Luna bugiarda
by Ben Pastor
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Luna bugiarda è il secondo romanzo del ciclo che la scrittrice italoamericana Ben Pastor ha dedicato al personaggio di Martin Bora, ufficiale dell’esercito tedesco durante la seconda guerra mondiale. Siamo nell’autunno del 1943, nel pieno del conflitto e il maggiore della Wermacht Martin Bora, da poco rientrato dalla missione in Russia, riceve un nuovo incarico. Viene dislocato in Italia settentrionale, in una località del Veneto, nei pressi della città di Verona. In settembre però l’auto su cui viaggiava viene colpita dai partigiani. Bora riesce a sopravvivere ma viene gravemente ferito. Menomato della mano sinistra, ma dotato di una volontà di ferro, continua a svolgere il suo incarico. Pattuglia il territorio e sostiene gli altri reparti coinvolti nell’impegno bellico in Italia. La milizia fascista chiede il suo intervento per cercare di fare luce sulla morte di Vittorio Lisi, membro del Partito Nazionale Fascista deceduto in circostanze da chiarire. Quello che a prima vista sembra un incidente, in realtà potrebbe nascondere un efferato omicidio. Bora, su pressione dei suoi superiori, inizia ad indagare sul fatto, coadiuvato nelle indagini dall’ispettore di polizia Sandro Guidi. Nonostante le differenze caratteriali, tra i due si instaura un rapporto di amicizia. Cercando informazioni relative alla vita privata dell’uomo, emergono alcuni elementi che sembrano ricondurre a una donna. Vittorio Lisi, infatti, nonostante fosse in sedia a rotella, era un donnaiolo. E’ stata Claretta, ex moglie di Lisi, a compiere il delitto oppure il colpevole è da ricercarsi in altri ambienti? Luna bugiarda, di Ben Pastor, è un giallo che si sviluppa sugli scenari di un’Italia sotto l’occupazione nazista.

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Alfonso76Alfonso76 wrote a review
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Ci si può innamorare di un protagonista che ha tutte le caratteristiche per essere un “nemico”? Martin Bora è un ufficiale tedesco nella seconda guerra mondiale, persino occupatore in questo secondo romanzo del ciclo, ambientato nell’Italia del Nord Est, contraddittorio nell’obiezione agli ordini che riceve e (forse) non solo per sole ragioni di sopravvivenza.

La trama
Eppure, Martin Bora scatena una fortissima empatia. Lo ritroviamo in Veneto, sofferente e con una mano amputata dopo un attentato dei partigiani, ad indagare sulla morte di un personaggio di primo piano del regime fascista. Principale sospettata la (semi-svampita) moglie del gerarca, ma non tardano nuove possibili piste che sottointendono corruzioni, prestiti usurai, rivalità in un regime conscio di essere al suo crepuscolo.

Già in Lumen, mia prima lettura pastoriana, era emerso tra gli elementi di maggior interesse una contorta e particolarissima amicizia; in Luna bugiarda, Bora stringe (nel suo modo teutonico e militaresco) un rapporto con Guidi, ispettore di polizia e sua spalla diplomatica nelle indagini. Un personaggio altrettanto complesso: mi sembra che la cifra stilistica di Ben Pastor sia esattamente questa. Accompagnandosi con uno stile che appare asciutto ma che ha una sua bella profondità, la scrittrice italoamericana disegna uomini che finiscono per assomigliarci terribilmente: mai stereotipati, mai del tutto cattivi o adorabilmente buoni, carogne come possiamo essere in metropolitana alla 7 di mattina, generosi in alcuni lampi di consapevolezza, attenti alternativamente a noi stessi o agli altri.

E funziona, funziona davvero bene. Aggiungi una trama solidissima e non scontata, neppure nel finale, una ambientazione storica che cattura e un sottofondo climatico grigio e tetro anche quando è illuminato da una luna bugiarda, ed ecco servito un mistery che si avvicina alla perfezione.

capitolo23.com/2019/01/13/recensione-luna-bugiarda-di-ben-pastor
GeoflaGeofla wrote a review
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Luna bugiarda, come molte altre mie storie, è sostenuta da una metafora. Credo profondamente che noi, come esseri umani, siamo una specie analogica, metaforica: costruiamo la realtà con l'analogia ("Questo assomiglia a quello, e perciò potrebbe essere...") e la metafora ("Questo è così simile a quello che, in un certo senso, è quello..."). Così Ben Pastor in una molto illuminante postfazione a Luna Bugiarda. L'ho trovato un briciolo più faticoso dei precedenti che ho letto ma chiusa l'ultima pagina devo riconoscerne ancora una volta la qualità formale e sostanziale molto alta, in particolare nello sforzo di chiarificare numerose sfaccettature caratteriali del personaggio di Martin Bora (e ora capisco meglio anche il reincontro con il centurione De Rosa di cui alla "Venere di Salò"). Tutto ciò premesso... io non ho ancora capito la vera cronologia dei romanzi di Ben Pastor. O meglio, ho capito che l'ordine di pubblicazione italiano non coincide con la cronologia delle avventure di Bora, non se la stessa autrice ha composto in epoche successive i prequel di cui nella vicenda vi sono sempre abbondanti riferimenti. Ho cercato di raccapezzarmi e questo ho trovato:

La canzone del cavaliere by Ben Pastor 1937 - prequel 0
Il signore delle cento ossa by Ben Pastor 1939 - prequel 0
Lumen by Ben Pastor 1939 - book 1
I piccoli fuochi by Ben Pastor 1940 - book 2
The Road to Ithaca by Ben Pastor 1941 - book 3
La morte, il diavolo e Martin Bora by Ben Pastor 1941 - book 4
Tin Sky by Ben Pastor 1943 - book 5
Liar Moon by Ben Pastor 1943 - book 6
A Dark Song of Blood by Ben Pastor 1944 - book 7
Il morto in piazza by Ben Pastor 1944 - book 8
La Venere di Salò by Ben Pastor 1944 - book 9

e in quest'ordine mi regolerò per i prossimi.
Giogio53Giogio53 wrote a review
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L'equilibrio di Biancaneve - 08 gen 17
Dato il mio vizio di evitare di leggere risvolti e quarte di copertina, mi sono sorbito tutto questo libro pensando ad un Ben(iaminio) magari amante delle guerre ed altri ammennicoli. Alla fine, leggendo la postfazione scopro invece che Ben Pastor è una signora italo-americana che all'anagrafe fa Maria Verbena (Ben) Volpi (nome del padre) Pastor (nome del marito), ed è docente di Scienze Sociali oltreoceano. Non è che questo stravolga il giudizio complessivo su un’opera che ha degli spunti interessanti, ma che non risulta avvincente e coinvolgente come dovrebbe essere. Comunque, dati gli interessi dell’autrice, è una storia ben collocata nella realtà italiana, anche se datata e incastonata in una memoria collettiva descritta in mille e mille storie (anche se forse dei lati non chiariti sono sempre presenti). Il protagonista dei questa (e di molte storie della Pastor) è l’ufficiale tedesco di stanza in Italia, Martin Bora. Il cui nome completo in realtà è Martin-Heinz Douglas Wilhelm Friederick von Bora. Quindi un nobile, come verremo a sapere da questa ed altre storie, nato nel 1913 ad Edimburgo da padre direttore d’orchestra e madre scozzese. Alla lontana, Pastor modella il nostro Martin sulle sembianze del colonnello Claus Schenk von Stauffenberg (quello che nel 1944 fu autore del fallito attentato a Hitler). Quindi ufficiale integerrimo verso le gerarchie militari, ma non supino alle ordinanze nazi-fasciste. Tanto che capiamo che ha fatto e che fa fuggire ebrei per non doverli deportare nei campi di concentramento. Ma da soldato combatte, con tutte le forze, contro partigiani e lealisti, considerandoli “banditi”. Certo, non ha simpatia verso i fascisti d’accatto, in particolare quelli che poi si riuniranno sotto le bandiere di Salò. Ma si trova di stanza vicino Verona, ha risolto altri casi complicati in Polonia (almeno a quanto traspare da alcune frasi), quindi lo stato maggiore tedesco lo invia alla ricerca di una spiegazione e della ricerca di un colpevole per la morte violenta di tal Vittorio Lisi, maggiorente fascista locale. Il tutto complicato dal fatto che, proprio nelle prime pagine, Martin subisce un attentato con la conseguente asportazione della mano sinistra, ed uno stato di non perfetta lucidità dovuta alle schegge di granata nella gamba. Certo, è comunque Martin-Superman, visto che solo due settimane dopo il “taglio”, prende in mano l’inchiesta (ovviamente con la mano rimasta) e si comporta come se avesse da sempre avuto una mano in meno. In vero, poco credibile. Comunque, il “nostro” Martin viene da subito affiancato da un ispettore di polizia locale, Sandro Guidi, che agisce un po’ da “mano” di Martin, anche se, rispetto all’impassibile tedesco, si lascia coinvolgere dalla trama. Dalla “povera” Clara, moglie da poco separata da Vittorio, bella e indiziata del delitto. Martin invece non è convinto, ed indaga sulla personalità di Lisi, fascista dalla marcia su Roma, dove venne investito, perde l’uso delle gambe, viaggia su di una sedia a rotelle, ma non per questo perde la sua virilità. Vitalità che invece preoccupa Martin, non perché con una mano in meno…, ma la lontananza dalla moglie Benedikta induce pensieri necrofori. Intanto vediamo che oltre ad aver messo incinta signore e signorine qua e là, con conseguenti aborti e talvolta morti sui tavoli operatori, Lisi non si peritava di fare l’usuraio, mettendo nella sua rete sia il caporione locale, il fascista-macchietta De Rosa, sia il notabile di campagna, tal Moser, nella cui villa avita, la “Villa della Mezzaluna”, nel Settecento, passò e suonò il giovane Mozart. Anche Clara non disdegna la bella vita, magari con qualche suo ex, e via straziando cuori, tanto che, in carcere, scoprirà di essere incinta. Alla fine, a pochi si ridurranno i sospetti: l’ex di Clara, tal Carlo, la suddetta Clara ed il nobile Moser. Il tutto legato ad una “C” che Lisi graffia sul selciato. O era qualche cosa d’altro come parrebbe suggerire il titolo? Intanto imperiamo anche il detto latino “Luna Mendax”, dove si discetta di lune crescenti e calanti e delle lettere che le indicano. Alla fine, sarà ovviamente Bora a tirare le fila di tutto, portandoci alla soluzione. Un po’ moscia, ma comprensibile. Come capibile (ma fin dalle prime righe) l’atteggiamento anti-hitleriano del maggiore, e la sua sospettabilità verso le gerarchie. Capibile l’atteggiamento un po’ da “galletto” di Guidi, che ne rimarrà scottato. Con un contorno macchiettistico della madre di Guidi e del suo sottoposto siculo. Però sempre in tono minore, come, appunto, un Mozart con la sordina. Si, abbastanza ben scritto, con una buona conoscenza della storia italica. Ma non tale da creare una spasmodica voglia di leggerne altro. Alla prossima Verbena, ma non sappiamo quando.
Viandante JanViandante Jan wrote a review
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