Lo spirito della fantascienza
by Roberto Bolano
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LeggoQuandoVoglioLeggoQuandoVoglio wrote a review
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7/10
"Adesso, gli stanchi esecutori erano fra me e lei. Sentii che il tempo dentro di me si lacerava."

Lo spirito della fantascienza di Roberto Bolaño rappresenta, per me, una sconfitta.

Quando leggo un nuovo autore, cerco sempre di comprenderlo il più possibile, contestualizzandolo, chiedendo a chi ne sa più di me e informandomi in ogni modo. Eppure, ho letto questo libro e mi presento al momento della recensione, consapevole di non averlo capito del tutto. Ho raggranellato pochissime conoscenze al riguardo e, perciò, dovrò fare ciò che amo meno: parlarvi di qualcosa senza sentirmi totalmente preparata sull'argomento e tentare di intuire ciò che non conosco con certezza. Ovviamente cercherò di farvi comprendere le sue caratteristiche fondamentali, senza indugiare troppo sulla mia personale interpretazione (probabilmente sbagliata).
Mi scuso, perciò, con gli estimatori dell'autore e mi riprometto di leggere le sue opere in un ordine più consono, per farmene un'idea completa e maggiormente centrata.

Lo spirito della fantascienza di Bolaño è l'ultimo libro pubblicato dell'autore, è stato edito quest'anno (2018) da Adelphi e, come è evidente, è uscito postumo. Il romanzo è stato scritto negli anni 80 da un Bolaño trentenne.

Io sono stata colpita dal suo incipit, che si manifesta con un dialogo tra un autore e una giornalista ad una Premiazione. Non è chiaro di chi si tratti esattamente tra i personaggi di cui leggeremo successivamente.

Il resto della recensione al link
leggoquandovoglio.it/libro/5b783831379858b002a0f3f0
BBBB wrote a review
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KobayashiKobayashi wrote a review
07
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E.E.D.L.C.F.
(El espíritu de la ciencia-ficción)
Prima lettura ordinaria.
Seconda lettura in ordine fantascientifico.
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Prima, di seguito, tutti i capitoli relativi all'intervista allo scrittore diventato famoso (Jan) e alle sue meravigliose storie.
(pagine 13 – 19 – 36 – 40 – 52 – 63 – 76 – 89 – 103)
In un granaio disperso in un paese spaventoso ai piedi della Cordigliera delle Ande nel Sud del Cile ha sede l'Accademia della Patata, una delle tante facoltà sparse per il mondo dell'Università Sconosciuta, luogo misterioso di cui solo alcuni iniziati percepiscono il significato.
Io lo descriverei come una mecca per cyber hacker: pezzo forte la stazione da radioamatore abbandonata e tutta la serie di apparecchi che funzionano imperturbabili giorno e notte in attesa di un messaggio ma ai quali non arriva mai nessun segnale; altro cimelio, l'unico libro dell'Accademia, un mattone di cinquecento pagine ricco di indizi cifrati che contiene lo spirito dell'autore morto.
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Poi i capitoli in cui a narrare è Remo, detective selvaggio ante litteram.
(pagine 15 – 22 – 24 – 26 – 32 – 43 – 48 – 55 – 66 – 79 – 92 – 109 – 113 – 118 – 123 – 141 – 153)
Esattamente come Belano e Lima, anche Remo Moran vaga, indaga, legge, vive della letteratura dei poeti-lumpen e non smette di tremare per amore. Ha il suo quartier generale nel caffè La Habana, in calle Bucareli, Distrito Federal, Messico ... Pianeta Terra, anche se appartiene ad un'altra galassia dato che per questa è troppo avanti o troppo indietro, dipende. Remo, attraverso i seminari di letteratura, viaggia nel tempo e nello spazio insieme ad un altro strano pilota, José Arco, quello che ha un “libro ficcato nella tasca posteriore dei pantaloni come il reattore di un'astronave”.
Remo Moran, José Arco, Jan Schrella e un manipolo di alcune donne “straintelligenti e strabelle” costituiscono una sorta di “gioventù estrema” che vorrebbe sovvertire l'ordine sociale. La realtà è che sono tutti ragazzi troppo naif e disorganizzati che prevalentemente falliscono e devono “contemplare l'esplosione dalla distanza” e farsi coraggio recitando a memoria le proprie poesie.
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Infine i capitoli dedicati alle lettere che Jan Schrella – detective coinquilino di Remo – scrive ai suoi autori preferiti di fantascienza.
(pagine 17 – 29 – 38 – 61 – 74 – 87 – 105 – 138 – 161)
Jan spera che un intervento degli scrittori nordamericani di fantascienza possa far cessare la politica di aggressione nei confronti dei paesi disastrati dell'America latina. Suggerisce loro di portare avanti i progetti più inverosimili, tra gli altri un'antologia di autori che abbiano “trattato nel modo più radicale e con evidente piacere personale il tema dei rapporti carnali e del futuro” perché “la guerra può essere fermata con il sesso o con la religione. […] Per adesso scartiamo la religione. Ci resta il sesso”.
Lettere come dischi volanti, bozza di un potenziale romanzo di fantascienza tra impegno politico, racconti di sogni struggenti, fotografie mosse e robot.
Jan diventa famoso, lo intervistano e si riinizia il giro: pagine 13 – 19 – 36 etc. etc.
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E ancora una volta un libro di Bolaño lascia il segno, questa volta come le letture infantili che “rispuntano fuori, per metà nostalgia, per metà disperazione”.
blowup111blowup111 wrote a review
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Spoiler Alert
CosimoColbiCosimoColbi wrote a review
016
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Ti auguro di scrivere cose molto belle
“Erano reali (voglio dire, meravigliosamente reali) solo i sorrisi di Laura dall'altra parte della stanza, sorriso da meteorite, mezzo sorriso calante, sorriso insinuato, sorriso di collega e di fumo, sorriso di coltello a serramanico in un'armeria, sorriso pensieroso e sorriso che s'incontrava col mio, ora sì, senza pretesti: sorrisi cercati, sorrisi che cercavano”.


Per scrivere versi i poeti imparano a guidare le motociclette e rubare i libri tascabili. Ascoltano le storie orali, sconnesse, trascurando quelle scritte; per poi invece mettersi a indagare su riviste letterarie immaginarie, vivendo una vita nomade nella turbinosa metropoli del Districto Federal, decifrando con le gambe e con lo sguardo e con le labbra l'incognita dell'eros giovanile, che è promiscuo e ridicolo, ironico e esibito o vergognoso: ma è necessario. Ci sono tre strutture che si incrociano in questo libro, che risulta meraviglioso perché presentato da una copertina dove si possono toccare le immagini in rilievo di curiose pietre fossili, particelle di polvere cosmica fotografate al microscopio, e prezioso in quanto corredato di una parte analogica di manoscritti e quaderni e disegni del poeta. Tre parti, tre forme testuali ibride compongono un romanzo di giovinezza, di poesia e motociclette, di amore e sesso e di sguardi e sorrisi, febbre e strada, uno espistolare e d'anticipazione, fantastico, pieno di disperato e borgesiano romanticismo, un terzo a intervista, metaletterario e dialogico, profezia di povero idealismo: la scrittura proviene da un io che narra allontanandosi e facendosi esterno, in una sorta di rifrazione antimimetica, con uno stile nato dalla noncuranza e dal coraggio di non pensare al lettore, di dichiararsi incompreso e disinteressato alla trama e al desiderio di piacere. Una scrittura, come ricorda Ilide Carmignani appassionata traduttrice delle parole di Bolaño, che è "una tempesta elettrica nel cielo notturno". Le brutture del mondo potenziano la capacità immaginativa; la fantasia è antagonista all'illusione utopica: interrogando il mondo prima o poi questo risponderà. Sono gli anni Settanta underground, Remo Moràn e Jan Schrella vivono molto, leggono molto e scopano molto, con i loro amici radicali e irrazionali, con le tre sorelle Torrente, tutte misteriose e sensuali e José Arco e Laura, Cèsar e Mofles, tra alcol, erba e tabacco, tra loro i rapporti carnali e il futuro mentre si curano a vicenda, rifugiati su terrazze dismesse, scolari di quella Accademia della Patata in un'Università Sconosciuta che trasmette alla radio la storia paradossale e illogica dell'America Latina. Per il tempo di una letttura, futuri detective selvaggi.



“Cara Ursula K. Le Guin, […] È la nostra capacità di tradurre la parola morte la nostra arma? […] Sono i nostri archi e le frecce che salgono verso gli elicotteri come un sogno o come i frammenti dispersi di un sogno la nostra arma? Che cosa ci verrà dato e che cosa dobbiamo prendere per resistere e vincere? Smettere di guardare per sempre la luna?”. “Cara Ursula K. Le Guin, le avevo scritto una lettera ma per fortuna non gliel'ho spedita: era una lettera pretenziosa e piena di domande a cui lei in qualche modo ha già risposto nei suoi libri. Ho diciassette anni e sono nato in Cile, ma adesso vivo a Città del Messico, su un tetto a terrazza da cui si vedono albe straordinarie”.
Roberto NovaresioRoberto Novaresio wrote a review
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