale che scuote la città ti trascinano per vicoli oscuri dietro questo singolare commissario che di dolore ne porta tanto, annidato nel profondo dell'anima!
De Giovanni, particolare dopo particolare, ce ne svela le cause facendoci entrare nella vita di questo uomo introverso e solitario, e nei suoi tormenti lontani e presenti che gli hanno creato attorno una atmosfera di cupezza ma di particolare fascino.
Personalità densa quella di Ricciardi!
Bello, dai modi eleganti, non ostenta l'origine nobile e ti cattura con una insospettabile vena di ironia, con la profondità e il magnetismo degli occhi, capaci di penetrare l'anima e di vedere quello che sfugge agli altri; occhi verdi come il vetro, taglienti come coltelli: finestra aperta sulla tempesta, che nascondono il senso del dolore e il grande shock di aver incontrato la morte da bambino.
Sarà questo il suo segreto vibrante, custodito come il "Fatto" ( dono o dannazione?! ) da cui gli deriva il "potere" di percepire nella figura evanescente della vittima di morte violenta le ultime parole, una emozione, un sentimento, una richiesta di pace e giustizia.
Non è la sola nota che caratterizza la figura di Ricciardi, ma è il tratto originale che lo distingue nel mondo dei commissari.
Ci incontreremo presto, commissario Ricciardi, per apprezzare il tuo intuito, l'intelligenza, l'umanità e la modestia che risalta ancora di più di fronte al carrierismo di tronfi personaggi!
C'è ancora un mondo di sentimenti da scoprire e personaggi semplici e umani da conoscere, comprimari nel lavoro e nella vita affettiva... se vita affettiva possono considerarsi le attenzioni della vecchia tata e l'affaccio ad una finestra come il momento più bello della giornata che gli fa tremare il cuore.