Le notti della luna rossa
by Enrico Luceri
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La donna sembra addormentata. Giace abbandonata sulla poltrona, la testa reclinata sulla spalla e i gomiti posati sui braccioli. Sotto i capelli ricaduti sul viso, gli occhi fissano il vuoto. E'il medico legale a chiuderglieli. Perché Maria Letizia Romano, quarantun anni compiuti da poco, dorme il sonno

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Giogio53Giogio53 wrote a review
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Maggio si tinge di giallo - 03 mag 20
Alla quinta prova, Luceri, finalmente si risolleva dalle secche delle sue prime prove da me tramate da più di 7 anni. Anche perché riesce a far tornare sulla scena uno dei suoi personaggi migliori, il commissario Tonio Buonocore, che avevamo lasciato forse morente per un cancro ai polmoni, e che qui troviamo felicemente guarito. Ha smesso di fumare, deve stare attento a mille piccolezze per non compromettere la salute (legata ad un filo, ovvio). Ma c’è e c’è la sua aiutante, l’ispettore capo Angela Garzya, la maga dei computer (mentre Tonio lo era dei ragionamenti). Due sono le cose che mi hanno intrigato nel romanzo, che per altri versi scorre abbastanza tranquillo. La luna rossa del titolo e le post-fazione di Luceri che svela (ma qualcuno era già palese) i rimandi letterari della sua opera. Una dotta copiatura, più che riscrittura. Un modo non banale di portare aventi una materia, ed un omaggio, visto che questo libro esce per festeggiare i 90 anni del Giallo Mondadori. Su questo torneremo più avanti, dopo aver visto scorrere una storia che si svolge nella bellissima zona di Posillipo (e chi sa di Napoli, apprezza) con i suoi edifici eleganti e la Napoli bene che si affaccia sul golfo. Un luogo che (purtroppo) vediamo sorgere una trentina di anni prima dell’azione, quando Giovanna Romano, rampolla di una famiglia benestante, viene cacciata di casa avendo una relazione con un uomo sposato. Nel presente assistiamo alle indagini del nostro simpatico duo Tonio e Angela in seguito alla morte di Letizia, la sorella di Giovanna che all’epoca aveva una decina di anni. Morte per abuso di ansiolitici, e l’ovvio indagato è il marito, un cantante neomelodico che ebbe un successo per una rilettura del brano “Luna Rossa” (ancora! E Renzo Arbore allora?), e che ha tutta da guadagnare dalla cospicua eredità della defunta. I nostri investigatori scoprono indizi prima velati poi lampanti che c’è qualcosa che non va. Bicchieri di whisky con tracce strane, entrate ed uscite dall’appartamento che indicano la quasi certezza che il colpevole poteva aggirarsi nel condominio senza destare sospetti. L’intrusione di altre morti, che vanno a complicare il caso. Un detective, incaricato da letizia di ritrovare la sorella, che forse ha qualche indizio. Un’infermiera che forse di indizi ne tace. Un inquilino che forse ha visto qualcosa e forse ricatta qualcuno. Qui cominciano a fiorire tutti quei rimandi di cui si diceva e che permettono a Luceri di costruire il caso (o il romanzo-omaggio). L’assassino di Letizia che si muove nel condominio che potrebbe o non potrebbe essere un abitante dello stesso richiama “Il Natale di Poirot” di Agatha Christie. Inoltre, l’indizio che porta Buonocore sulla giusta strada si collega a “Il mistero delle croci Egizie” di Ellery Queen (dove c’era la famosa bottiglia di tintura di iodio di cui solo l’assassino poteva conoscere il posto). Altro elemento, che fin dall’inizio ci viene presentato, ma con una tale nonchalance che ci si fa poco caso, è la strana ubicazione della casa. In quella della vittima, la stanza in fondo al corridoio della zona notte è una cucina, mentre al secondo piano, la stessa disposizione porta ad un bagno. Quando serve un elemento medicale, sarà l’assassino a scoprirsi, a districarsi nel labirinto delle case, permettendo ai nostri due bravi poliziotti di risalire, filo dopo filo, tutte le connessioni del caso. Analogie quindi anche con “La prova in fondo al mare” di Rufus King (un giallo dell’epoca della Christie, del 1934, riproposto nel 2015 da Mondadori, da leggere), dove l’assassino entra nella cabina di un relitto per trovare una cosa che se non fosse già stato lì non avrebbe saputo dove cercare. La conoscenza dei meccanismi del giallo da parte di Luceri è qui ben esemplificata, con tutta un serie di rimandi piccoli o grandi: alibi a prova di bomba smontati uno dopo l’altro (alla maniera di uno dei pionieri del giallo, l’irlandese Freeman Wills Crofts) o il malato assistito da un‘infermiera che nasconde in realtà altro (come nel celeberrimo “La fine dei Greene” di S.S. Van Dine). Se volete, potete trovare altri indizi, io trono al libro che, nonostante tutti questi buoni propositi, alla fine non è così “entusiasmante” come potrebbe essere. Si salva, appunto, per la simpatia di Tonio, anche se era meglio nel primo romanzo. Altro punto forte, è quell’accenno ricorrente alla “Luna Rossa”. Un canzone cui rimando, se non la conoscete, ricordando solo che le parole furono scritte nel 1950 da Vincenzo De Crescenzo, lo zio di quell’Edoardo da me sempre ringraziato per quella splendida “Ancora”. Divertente lettura, ma per la maggior parte grazie ai rimandi che se ne trovano, più che per la storia in sé (in effetti, in alcune parti sembra di precipitare in un dejà vu”).
Claudio QuestaClaudio Questa wrote a review
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