Le ricette della signora Tokue
by Durian Sukegawa
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«Si tratta di osservare bene l'aspetto degli azuki. Di aprirsi a ciò che hanno da dirci. Significa, per esempio, immaginare i giorni di pioggia e i giorni di sole che hanno vissuto. Ascoltare la storia del loro viaggio, dei venti che li hanno portati fino a noi». Questo è il segreto culinario un po' bizzarro che custodisce l'anziana signora Tokue. Ascoltando la voce dei fagioli rossi azuki si può imparare a fare il ripieno perfetto per i dorayaki, tipici dolci giapponesi che si sciolgono in bocca e fanno dimenticare il peso delle preoccupazioni. Tokue rivela il proprio segreto a Sentarō, un pasticciere in crisi di vocazione, che accetta di assumerla nel suo laboratorio dopo aver assaggiato la sua sublime confettura an. E vede gli affari raddoppiare. Tokue gli rivela però anche un altro segreto, quello del suo passato. Impartendo cosí a Sentarō una lezione ben piú profonda e preziosa. Una favola moderna sull'amicizia e la libertà. Un'ode agrodolce alla cucina e alla vita, che ci insegna a trovare la grazia nell'inaspettato e a riscoprire la gioia nascosta nelle piccole cose.

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Dex, Books & Rock'n'RollDex, Books & Rock'n'Roll wrote a review
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Sentarō gestisce, di malavoglia, una piccola bottega di Dorayaki a Tokyo. Non gli piacciono i dolci, ma si ritrova a vendere i tipici dolcetti giapponesi, anche se lui preferisce di gran lunga la birra.

È costretto a fare questo lavoro, perché deve un sacco di soldi alla proprietaria del locale.


Se le cose non si fanno volentieri però, non possono venire bene e i suoi dolcetti ripieni di confettura industriale non fanno molto successo. Per fortuna, un giorno si presenta alla sua porta la signora Tokue, 76 anni compiuti e disposta ad accettare uno stipendio da fame pur di poter lavorare al Doraharu preparando la sua deliziosa "marmellata" di fagioli rossi.

Una ricetta perfetta, perfezionata in 50 anni di esercizio nonostante i problemi di salute che in gioventù l'hanno portata ad avere forti deformazioni alle mani.


Una ricetta miracolosa che riesce a portare l'entusiasmo nella vita del "Signor Principale", a dargli uno scopo, un senso di soddisfazione, un pizzico di felicità e soprattutto una preziosa amica.


La Signora Tokue però, dietro a tanta tenerezza e al suo atteggiamento sempre gioioso, nasconde lo spettro di un passato terribile segnato dal morbo di Hansen, i cui strascichi si scontrano con i pregiudizi di una società chiusa e diffidente.

Raccontandoci i suoi segreti, l'anziana signora apre il sipario su una triste parentesi della storia giapponese, fatta di malattia, isolamento e discriminazione.

Fa pensare non poco, anche in relazione alle parole grosse sulle "dittature sanitarie" dei nostri giorni. Si tratta tralaltro di una "parentesi" che è stata chiusa solo nel 1996...


Un romanzo agrodolce. Cercavo una lettura leggera e ho trovato una storia tenera, dolce, breve e scorrevole... Ma anche angosciante.

Parla di amicizia ma anche di malattia e discriminazione, insegna a saper ascoltare e vedere, non solo gli altri ma tutto il mondo che ci circonda, insegna ad essere felici e a godersi le piccole cose, soprattutto se fatte con le proprie mani, con calma e con amore.


Ed è uno di quei romanzi che mi sento di consigliare a chiunque!

MatelaMatela wrote a review
215
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I libri possono avere la sfortunata di essere adottati nel momento sbagliato.
Sullo sfondo della trama c'è un argomento a me nuovo: le segregazioni in Giappone dei malati (e guariti) del morbo di Hansen (lebbra) a partire dall'anno 1907 fino al 1996
Tratto da Mondo e Missione:
Nel 1907, le autorità giapponesi decidono che i lebbrosi vanno definitivamente tolti di torno: non solo dai templi e dalle strade dove mendicavano, ma anche dalle loro famiglie e dalla vista dei sani. Viene creata una rete di sanatori dove fino al 1996 i malati sono costretti a risiedere per legge, segregati e dimenticati dal resto del mondo. Questa prima normativa, che tramuta i lebbrosi in reclusi, viene ribadita nel 1931 e nel dopoguerra, nel 1953. Intanto, la medicina avanza: nel 1959 viene isolata la rifampicina, che nel giro di un decennio diventa un antibiotico dagli effetti prodigiosi per debellare il morbo di Hansen il quale – va ricordato – non è ereditario. I malati giapponesi, però, restano rinchiusi per altri trentacinque anni, finché la famigerata legge sulla prevenzione della lebbra viene abolita.
Secondo le testimonianze, nei sanatori spesso cibo, assistenza medica e cure scarseggiavano.
mondoemissione.it/asia/giappone-i-figli-dei-malati-di-lebbra-chiedono-i-danni
Ben vengano i libri che aprono gli orizzonti verso la conoscenza, ma a parte questo, essendo io distante dalla cucina giapponese e dai suoi termini, nonostante sia un libro scorrevole e delicato l' ho letto senza nessun entusiasmo.
LurolaLurola wrote a review
11
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Un piccolo gioiello per lirismo, grazia e bellezza

Le ricette della signora Tokue è un romanzo piuttosto breve, una lettura piacevole, forse neanche particolarmente impegnativa, che nasconde una storia delicata e toccante, molto più ricca di quello che poteva apparire. Una storia infatti che dietro l’apparente semplicità rivela qualcosa mi ben più complesso, si apre a spunti e riflessioni con cui siamo chiamati a confrontarci, e che è anche racconto di una pagina probabilmente poco nota della storia giapponese recente. Mi ha fatto piacere per una volta leggere un romanzo dove non ci sia una storia d'amore, nemmeno un omicidio, non una biografia, non un romanzo fantasy ma eppure così coinvolgente. Sentaro e la signora Tokue si vogliono un bene superiore, senza mai dirselo, senza urlarlo al mondo intero, dandosi del lei e rispettandosi profondamente: lei si rivolge a lui con "Signor principale" e lui risponde "Signora Tokue". Sembra un rapporto formale, ma non lo è affatto, è rispetto reciproco.

L’autore ci parla di disagio sociale ad ampio spettro. Tutti i protagonisti vivono problemi più grossi di loro e tutti lottano per non restare schiacciati da essi, perché vivere in Giappone, ancora oggi, può essere molto difficile. I pregiudizi sono forti e creano un tipo di emarginazione che a noi può sembrare incredibile, ma che laggiù è assolutamente “comprensibile”, e lo metto tra le virgolette, perché pur rispettando le altre culture e religioni, ho sofferto leggendo, in particolare, ciò che ha dovuto subire la signora Tokue.

La signora Tokue fa i dolci: «per nutrire tutte le persone che avevano accumulato lacrime.» E' proprio questa tenace vecchietta di settantasei anni, a cambiare la vita di Sentarō, a partire proprio dall’insegnamento della corretta ricetta per realizzare un eccellente an, equilibrato e sublime, mostrandogli come, al di là delle dosi, è l’atteggiamento che si assume in quello che si fa, e più in generale nella vita, ad avere un ruolo importante, è «questa sensibilità che dà voce a tutte le cose» a essere determinante. «Si tratta di osservare bene l’aspetto degli azuki (i fagioli rossi)», dice Tokue a Sentarō. «Di aprirsi a ciò che hanno da dirci. Significa, per esempio, immaginare i giorni di pioggia e i giorni di sole che hanno vissuto. Ascoltare la storia del loro viaggio, dei venti che li hanno portati fino a noi.»


Consiglio il romanzo a tutti, anche se non siete amanti dei dolci (come me), perché questo è un romanzo che offre molto ai suoi lettori.