Libri da ardere
by Amelie Nothomb
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C'è la guerra ed è inverno. Due uomini e una donna sono asserragliati in un appartamento. Quanti giorni resteranno loro da vivere? Ma intanto non è proibito rivelare le proprie vere passioni. L'amore, il desiderio, l'intelligenza, resisteranno al freddo? Si ha il diritto di consumare le ultime energie per leggere della cattiva letteratura? Al momento della scelta suprema, quale libro è troppo importante per non diventare un libro da ardere? In appendice, una galleria fotografica dedicata all'autrice dalla fotografa Giliola Chisté.

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patriziabrrpatriziabrr wrote a review
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PeppeLauraPeppeLaura wrote a review
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CarmenCarmen wrote a review
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CristinaCristina wrote a review
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Interessante, e con molti spunti di riflessione
Sicuramente un testo teatrale non è una piacevole lettura. Interessante certo, piena di spunti, anche, ma non bella. Del resto non è quello di essere letto, il suo scopo, ma quello di essere interpretato, vissuto.

Siamo in un paese assediato dalla guerra. Un professore, il suo assistente e una studentessa (che è anche l'amante dell'assistente) si trovano a vivere nella stessa casa.

Fa freddo, e restano solo i libri del professore da bruciare per scaldarsi. E' giusto bruciare i libri per scaldarsi? E se si, quali possiamo sacrificare e quali invece devono essere salvati a ogni costo?

La storia è piena di cinismo e crudeltà. Il professore si rivela meschino, l'assistente, sulla carta idealista, ha ben poca dirittura morale, la studentessa, ambigua e disturbante, è oggetto e soggetto di una seduzione in bilico tra violenza e accettazione. Ben presto i personaggi si rivelano in tutta la loro sgradevolezza, in parte obbligata dalla situazione (guerra, morte e freddo li circondano) ma in parte insita in loro stessi.

Il finale, ovviamente tragico.

Ma la domanda che pone è attuale, soprattutto in Italia. Quanto vale la cultura? E' giusto sacrificarla alle necessità immediate? Cosa si deve salvare, cosa si può lasciar andare.

Apparentemente quando si muore di fame e freddo, pensare a arte e cultura sembra una stupidaggine, ma quando chiesero a Winston Churchill di tagliare i fondi destinati all’arte per sostenere lo sforzo bellico, egli rispose semplicemente: “Ma allora per cosa combattiamo?”
vale birbavale birba wrote a review
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LouLou wrote a review
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RaflesiaRaflesia wrote a review
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“Piangere serve a piangere! E poi riscalda.”
A cosa può arrivare l’essere umano? Quale livello di brutalità può raggiungere? Sono interrogativi ai quali cerca di dare una risposta Amelie Nothomb con questa sua pièce teatrale, scritta nel 1994 e che mette in risalto come l’essere umano, in talune circostanze, sia in grado di perdere totalmente la sua umanità e la sua razionalità.
Un luogo indefinito. Un tempo indefinito.
Fuori divampa una guerra. Tre persone sono chiuse in una stanza: Marina, una studentessa dell’ultimo anno di Università; il Professore, un uomo dall’apparente età di cinquant’anni; Daniel, suo assistente e fidanzato di Marina.
I tre sono stati chiusi dal professore nella sua casa, al freddo; se uscissero fuori, verrebbero quasi sicuramente uccisi dai tumulti scoppiati nella città.
Il freddo è insopportabile; il professore e Daniel cercano di combatterlo strenuamente, ma Marina non ne è in grado e allora avanza una proposta sconvolgente al professore: perché non bruciare tutti i libri della sua immensa libreria per scaldarsi?
Il professore inizialmente si indigna, ma poi si lascia convincere, grazie anche alla bellezza e alla sensualità della ragazza e comincia con lei una lunga discussione su quali siano i libri più meritevoli di essere bruciati.
Come ho scritto sopra una caustica pièce teatrale sull’abbruttimento della natura umana, su come l’uomo, in circostanze disperate, si dimentichi totalmente della sua razionalità, arrivando addirittura a tirar fuori i peggiori dei suoi istinti.
Il professore, simbolo del raziocinio, cerca all’inizio di fermare “l’eccidio” delle opere letterarie(un po’ come il protagonista di “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury), ma poi diviene anche egli un carnefice e concluderà la storia con il più brutale dei gesti che l’essere umano possa mai compiere contro i propri simili, la violenza.
Un libro brevissimo e molto crudele, fulgido esempio di un pessimismo cosmico, di una totale sfiducia nei confronti dell’essere umano(dei tre personaggi non ne esce vincitore nessuno…) che è onnipresente nelle opere della scrittrice belga.
Amelie Nothomb con la sua sagacia ha voluto illustrarci come, in una situazione di estremo pericolo, l’uomo perda completamente la ragione, trasformandosi in quella bestia senza anima e senza sentimenti che spesso alberga in ognuno di noi, pronta a uscire fuori non appena ne ha l’occasione propizia.
“Homo homini lupus” scriveva Hobbes e mai come in questo caso concetto fu più adatto…
A differenza di molti a me è piaciuto…certo non è il miglior libro della Nothomb, ma vi ho trovato nascosto tra le pagine un messaggio che, mai come oggi, lo trovo di un’attualità quasi sconvolgente.