Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte
by Mark Haddon
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Quando scopre il cadavere di Wellington, il cane della vicina, il giovane Christopher Boone capisce di trovarsi davanti a uno di quei misteri che il suo eroe, Sherlock Holmes, era così bravo a risolvere. E incomincia a scrivere un libro, mettendo insieme gli indizi del caso dal suo punto di vista. Un punto di vista un po' speciale, perché Christopher soffre della sindrome di Asperger, una forma di autismo, e ha un rapporto molto problematico con il mondo. Indagando sull'assassinio del cane, Christopher inizia a far luce su un mistero ben più importante che lo riguarda da vicino. Come è morta sua madre? Perché suo padre non vuole che lui faccia domande ai vicini di casa? Per rispondere, Christopher dovrà intraprendere un viaggio iniziatico in luoghi e situazioni per lui difficilmente tollerabili, approdando a una sorta di età adulta, orgoglioso di sapersi muovere nel mondo caotico e rumoroso degli altri.

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Nae83Nae83 wrote a review
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_chiarapanda__chiarapanda_ wrote a review
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Le piccole cose.
“Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte” ha poco a che fare con un giallo, come apparentemente ci suggerisce il titolo del libro. O meglio, è un giallo poco giallo, a ben dire. Dimentichiamo il cappello e la lente alla Sherlock Holmes e catapultiamoci nella storia di un bambino affetto da sindrome di Asperger che, appassionato lui stesso di gialli, decide di investigare l’uccisione del cane della vicina: un evento che ha scombussolato la sua quotidianità e che lo porterà a scoprire lati nascosti della sua stessa vita.

Christopher è soltanto un bambino, con una vita un po’ diversa rispetto a quella di tutti i suoi coetanei, non tanto per quello che fa, ma per come lo fa. Christopher ama la matematica, adora guardare programmi scientifici, legge tantissimo e si prende cura del suo topo addomesticato. Christopher, però, è anche ossessionato dai colori, è terrorizzato quando parla con gli estranei, ha difficoltà ad andare in un posto che non ha mai visto, a meno che non familiarizzi prima con la piantina del luogo, diventa aggressivo se qualcuno lo tocca e ha enormi difficoltà nel comprendere alcuni aspetti del linguaggio verbale (metafore, giochi di parole, frasi idiomatiche, domande retoriche..) e paraverbale (espressioni facciali, tono di voce, gesti..).

Christopher è nello spettro autistico, per lui la vita ha un significato diverso: ogni gesto, ogni azione, ogni evento che per la maggior parte della gente si incastra perfettamente nel quotidiano, per Christopher invece può non avere un ruolo ben definito o un significato facilmente comprensibile.

Ho letto diversi libri sull’argomento o comunque che richiamano questo genere, e tra tutti si evidenziano elementi accomunanti: punto di vista simpatico e umoristico, momenti di intensa compassione e tendenza a raccontare sempre il quotidiano, forse perché la consapevolezza dell’autismo parte dalle piccole cose.

È un racconto esilarante, a tratti un po’ amaro, perché prendi consapevolezza di quanto siano complessi, per alcune persone, gesti che per te sono estremamente banali: prendere la metro, visitare una nuova città, parlare con qualcuno o semplicemente staccare la spina (Christopher si chiederebbe, adesso, cosa voglia dire poi “staccare la spina”).

Ho trovato molto interessante la prefazione dell’autore, il cui punto di vista si può ben riassumere in questi semplici princìpi: 1) le persone affette da Asperger (o da autismo in generale) non possono essere accomunate da definizioni, poiché ognuna esprime una sua univocità e singolarità; 2) tutti hanno tratti e/o manie che sono oggetto di discussione nello studio autistico: ciò che rende una persona autistica rispetto a un’altra è la combinazione e l’eccentricità di alcune peculiarità. Tradotto in parole più povere: tutti siamo un po’ autistici, chi più chi meno.

Questo racconto ha avuto il potere di avvicinarmi forse più ai genitori che al bambino affetto da autismo: per quanto si voglia sdoganare l’idea che il bambino autistico non debba essere trattato diversamente dagli altri bambini, bisogna comunque ammettere che richiede un livello di attenzione più delicato e fortemente trasversale. L’impegno è chiaramente maggiore e quindi capisco la difficoltà, a volte la rabbia, che i genitori provano nel percorso di crescita e di educazione di questi bambini.