Macerie prime. Sei mesi dopo
by Zerocalcare
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Nasce il figlio di Cinghiale. Gli amici si riavvicinano. Niente è più come prima. Sei mesi dopo l'uscita di «Macerie prime», Zerocalcare torna con il capitolo conclusivo della sua storia più emblematica e contemporanea. Il senso di precarietà sociale del suo cast sembra assoluto, i rapporti amicali si lacerano, le tenebre avanzano. Piccoli pezzi di ciascuno vengono perduti, rubati, cambiano gli equilibri. E l'armadillo è sempre latitante. Se una soluzione esiste, in cosa consisterà?

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PollapollinaPollapollina wrote a review
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Chiara WhiteChiara White wrote a review
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SarynaSaryna wrote a review
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MrsShadowMrsShadow wrote a review
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Chissà se sono più le cose che guadagni o quelle che perdi, quando impari a campare.
Macerie Prime e Sei Mesi Dopo sono stati il mio primo approccio con Zerocalcare. Ammetto di essermici avvicinata senza sapere poi granché, se non della sua fama e delle code che provoca di solito alle fiere. E ho trovato un riscontro che non mi aspettavo.

Zerocalcare è molto generazionale. Questo suo fumetto è pieno di riferimenti alla cultura di fine anni '80, alla Roma che ha vissuto lui, alle realtà dei centri sociali e ai ragazzini ribelli e reazionari che partecipano alle manifestazioni e fanno a botte. Io sono una 90s bitch, e tutte queste realtà mi sono piuttosto lontane. Alcune cose in cui riconoscermi le ho sicuramente trovate, specialmente in alcuni aspetti del suo rapporto con il gruppo di amici, ma ammetto che mi aspettavo qualcosa di più relatable.
Anche per questo motivo, la storia all'inizio non mi convinceva del tutto; mi ha poi preso un po' più avanti e specialmente nel secondo capitolo, dove si è fatta più emozionante e coinvolgente. Alla fine ammetto che comunque la lacrimuccia di commozione in alcune occasioni mi è scesa.
Il problema più grande di questo mio approccio è stato il mood che ho ritrovato nelle pagine di Calcare: il suo fumetto, specialmente all'inizio, mi lasciava la stessa sensazione che mi lasciano di solito i film di Fantozzi, ovvero una sorta di strano mix di tristezza, malinconia e un profondo squallore che impregna la storia. E se si ride, la risata è amara. Questo non è per forza un difetto; nel mio caso ha cozzato un po' contro le mie aspettative, ma alla fine non è neanche un aspetto che mi sia dispiaciuto, che la storia sia dolceamara in fondo ci sta.
Questa lettura, insomma, mi ha lasciato molti dubbi e perplessità, e non ho capito se alla fin fine apprezzo o meno l'autore. Quello che so, è che voglio provare ad approfondire, prima coi suoi primissimi lavori e poi anche col suo più acclamato Kobane Calling. Quindi sì, Calcare, ci rivedremo presto.