Lettera ai contadini sulla povertà e la pace
by Jean Giono
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Non si può sapere qual è il vero lavoro del contadino: se è arare, seminare, falciare, oppure se è nello stesso tempo mangiare e bere cibi freschi, fare figli e respirare liberamente, poichè tutte queste cose sono intimamente unite e, quando lui fa una cosa, completa l'altra. E' tutto un lavoro, e n... More

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marymary wrote a review
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DidoDido wrote a review
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AndreaAndrea wrote a review
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Una lettera gioiello da re-indirizzare
C'è troppa gente, al mondo, che vive senza riflettere, vive senza pensare.

Si crede che questo sia il migliore dei mondi possibile, che sì, ci siano dei problemi, ma che certi aspetti della quotidianità costituiscano caratteristiche irrinunciabili di questa società così miseramente piccolo borghese.

E allora diventano importanti dei valori che tali non sono, come il denaro, la fama, il potere, la ricchezza, il bel lavoro.

Si è cresciuti, sin da piccoli, da genitori e precettori che bombardano i bambini di cazzate senza pari, inculcando idee perverse e malsane, come il fatto che sia importante studiare, arrivare alla laurea, mai per il gusto della cultura, mai per la gioia che dà il sapere, ma sempre e solo perché così dopo "trovi un bel lavoro, guadagni tanti soldi, e vivi senza preoccupazioni".

Peccato che poi le analisi delle acque reflue dei depuratori fognari indichino che in una città come Milano il consumo di cocaina e di psicofarmaci e tranquillanti sia alle stelle; peccato che le nevrosi e lo stress siano la prima causa di malattie nella maggior parte dei casi mortali.

A questo libro di Jean Giono occorrerebbe cambiare titolo, e piuttosto che ai contatidi bisognerebbe indirizzare questa lettera - gioiello, ancora così spaventosamente attuale, a "quel gran pirla che è l'uomo contemporaneo".

Forse, però, già troppo pirla per capire o per provare a capire anche una sola delle inattaccabili verità che l'autore scrive.

Auguri a tutti.