Madame Bovary
by Gustave Flaubert
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La storia della signora Bovary, una povera adultera malata di sogni impossibili che scende la scala della sua degradazione fino al suicidio è, scriveva Garboli, solo in apparenza la storia di una vita mancata: dominata dalla fatalità, dotata di una cieca e meccanica articolazione, Emma Bovary è piuttosto il ritratto statico, marmoreo, della mancanza della vita. L'introduzione di questa edizione è a cura dello psicanalista Roberto Speziale Bagliacca, che concentra la sua attenzione sulla figura di Charles Bovary, che appare un "masochista morale di alto lignaggio che, con un sadismo perfettamente camuffato,contribuisce in maniera determinante al suicidio di Emma".

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DecemberDecember wrote a review
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Madame Bovary c’est moi e meno male
Ottima l'introduzione psicoanalitica di questa edizione da parte di Speziale-Bagliacca, ovviamente senza nulla togliere alle fini conclusioni di Carifi(*).

Se anche voi avete rimandato la lettura di questo classico per anni, scommetto che siete diventati familiari con il sentito dire sulla scia del "Insopportabile Madame Bovary, uno dei personaggi più odiosi". Certamente, Emma è in ultimo una persona scioccamente consumata dai suoi stessi sogni e desideri (notare che, nella sua epoca, non avrebbe in ogni caso potuto esaudirli se non per mezzo degli uomini). D'altronde, a discapito di quel famoso "c'est moi", Flaubert sta comunque muovendo una critica con il romanzo.

Con tutto ciò premesso: dovendo scegliere tra l'essere divorata dalla mia stolta ambizione, o, come il buon Charles, dalla mia stessa pusillanime mediocrità, personalmente non sceglierei certo i panni del poveretto. Forse non è cristallino di che genere di uomo stiamo parlando:
 La conversazione di Charles era piatta come un marciapiede, e le idee più comuni vi sfilavano nella loro veste ordinaria senza produrre nessuna emozione, di allegria o di sogno. [...] Non insegnava nulla, quello là, non sapeva nulla, non aveva interessi di nessun tipo 

Attenzione, non è solo una persona genuinamente disinteressata a coltivare la propria interiorità; è, oltretutto, genuinamente soddisfatta dal poter godere di sola luce riflessa:
Lo stesso Charles finiva per stimarsi di più per il fatto di possedere una moglie simile. Mostrava con orgoglio, in sala, due piccoli schizzi a matita disegnati da lei 

Non solo non capisce gli interessi di Emma; vuole strafare, il buon uomo, quindi eccolo di tanto in tanto lanciarsi in amorevoli paternalismi:
“Mia moglie non se ne occupa affatto [del giardinaggio],” disse Charles. “Preferisce starsene a leggere in camera sua, per quanto io le raccomandi sempre di fare del moto.” 

La pusillanimità del soggetto non ci abbandonerà fino alla letterale fine, rimandando volontariamente all'infinito il confronto con la verità su Emma:
Charles non era di quelle persone che nelle cose vanno fino in fondo: indietreggiò davanti alle prove, e la sua incerta gelosia si smarrì nell’immensità del suo dolore. 

Mi si dica ancora che non si riesce ad empatizzare con Emma, quando dice:
"Detesto i personaggi banali e i sentimenti moderati, ve ne sono già troppi nella natura umana".



(*) Però ecco, come dire, caro Roberto, non è che tutti parliamo francese stretto: magari due traduzioni lasciatele scappare.
skateskate wrote a review
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No oggi in diversi commenti ho trovato questa faccenda dell'averlo riletto e anche io questo libro in effetti è forse quello che ho riletto più volte, anche se non è per niente quello che mi piace di più e anzi non sono neanche più sicuro di cosa ci trovo, prima dicevo che era bellissimo soltanto perché all'esame di letteratura francese ho preso 29 con un professore temutissimo e che quel giorno prima di me aveva cacciato a urla una studentessa che si era presentata all'esame senza sapere almeno i rudimenti del francese, e io quando l'ho vista uscire in lacrime dallo studio per quella ragione ho pensato sono spacciato, perché io neanche li sapevo i rudimenti del francese, quindi si capisce che aver preso 29 in queste circostanze mi ha riempito di orgoglio per molto tempo e per questo il libro mi è sempre parso più meritevole, e sono sicuro che quella ragazza invece questo libro lo odia, trova la protagonista un'offesa a una certa idea di femmina, e che la lingua francese fa schifo, e insomma che dicevo? sì, che l'ho riletto di nuovo ma non tutto, ho saltato diverse parti perché mi ritrovavo sempre più spesso a chiedermi cose come ma che vuol dire leggere? e rileggere? e formativo? tutto questo tempo dedicato a leggere e rileggere e formarmi, e quindi poi mi sono chiesto ma soprattutto tempo, la più misteriosa delle scatole, che vuol dire? la risposta di quello scrittore cieco argentino è suggestiva ma troppo magica, e quindi? domande così profonde da farmi venire le vertigini e un accenno di vomito e so solo questo che con le vertigini non riesco a leggere.
MedeaMedea wrote a review
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Da maneggiare con cautela

Il mio rapporto con questo romanzo è a dir poco controverso. Iniziato tre o quattro volte nel corso degli anni, l'ho puntualmente abbandonato con una smorfia di fastidio. Trovavo Emma insopportabile e anche l'incipit con la lunghissima descrizione del cappello di Charles Bovary era frustrante perché più l'autore aggiungeva dettagli più l'immagine del suddetto cappello sfumava nella mia mente. Anni dopo ho compreso che forse questo è il punto: la descrizione portata all'estremo nel tentativo disperato di afferrare la realtà la allontana, la fa sfocare. La rappresentazione non è l'oggetto, lo scarto non si può eliminare ed è incolmabile. Poco male, dato che in questo scarto c'è lo spazio dell'arte. Finalmente l'ho letto al momento giusto, e mi ha conquistata.

Per quanto riguarda Emma, ho compreso che il fastidio che generava in me non derivava da questioni morali ma dal fatto che rappresentava una piccola parte di me che non volevo vedere. Le descrizioni dei suoi stati d'animo sono stati pugni nello stomaco, la sua tragedia mi ha fatto provare rabbia e compassione, oltre al fastidio. La "malattia" dell'idealizzazione, l'attesa del salvatore, persona o situazione che sia, che rende grigia e insapore la quotidianetà, e che di questo grigiore si alimenta, non mi era poi così estranea. Andando oltre la frustrazione del riconoscimento, ho apprezzato, infine, la potenza smascherante dell'opera.

In fondo, se Flaubert stesso (stando alla vulgata) ammetteva di essere Madame Bovary, se questa adultera eterna insoddisfatta rappresenta un'ombra propria della condizione umana, potrò pur esserlo anch'io, almeno un po'.

Ad oggi, comunque, non ho idea di come fosse fatto il maledetto cappello di "sciabovary", e va bene così.


Credo sia un romanzo da leggere con il giusto tempismo: al momento adatto può rivelarsi illuminante e catartico, ma anche pericoloso.

Consigliato ma da maneggiare con cautela.

ValentinaValentina wrote a review
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Carlo(tta)Carlo(tta) wrote a review
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Realistico, minuzioso
Madame Bovary è una personaggia che, secondo Baudelaire, aveva molte delle caratteristiche allora considerate tipicamente maschili, in realtà (e questo la rendeva unica nel suo genere): la capacità di fantasticare e di produrre una fervida immaginazione, il forte fascino esercitato sugli altri personaggi, la sua tendenza a prendere l’iniziativa ed essere la parte “dominante” della relazione.

Su questo romanzo ci sarebbe materiale su cui discorrere per mesi, per cui mi limito a dirvi ciò che così, a caldo, mi ha colpita di più; segue poi un commento sugli elementi paratestuali di questo volume, che secondo me meritano due paroline.

Ad “acchiapparmi” è stato un passaggio all’inizio del romanzo, che è effettivamente un momento di svolta nella narrazione. Infatti nei primi capitoli seguiamo la vita della famiglia Bovary e in particolare ci interessiamo a Charles, ragazzo mediocre che diventa un medico mediocre, ma che conosce una ragazza bellissima di nome Emma. Parte la solita corte, la discussione estremamente moderata col padre di lei che porta al matrimonio, e infine il felice sposalizio. Durante questi primi capitoli non lasciamo mai il punto di vista di Charles, fondamentalmente, che sembra vivere una vita sentimentalmente piena e del tutto appagante. La sua vita con Emma è semplice ma speranzosa, comune ma tranquilla, priva di scossoni. È un matrimonio felice.

Finché non collidiamo con i pensieri di Madame Bovary. È lì che veniamo travolti da un’immagine completamente differente di ciò a cui abbiamo assistito.
Emma infatti non ama veramente Charles, e scopre di essersi solo fatta prendere da un entusiasmo che si è velocemente scipito; trova la sua vita deleteria e priva di eventi, odia essere la Signora Nessuno di un Signor Nessuno; trova dozzinale ciò che la circonda e punta il suo sguardo sempre a una vita immaginaria e perfetta, piena di palpitazioni e gesti sublimi. Quella che travolge il lettore è un’ondata di negatività e insoddisfazione inaspettata, dati i capitoli precedenti. Ed è qui che Flaubert ti affascina e ti fa avvinghiare a questa personaggia perennemente in cerca di qualcosa, spiritualmente errante.

Da quel momento in poi ho letto con sempre più interesse la storia di questa donna autoillusa, al punto dall’essere quasi patetica. Non mi aspettavo un romanzo così sardonico e così crudele con la propria protagonista.
A dir la verità, Flaubert non fa sconti a nessuno dei suoi personaggi e non li salva dalla mondanità e dalla mediocrità che li ghermisce in ogni azione quotidiana, venale o carnale. L’aspirazione al Bello e al Sublime che tanto spinge Emma ad agire e a cercare qualcosa di meglio nella vita non trova un suo spazio nella sua società, e ogni tentativo di innalzarsi non fa che sprofondarla inesorabilmente nella stessa mediocrità che rifugge (ad esempio, con l’adulterio).

Un romanzo incredibilmente complesso nella sua realizzazione che rimpiango di non poter leggere in francese per poterne apprezzare tutte le sfumature. Flaubert infatti è noto per la sua quasi maniacalità nella scelta delle parole da utilizzare in ogni suo scritto — aspirava a scrivere una prosa quanto più vicina possibile alla poesia.

In questo senso, sono davvero molto interessanti le sue considerazioni sul linguaggio e lo stile di cui discute in modo abbastanza diffuso nelle sue lettere. Difatti, in questo volume (in appendice), troviamo alcuni brani tratti dal lungo carteggio che Flaubert intrattenne con l’amante Louise Colet. In queste lettere scopriamo i suoi intenti e le sue intenzioni, come quella di scrivere un romanzo realista per criticare la deriva realista, che trova fine a se stessa e tediosa (scriverà poi alla nuova amante Roger, parlando di “Madame Bovary”: «è stata un partito preso, un tema. Tutto ciò che amo, là non c’è»). Una contraddizione che però funziona. E, stavolta inconsciamente, ci ritroviamo anche a leggere uno scritto che critica lo spirito borghese, ma suo malgrado lo fa nel formato borghese per eccellenza: il romanzo.
In questo senso, le considerazioni di Byatt nella prefazione sono altrettanto illuminanti — infatti ne consiglio la lettura, dopo aver finito il romanzo, per trarne qualche spunto di riflessione in più.

Le lettere di Flaubert le ho trovate anche piuttosto divertenti. Hanno una voce ironica, a volte, e l’autore non usa mezzi termini, non ha peli sulla lingua, il suo stile è decisamente meno affettato rispetto alla sua voce letteraria, a cui siamo più abituati. Ad esempio, la famosa scena di Emma e Rodolphe che cavalcano insieme nel bosco di Yonville diventa sbrigativamente “la scopata”, in una lettera, quando ne parla con Colet.
Per non parlare del suo terrore di sfociare in uno stile frivolo e una storia superficiale. Lo spauracchio di diventare un altro Paul de Kock!
Un autore di romanzi considerati scabrosi che viene citato anche da Baudelaire, tra l’altro, nella bellissima recensione scritta per “Madame Bovary”, e che si può leggere al fondo di questo volume. Un commento penetrante.

Ma mi sono di nuovo dilungata. Il romanzo, si sarà intuito, l’ho molto apprezzato; penso che si presti anche alla rilettura, per cui conterò di ritornare di sicuro sulle pagine di “Madame Bovary”, in futuro.
Personalmente, seppur avrei apprezzato qualche nota sparsa lungo il testo, consiglio questa edizione di “Madame Bovary”, della Mondadori. Mi è sembrata ben tradotta (almeno secondo il mio umile B1 in francese) e gli elementi paratestuali sono molto interessanti, senza essere strettamente accademici. C’è anche una bibliografia bella cicciona che può di sicuro suggerire qualche lettura futura di approfondimento.
Sono veramente contenta di aver recuperato questo classico.