Le ultime cronache del Barset
by Anthony Trollope
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Con "Le ultime cronache del Barset" si chiude il ciclo dell'immaginaria contea inglese - il Barsetshire appunto - inventata da Anthony Trollope, "il più tipico rappresentante del romanzo vittoriano" (Mario Praz). Al centro del romanzo, come degli altri cinque che completano la saga, campeggiano scelte vicende cardinali, fuochi di orbite ellittiche. Qui è il caso del Reverendo Crawley, devoto ed erudito, ma afflitto da un'insopportabile fila di disgrazie - e prima di tutte l'indegna povertà -, accusato di essersi indebitamente appropriato di un piccolo assegno. Nemmeno l'ecclesiastico, psichicamente stremato, riesce a ricostruire in modo coerente la vicenda, che si affianca a due storie d'amore parallele e dal diverso esito. Al momento della scomparsa dell'assegno, il Maggiore Grantly stava per chiedere la mano della figlia del reverendo, la mite Grace Crawley, ed è immaginabile quanti e quali contrasti incontrerà la loro unione. Grace è amica e confidente dell'intransigente Lily Dale, giovane incapace di superare il passato per accettare la proposta di Johnny Eames che la ama intensamente e che diventerà l'eroe positivo della tragedia, il risolutore non premiato. Da questi drammi perbene partono le correnti principali del romanzo, che riversano incessanti conseguenze su tutti i legami umani che contano.

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Alessandro MazzaAlessandro Mazza wrote a review
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Spoiler Alert
Un lungo addio al Barset.
Nell’ultimo romanzo del ciclo del Barsetshire, Trollope tira le fila delle vicende di tutti i suoi personaggi, dedicando loro un lungo e sentito addio prima di consegnarli definitivamente alla storia letteraria.
Ritornano in scena, in una grande vicenda corale, tutti i personaggi dei racconti precedenti, chi per una breve comparsa, chi tra i protagonisti della vicenda: il reverendo Harding e l’Arcidiacono Grantly, i coniugi Proudie, vescovo e “vescovessa”, il dottor Thorne e i coniugi Gresham, il reverendo Robarts e consorte con i vicini “patroni” Lufton, Lily Dale e la gente di Allington.
La vicenda principale si incentra ancora una volta sui guai di un prelato, il reverendo Josiah Crawley, il povero ma colto ed orgoglioso curato di Hogglestock che abbiamo già incontrato ne La Canonica di Framley. Crawley viene infatti accusato, e poi rinviato a giudizio, per il furto di un assegno di venti sterline del quale non è in grado di spiegare come è entrato in possesso. Crawley è un uomo difficile: la triste situazione economica lo ha reso amaro e a volte intrattabile e se è facile avere rispetto per la sua forza morale, è difficile stare dalla sua parte quando si fa guidare dall’orgoglio e rifiuta l’aiuto di chi gli vuole bene.
Alla vicenda principale si connettono una serie di altre trame e sottotrame minori in cui agiscono una girandola di personaggi vecchi e nuovi. La più importante di queste riguarda, come spesso avviene in Trollope, una storia d’amore contrastata: il Maggiore Grantly, figlio dell’Arcidiacono si è infatti innamorato di Grace, figlia del reverendo Crawley. Il padre di lui si oppone a quest’unione sia per la povertà della ragazza, sia per l’accusa che pende sul padre. Naturalmente il maggiore non vuole sentire ragioni e tra padre e figlio si consuma una brutta rottura, con gran dolore del buon Arcidiacono. Ritorna anche John Eames, con il suo vano innamoramento per la bella Lily Dale, che anche questa volta si ritaglia un piccolo ruolo di eroe, viaggiando fino in Italia per scoprire la verità sul misterioso assegno.
Le ultime Cronache del Barset è la splendida conclusione di un grande ciclo di romanzi: Trollope ci regala una vicenda complessa ed interessante, con una serie di risvolti più o meno inaspettati. Se l’amore contrastato da questioni economiche e sociali è ormai una costante, la vicenda giudiziaria dà un tocco particolare alla storia e si intreccia bene con i contrasti tra le fazioni ecclesiastiche della Contea. Il romanzo è forse un po’ lungo e a tratti si disperde nelle vicende minori, ma alcune scene riescono ad essere particolarmente gustose. Memorabile è il capitolo in cui Crawley tiene degnamente testa alla terribile moglie del vescovo Proudie; commovente l’addio al vecchio reverendo Harding, protagonista del primo romanzo del ciclo che trova qui una morte pacifica e circondata dall’affetto dei propri cari. Spassosamente tragicomico il tentativo di intrappolare il povero John Eames in un fidanzamento indesiderato ad opera di una terribile coppia madre e figlia.
E quando l’autore, adempiendo alla promesse implicita nel titolo, dichiara che non ci saranno altre cronache, è con un briciolo di rimpianto che si abbandona questa immaginaria, ma viva contea, con i suoi ecclesiastici e proprietari terrieri e i suoi tanti amori, più o meno felici.
Lamicianera🐱Lamicianera🐱 wrote a review
713
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INVERNO ALLE PORTE ,DIVANO COMPIACENTE,LUCE SOFFUSA,CIOCCOLATA CALDA BISCOTTINI E............
Voglio rendere un entusiastico omaggio a Anthony Trollope,senza tema di apparire eccentrica o, peggio, di ridotto profilo letterario. A chi mi deride (affettuosamente??mi auguro di si)! per questa predilezione per l’800 inglese ricordo che la letteratura contemporanea vera e carnosa deve moltissimo e forse quasi tutto non dico soltanto alla grande Austen ma poi anche alle sorelle Brönte, a Thackeray, a Dickens, a Trollope e a parecchi altri ancora. Scoprìi Trollope nel 2001, quando Sellerio pubblicò in italiano “La canonica di Framley” e conobbi quel mondo affascinante di piccole città e vaste campagne punteggiate di dimore gentilizie. Negli anni Sellerio ha continuato a sfornare, per la delizia mia e di altri maniaci come me, i vari volumi di questa saga: ”L’amministratore”, “Le torri di Barchester”, Il “Dottor Thorne”, “La casetta di Allington” (e anche alcuni titoli di altri filoni). Il ciclo del Barset racconta di pettegolezzi prelibati, ambizioni gentili ma feroci, meschinità e virtù, ipocrisia e schiettezze: e lo fa con ritmo, brio e con un sottile humor. Le vicende sentimentali (Trollope non ha timore di abbeverarsi alla fonte della grande Austen) sono sempre quelle di Cenerentole in evoluzione, matrimoni osteggiati e poi sbocciati, struggimenti amorosi, innamorati cotti o seduttori aridi e signorine in attesa. Intorno brulica lo sfondo sociale dei possidenti di campagna e degli avvocati londinesi e, soprattutto, quello clericale della chiesa anglicana con i suoi vescovi, decani, arcidiaconi e parroci e tutto il contorno di intrighi e animi buoni, può accadere che un vescovo abbia una arcigna moglie insopportabile o un povero pastore molti figli da sfamare. Figuratevi dunque la festa che è stata per me l'ultima parte delle cronache del Barset, voluminosissime (oltre 1.100 pagine, una goduria). Naturalmente occorre entrare nel clima, togliere i jeans , staccare il cellulare e trasferirsi nella campagna inglese ottocentesca fra fanciulle in fiore , ladies antipatiche, preti intriganti o miti come agnelli : a malincuore ne tornerete fuori. Anthony Trollope era uno che faceva molte cose e le faceva bene. Direttore delle Poste britanniche, inventò le famose e rosse buche delle lettere che vediamo ancora oggi nelle strade inglesi. Scrittore, non badò a sforzi e produsse più di 50 romanzi che per decenni e decenni furono celebri fra tutte le classi sociali. Forse non tutti saranno dello stesso livell ma questi sei volumi corposi del ciclo del Barset allieteranno, letti e riletti, i lunghi inverni del vostro futuro…

youtube.com/watch?v=iwf6dUBt9uI


ookyooookyoo wrote a review
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volevoesserejomarchvolevoesserejomarch wrote a review
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Arrivato alla millecentotrentunesima pagina delle Ultime cronache del Barset, Anthony Trollope si scusa con il lettore per aver vagato un po' troppo a lungo tra i personaggi evocati dalla sua fantasia e scrive di averlo fatto per la troppa amicizia che lo legava a loro. In effetti questo volumone non aggiunge molto alla splendida saga ambientata nell'immaginaria contea del Barsetshire, ritroviamo figure già note e gli accadimenti che si dispiegano sotto i nostri occhi non risultano all'altezza di quelli che li avevano preceduti. La vicenda principale è quella del reverendo Crawley, poverissimo prelato, che si trova a dover rispondere dell'accusa di aver rubato un assegno di venti sterline. Crawley è così preso dall'esercizio delle sue funzioni religiose da badare poco a tutto il resto; non sa come difendersi dalle accuse che gli vengono mosse, anzi, rifiuta di farlo con grande dolore della moglie e delle figlie. Una di queste stava per fidanzarsi con il Maggiore Grantly e il padre di lui s'oppone al matrimonio a causa dei problemi giudiziari del futuro consuocero. Insomma non un vero contrasto di quelli a cui ci aveva abituato Trollope: neppure la traccia di un cattivo, un ipocrita, solo un ladruncolo che viene scovato alla fine e la mossa incauta di una benefattrice. Anche sul versante femminile, che è quello in cui Trollope solitamente giganteggia, qui latitano nuove eroine: la promessa sposa non è che una fanciulla dignitosa e Lilly, così simpatica nella Casetta ad Allington, si limita a ribadire stancamente la sua volontà di restare zitella. Insomma un libro per trolloppiani di stretta osservanza, per chi, come l'autore si è affezionato a stile e atmosfera e fa fatica a strapparsene.