Lonesome Dove
by Larry McMurtry
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Leggenda e realtà, eroi e fuorilegge, indiani e pionieri, un'odissea attraverso le Grandi Pianure e la morte come sola compagna di viaggio, la malinconia di un'epoca al tramonto e l'eccitazione di una cavalcata selvaggia. L'avventura che non finirà mai: questo è il West.In uno sputo di paese al confine fra il Texas e il Messico, Augustus McCrae e Woodrow Call, due dei piú grandi e scapestrati ranger che il West abbia conosciuto, hanno cambiato vita: convertiti al commercio di bestiame, ammazzano il tempo come possono. Augustus beve whiskey sotto il portico e gioca a carte al Dry Bean, mentre Call lavora sodo dall'alba al tramonto e continua a dare ordini a Pea Eye, Deets e al giovane Newt. La guerra civile è finita da un pezzo e la sera, sul Rio Grande, non si incontrano né Comanche né banditi messicani, ma solo armadilli e capre spelacchiate. L'equilibrio si spezza quando, dopo una lunga assenza, torna in cerca d'aiuto un vecchio compagno d'armi, il seducente e irresponsabile Jake Spoon, che descrive agli amici i pascoli lussureggianti del Montana e cosí dà fuoco alla miccia dell'irrequietezza di Call: raduneranno una mandria di bovini, li guideranno fin lassú e saranno i primi a fondare un ranch oltre lo Yellowstone. È l'inizio di un'epica avventura attraverso le Grandi Pianure, che coinvolgerà una squadra di cowboy giovani e maturi, oltre a un folto gruppo di prostitute, cacciatori di bisonti, indiani crudeli o derelitti, trapper, sceriffi e giocatori d'azzardo: decine di piccole storie che s'intrecciano tra loro ed escono dall'ombra della grande Storia americana. Lonesome Dove è un libro leggendario, il vero grande classico della letteratura western, l'opera che raggiunge il culmine di un genere e allo stesso tempo chiude un'epoca. Non a caso c'è il cinema all'origine del romanzo: all'inizio degli anni Settanta, Peter Bogdanovich vuole girare un film in omaggio al suo maestro John Ford, con John Wayne, James Stewart e Henry Fonda nelle parti principali. McMurtry scrive il copione: nasce cosí il primo abbozzo di Lonesome Dove, sebbene con un altro titolo. Alla fine il progetto non giungerà in porto, ma quella storia continua a ronzare nella testa di McMurtry per piú di dieci anni, finché non decide di scriverci un romanzo. Lonesome Dove negli Stati Uniti è subito salutato come un capolavoro e vince il Pulitzer nel 1986. In seguito verrà adattato in una mini-serie televisiva, con Robert Duvall e Tommy Lee Jones, che ottiene un grandissimo successo e segna l'inizio del revival western al cinema, culminato con Balla coi lupi e Gli spietati. Da tempo irreperibile sul mercato italiano, Lonesome Dove torna ora in libreria in una nuova traduzione.

All Reviews

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Carla SuellaCarla Suella wrote a review
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Bruno951Bruno951 wrote a review
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PiperitapittaPiperitapitta wrote a review
118
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E adesso?

«Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati. Dove andiamo? Non lo so.»


Sono stati scritti tanti bei commenti e tante belle recensioni su questo romanzo, e quelli che preferisco tra loro sono quelli che sottolineano l’importanza del viaggio in sé rispetto alla storia e ai singoli personaggi, o ai frammenti del viaggio stesso e delle tappe che lo punteggiano.

Potrebbe trattarsi di un’Odissea, in fondo, e la presenza della cultura classica che aleggia di fondo, le frasi in latino che campeggiano sulla targa di legno attaccata fuori dal ranch e la discreta ma rassicurante presenza di Virgilio (citato in più di un’occasione), hanno rievocato nella mia memoria quello che il poeta romano fu per Dante: una guida al suo fianco, il compagno per quel lungo viaggio che attraversò l’Inferno, il Purgatorio, per giungere infine in Paradiso, il senso del viaggio stesso, ancor più che le stelle rimirate all’uscita nelle notti gelide del Montana.


Ma cos’ha di speciale, dunque, questo lungo romanzo western che narra del trasporto di una mandria di bovini dal profondo Sud del Texas, da poco strappato dai Ranger al Messico e agli indiani, verso i verdi pascoli del Montana nel profondo e ancora selvaggio Nord?

Nulla, mi verrebbe da rispondere, se non fosse che proprio nel momento in cui ancora te lo stai chiedendo mentre guadi i fiumi che separano uno stato dall’altro o vieni attaccato una volta dai mocassini acquatici o dai Kiowa e dai Comanche, mentre i tornado avvolgono in una nube di polvere mandria e cavalli e cowboy, o ti stai proteggendo da una nubi di cavallette o dalla pioggia torrenziale cavalcando insieme ai tuoi compagni, ti accorgi che ci sei dentro fino al collo, fino allo Stetson o agli stivali che, anche tu, indossi: sei in viaggio anche tu, sei anche tu su una delle piste che portano in Arkansas con Gus e Call, sei anche tu in tenda con Lorena, giovane e bella prostituta che vuole andare in California e si trova invece su una pista verso il Nord, sei anche tu un giovane cowboy inesperto come Newt in cerca di punti di riferimento, sei anche tu in viaggio verso un Forth qualcosa o, in direzione opposta, in cerca delle tracce di qualcuno che non ti vuole incontrare; sei anche tu in viaggio verso il Montana senza sapere cosa sia: ed è proprio in quel momento in cui te lo starai sicuramente ancora chiedendo, che ti accorgerai che di speciale non c’è nulla, forse, se non la capacità di Larry McMurtry di averti ingaggiato insieme agli altri cowboy, di averti convinto a partire per quest’impresa che sulla carta appare se non impossibile, difficilissima, se non disperata, folle, e di farti rimpiangere, raccontandotelo, un mondo che non c’è più e che finisce nel momento stesso in cui finisce il selvaggio West, in cui i cowboy, palmo a palmo, lo conquistano, lo civilizzano, lo possiedono.

È uno sguardo romantico quello con il quale McMurtry, attraverso le riflessioni di Gus, avvolge la sua storia, pragmatico quando l’incedere di Call la trascina, visionario nelle speranze di Newt, Lorena, Sean, confortante in quello di Bolivar, che imperterrito continua a suonare la sua campana fuori dal ranch per avvisare che la colazione, il pranzo, la cena sono serviti, anche quando ad ascoltarla non ci sarà più nessuno, perché Lonesome Dove resta, Lonesome Dove è sempre là, là dove We don’t rent pigs e Uva uvam vivendo varia fit.

Bello, partire, mettersi in viaggio per credere.

Questa la recensione che preferisco


tommasopincio.net/2017/11/26/lonesome-dove/?fbclid=IwAR18EjZ5f6eh0OsOHsvyvZZuObvuctwP-PPXYZOWua1BbekBy9xEG4QUKiU


(quattro e mezza, cinque)

Marco CantariniMarco Cantarini wrote a review
06
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Wonderely Wonderely wrote a review
01
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Forse perché la passione per il cinema western è stato il punto di contatto più profondo che ricordo di aver avuto con mio papà che era anche, non a caso, un grande affabulatore.
Forse perché son cresciuta in Uruguay, un luogo dove esistono grandi pianure, vaqueros e mandrie sconfinate. Gli indiani sono un ricordo ancora presente, pur cambiando nome: Charruas, invece di Comanche, ma tali da riempire la fantasia di noi bambini che giocavamo per le strade con pistole fatte con le mollette, archi e frecce fatti con le canne, bolas e lazos, tant’è che son cresciuta con queste immagini nel cuore e negli occhi.
Il Texas fu dunque presto la meta del mio immaginario, da bambina e fino all’età adulta, quando, dopo aver scoperto la letteratura western USA, venne il giorno in cui potei finalmente coronare il sogno di visitarne i luoghi.
Il viaggio risale al novembre del 2017, prima, durante e dopo il viaggio non feci altro che leggere libri e guardare film western, al punto che ne ebbi un rigetto, (mi stavano crescendo le fondine con le pistole, gli speroni, e il mio olfatto registrava odore di sterco di vacca ovunque) ragion per cui, dopo aver visitato Archer City, (1800 abitanti, 2 librerie, ma sono state 8, 1 dinner!) luogo natale di Larry McMurtry e di culto per miriadi di appassionati lettori di tutto il mondo che vi accorrono per visitare e comprare nelle sue librerie museo, che raccolgono libri nuovi, vecchi, antichi e rari raccolti da McMurtry stesso, dove, dopo una ricerca che può durare giorni, i clienti non pagano alla cassa ma leggono nella prima pagina del libro, scritto a matita il prezzo e lo lasciano nell’apposita cassetta. Dopo aver visitato Archer City dicevo, ed essermi abbuffata di aneddoti su McMurtry e compreso perché è considerato il maggior scrittore statunitense del genere nonché sceneggiatore pluripremiato, comprai Lonsome Dove ma non ebbi più lo stimolo per leggerlo.
Fino ad ora.
Tre anni di astinenza sono stati premessa indispensabile per approcciarmi a questa elegia letteraria: una apoteosi, per chi ami il genere western, un libro irrinunciabile per chi decida di leggerne almeno uno per conoscerlo.
Call, ex Texas ranger decide di trasportare una mandria di Longhorne, razza bovina texana, da Lonesome Dove, dove vive senza scosse da un decennio gestendo uno stallaggio, verso il Nevada.
Un viaggio senza alcuna ragione apparente, senza uno scopo reale, dal momento che non c’è, in Call, ambizione di lucro né di avventura o gloria. Con lui è Gus, la sua antitesi, anch’egli ex Texas ranger poco cowboy e molto letterato e filosofo, innamorato di vita e bellezza e non per questo meno rude e capace nel difendere se stesso e i compagni; al seguito, un manipolo di giovani cow boys per lo più inesperti. Li accomuna un serie di valori fondamentali: rispetto di sé, senso dell’onore, di appartenenza, in alcuni casi del dovere, in altri la ricerca di piaceri talvolta materiali talaltra spirituale.
Una serie di personaggi che contribuiscono alla costruzione di un racconto corale perfetto. Con loro cavalca e sovrasta, onnipresente La Morte, il vuoto cosmico, la prossimità di un cielo troppo vasto, la insignificanza dell’esistenza. Un excursus nei sentimenti umani: dalla generosità estrema alla banalità del male.
Non so come altro parlar bene di questo romanzo e sento più la necessità di parlare di Larry McMurtry, una leggenda vivente per gli appassionati come me. Nessuno meglio di uno nato in un ranch e destinato a diventare un cowboy ma più attratto dalla letteratura. Nel ranch non c’erano libri ma ogni sera si radunavano nel portico e ognuno narrava la propria storia, ben presto Larry li andò a cercare, i libri ed espresse se stesso scrivendone tanti in una situazione in cui la letteratura non era propriamente una passione “plausibile”.
«Literature, as I saw it then, was a vast open range, my equivalent of the cowboy’s dream» Larry McMurtry
La figura di Gus è certamente quella in cui ho identificato l’autore, un misto di ruvidezza e dolcezza in cui mi sono, a tratti, riconosciuta io stessa.
Di seguito un dialogo tra Gus è un cowboy mentre, in due, stanno per affrontare un attacco di 40 indiani.
– Sento odore di pioggia, ed è una benedizione. Gli indiani non amano combattere con la pioggia. Solo i bianchi sono cosí stupidi da combattere con qualunque tempo.
– Abbiamo già combattuto gli indiani sotto la pioggia.
– Sí, perché li abbiamo costretti noi. Loro preferiscono combattere quando c’è il sole, e mi pare ragionevole.
– Questi stanno per ammazzarci e tu prendi le loro parti, – disse Pea Eye. Non aveva mai capito Gus e mai l’avrebbe capito, anche se gli indiani non li ammazzavano.
– Ammiro il buon senso, dovunque lo trovi.


Lonesome Dove, di Larry McMurtry
#LiberandoLarryMcMurtry
Carmen Elisabeth Bonino