Life
by Keith Richards
(*)(*)(*)(*)(*)(542)

All Reviews

119 + 8 in other languages
Wonderely Wonderely wrote a review
02
(*)(*)(*)(*)( )
Capita di leggere un libro di oltre 500 pagine con il sorriso fisso sulle labbra che qualche volta diventa lucciconi negli occhi e talaltra un’autentica risata con sussulti nel cuore della notte.
Cosa fai? Ringrazi gli dei e chi l’ha scritto.
Se poi chi l’ha scritto ti ha anche sollazzato per oltre 50 anni (e continua a farlo) con la musica e lo spettacolo più straordinario che ti sia capitato per attraversare il secolo e farne la colonna sonora della tua vita, se poi lui è Keith Richards e tu non avevi ancora letto Life perché non ti piacciono le autobiografie e temi l’effetto “servizio fotografico del mio matrimonio” come la morte, e ti accorgi che invece è come essere stata invitata a casa sua e da una settimana ridete, ascoltate musica e vi sfondate di birra e bourbon ( le droghe a una certa producono effetti collaterali che è meglio evitare) e tu non dormi e staresti lì a ascoltare fino a schiantare be’… allora gridi al miracolo e rendi merito al lettore che sei, capace di scovare il piacere ovunque si trovi.
Ho sempre amato i Rolling Stones, non tanto per la musica in sé ma per quel messaggio di rottura con cui si proponevano all’epoca, non ho mai subito il fascino di Mick Jagger, di cui non nego l’estro ma: troppe mossette, troppo glamour, preferisco, preferivo già allora, una particolare presa della chitarra, una presenza discreta ma pervasiva, una gestualità meno studiata allo specchio e più derivante dall’emozione o dalle sostanze. (movenze che non a caso sono state studiate da Jhonny Deep per caratterizzare (divinamente) il suo Jack Sparrow.)
Per tutte le pagine del libro non c’è stato un calo di attenzione, nemmeno mentre si affrontavano argomenti a me avulsi come l’accordatura aperta della chitarra a cinque corde, o le operazioni elaborate e complesse in sala di registrazione; poi meravigliose spiegazioni su come nascono le canzoni, come si stana un rif, come si crea un ritmo anche quando la band non è completamente connessa o qualcuno cerca di emergere oscurando un altro o ci sono odi e rancori espressi a colpi di note e refrain.
Da ogni pagina emerge, oltre un amore viscerale e sconfinato per la musica, una grande umanità, una statura e una integrità che a volte mi hanno sorpresa e spiazzata.
È vero, è Keith che parla di Keith ma non c’è mai autocompiacimento, mai arroganza, c’è tanta riconoscenza e senso di umiltà rispetto a chi gli ha dato tanto e a cui, di risposta, lui ha restituito tutto quello che ha potuto; e ci sono testimonianze di tanti, di chi gli ha voluto/vuole bene e di chi no.
Si avverte un senso di amicizia autentico, sincero, una capacità di superare gli ostacoli e di non mollare nemmeno di fronte al tradimento, di rivedere i ruoli senza giudicare, senza rinnegare quello che è stato.
Fra tutte mi ha particolarmente colpita la lunga amicizia con Freddie Sessler, per anni amico del cuore del chitarrista (nonostante la forte contrarietà di quasi tutti gli uomini dell’entourage degli Stones, che cercavano di porre la rockstar al riparo da una frequentazione giudicata [e con buone ragioni] deleteria). Potrebbe sembrare una relazione basata sul fatto che Freddie lo riforniva giornalmente di sostanze e tossici entrambi fossero semplicemente compagni di merenda, invece si avverte un affetto sincero, una connessione di vedute e di stima, di comprensione del dolore reciproco che li ha tenuti uniti a lungo e fino alla morte di Freddie e in qualche modo li unisce ancora.
Anche il suo rapporto con le donne, pur essendo molto rock&roll è pieno di rispetto e ammirazione e grande riconoscimento per chi gli è stato accanto (anche brevemente) incidendo profondamente sulla sua carriera e creatività, cosa che lui non ha alcuna difficoltà ad ammettere.
Affetto e riconoscenza che mantiene anche a rapporto intimo concluso.
Trova tempo e spazio anche per parlare degli animali di cui si è sempre circondato durante la sua esistenza nonostante i suoi impegni di carriera. Anche con loro il rapporto è originale e autentico e l’affetto nei loro confronti tangibile.
Insomma un libro di cui sono grata, nonostante l’invidia che a tratti ho provato perché per quanto tu abbia fatto, trasgredito, ti sia divertita, abbia goduto o sofferto, è sempre quello che non hai fatto e provato, i frutto che aveva il succo migliore.
“Te ne stavi là a suonare con gli amici, e d’un tratto ti dicevi: “Oh Yeah!”. Quella sensazione valeva più di qualsiasi altra cosa. C’era un momento in cui ti rendevi conto di aver lasciato il pianeta e nessuno ti poteva toccare.”


Life, di Keith Richards

KalimaKalima wrote a review
13
(*)(*)(*)(*)( )
Lascereste uscire vostra figlia con uno degli Stones ?
Nella Bibbia sacra della Musica sotto la voce Rock ( intendiamoci: quello vero con la R maiuscola, derivato dal blues e dal rock'n'roll, lasciate stare le imitazioni scadenti venute dopo) campeggia a caratteri cubitali la scritta ROLLING STONES. E se pensiamo alle "pietre rotolanti" ( nome derivato da una canzone di Muddy Waters) la memoria va subito a quel giorno del 1962 quando alla stazione un giovane Keith Richards si imbatte nell'amico Mick Jagger ,con sottobraccio molti dischi di rock&blues ,che non vede da circa sei anni.
Brutti, sporchi e cattivi. Nell'iconografia classica del Rock Keith Richards infatti è una delle sue immagini simbolo. Non solo è un miracolo di longevità e un sopravvissuto ( è stato per 10 anni al numero uno della "Lista delle persone prossime a morire") ma rappresenta la quintessenza di un intero genere - il Rock - che ha contribuito a forgiare e rendere immortale, ripartendo proprio dalle sue radici - i ritmi tribali, il blues, il jazz - e coniando un sound potente e decisivo per le generazioni successive. Una simbiosi completa, che non si limita all'aspetto musicale. Nessuno meglio di lui, infatti, ha incarnato il modus vivendi, la frenesia e gli eccessi del rock.
Il Rock come esplosione di vita, eccesso, urlo liberatorio, come una " maniera di fregare il potente" ( cit. School of Rock); il Rock come provocazione per natura e per divertimento, ribellandosi agli stilemi imperanti, impomatati di tradizionalismo e bigottismo fino a farlo divenire un autentico fatto di costume. Basti pensare alle celeberrime copertine di Sticky Fingers e Beggars Banquet. Sesso,droga & Rock'n'Roll.
Negli anni dorati della Swingin' London degli anni '60 si diceva " Lascereste uscire vostra figlia con uno degli Stones?"
Io, se avessi potuto, probabilmente un'uscita me la sarei fatta, ma anche così, a sentire raccontare da Zio Keef la storia della sua vita mi sono divertita. Una vita spudorata, eccentrica, ribelle, inverosimile, sopra le righe,esagerata, selvaggia e imprudente. Insomma la vita di un Rocker!

It's only Rock' n' Roll but I like it !
Mirco con la CMirco con la C wrote a review
02
(*)(*)(*)(*)( )
Comunque la pensiate in fatto di musica, forse i dischi che più amate non ci sarebbero stati, o sarebbero stati diversi senza questo adorabile figlio di puttana (ho assimilato il suo eloquio), sempre che non ascoltiate solo musica classica o il jazz delle origini. Se vi piace il blues ricordatevi che questo genere è stato rivitalizzato in maniera decisiva dagli Stones, senza di loro molti dei maestri del genere sarebbero probabilmente rimasti nel dimenticatoio. Questa autobiografia è stata scritta con l’aiuto del giornalista e scrittore inglese James Fox, forse è questo che a tratti la rende, per così dire, più realista del re, ossia suona fin troppo come Keith Richards, come ti aspetti che lui si esprima. Il buon Keef ha avuto sicuramente una vita degna di essere raccontata, una vita che non ha più avuto molto di “normale” da quando le ragazzine hanno iniziato ad assediare i Rolling Stones, a svenire sotto al palcoscenico o a lanciarci sopra le mutandine bagnate. Può permettersi di raccontare con la più estrema naturalezza i suoi leggendari eccessi, trovano conferma alcuni dei più assurdi aneddoti sul suo conto, il fatto che pur di terminare la registrazione di una canzone sia rimasto sveglio per nove giorni di seguito, per poi perdere di colpo i sensi e svegliarsi dopo circa 24 ore impiastricciato di sangue, o che abbia dato una sniffata alle ceneri di suo padre, dopo averne però sepolto la maggior parte in un prato in cui ha poi piantato una quercia. E’ senz’altro molto bravo a raccontare e a raccontarsela in maniera da uscire pulito, moralmente se non fisicamente, dalle situazioni più controverse ed estreme, dagli scazzi, le gelosie, i tradimenti con l’eterno amico/rivale Mick Jagger e soprattutto col povero Brian Jones. A dire il vero dopo qualche centinaio di pagine a base di retate della polizia, fughe all’estero, disintossicazioni e ricadute nella dipendenza, ho cominciato vagamente a tediarmi, ma l’impressione è che l’ironia e l’intelligenza che emergono, oltre ad una dose esagerata di fortuna, abbiano aiutato Keef a sopravvivere cavalcando il personaggio, in parte creato e in parte subito, del fuorilegge e divertendosi anche un sacco. E’ soprattutto quando scrive di musica che il nostro sa volare alto, ad esempio impiega una dozzina di bellissime ed ispiratissime pagine solo per raccontare quali mondi gli si siano aperti quando ha scoperto l’accordatura in open G, che rende così caratteristici molti dei memorabili riff che ha scolpito, è un chitarrista che, anche senza avere particolare orecchio, si riconosce dopo un solo accordo. Non so se avete mai notato che ha le dita a martelletto, o gli sono venute così a forza di tenerle sul manico della chitarra oppure madre natura lo ha dotato della caratteristica adatta suonare lo strumento che lo ha reso immortale. La musica e l’amore viscerale per la musica sono stati gli strumenti attraverso i quali ha stretto collaborazioni e solidi rapporti di amicizia con altri artisti, Keef è fermamente convinto del valore della relazione e dell’amicizia, nell’arte come nella vita, lui è stato quello che più di tutti si è adoperato per tenere viva ed unita la band, senza le smanie da prima donna di Jagger. Il calore ed il cameratismo che sprigiona il suo racconto mi hanno rievocato quell’idea molto adolescenziale che il tuo idolo sia grande anche come persona, che potreste essere amici, che sarebbe fantastico un giorno poterlo incontrare e farsi una birra ed una chiacchierata assieme, credo infatti di aver sognato una cosa del genere poche notti fa, ma non me lo ricordo bene…
Keith Richards, per quasi un decennio in cima ad un a discutibile classifica delle rockstar la cui morte veniva data per imminente, è al momento un arzillo vecchietto che, dopo l’operazione al cervello, ha smesso definitivamente anche con la coca, adora la sua famiglia, i cani, i libri di storia, le salsicce col purè e naturalmente la musica, per lui vivere equivale a suonare e comporre e non vuol neanche sentir nominare la parola pensione.
MirandaMiranda wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)(*)
AleksflowerAleksflower wrote a review
10