Madrigale senza suono
by Andrea Tarabbia
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Un uomo solo, tormentato, compie un efferato omicidio perché obbligato dalle convenzioni del suo tempo. Da lì scaturisce, inarginabile, il suo genio artistico. Gesualdo da Venosa, il celebre principe madrigalista vissuto a cavallo tra Cinque e Seicento, è il centro attorno a cui ruota il congegno ip... More

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coscinedipollocoscinedipollo wrote a review
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Barocchissimo (!) e geniale
Questo, più che un romanzo è una suggestione, un crogiolo di rimandi ad altre opere, autori e generi... un libro “maledetto” che ricorda le atmosfere del film “ La nona porta “ (da “Il club Dumas” di Reverte) ma anche il romanzo picaresco (Lazarillo de Tormes); lo stile di Tarabbia è potente e sensuale.
Siamo davanti ad un metaromanzo, un romanzo nel romanzo, che ci porta in un labirinto infinito di autori possibili , il che lo imparenta già col fantastico di Borges e Cortázar. Si tratta della biografia apocrifa del compositore barocco “maledetto” Carlo da Venosa; nella finzione narrativa, la cornice è una lettera che Igor Stravinski invia a uno studioso americano , avvertendolo che gli sta spedendo un manoscritto in cui lui stesso sembra essersi imbattuto “per caso” ma del quale resta impossibile stabilire la paternità, giacché l’autore (che si firma Gioachino Arditty ) pare non essere un personaggio storico, né tantomeno aver prestato servizio presso il grande compositore italiano Carlo da Gesualdo. Quest’ultimo è tristemente famoso per aver ucciso la moglie e l’amante con cui lo tradiva.
Stravinski, secondo narratore, non si limita però a inviare il testo originale, ma lo arricchisce e lo commenta a sua volta, proprio mentre sta lavorando ad un omaggio dedicato al madrigalista campano. È un libro dionisiaco, affascinante come da tempo non ne leggevo. La (vera?) storia di Carlo narrata dal misterioso servitore è percorsa dalla tematica della dannazione e dal diabolus in musica ,che ci riporta alle atmosfere de “Il nome della rosa” ma anche dei vari Don Juan e Mefistofele. Forse il paragone più azzeccato è quello con Il maestro e Margherita di Bulgakov. Insomma siamo davanti a un manoscritto che sembra “essersi scritto da solo”, che riporta però eventi che recenti studi su Gesualdo hanno confermato veri ....ma alla fine, che importa se sia vero o no, se tutta l’arte non è che eterna riscrittura di ciò che è già stato composto o scritto?
zombie49zombie49 wrote a review
011
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Delitto d'onore rinascimentale
Igor Stravinskij, musicista russo che vive a Los Angeles, trova in una libreria antiquaria di Napoli una biografia su Carlo Gesualdo da Venosa, principe madrigalista vissuto alla fine del ‘500, un personaggio discusso, autore di musiche dissonanti e disturbanti, difficili da interpretare anche per cantanti di fama mondiale. Il libro è opera di Gioachino Ardytti, servitore di Carlo, ma si nutrono dubbi sull’autenticità. Gesualdo sposa la cugina Maria d’Avalos, di cui è innamorato dall’infanzia, con il benestare della famiglia e la benedizione delle autorità religiose. In breve, però, Maria, una donna di discussa moralità, giovanissima vedova di due mariti morti in circostanze misteriose, tradisce Carlo con Fabrizio Carafa. La storia è sulla bocca di tutti a Napoli, e Carlo deve difendere l’onore proprio e della casata scoprendo i due amanti in flagrante e uccidendoli, con l’aiuto di servi complici, fra cui Gioachino. Sarà il tormento della sua vita, ma anche l’ispirazione per la sua musica. Come sempre Tarabbia propone un racconto a più voci: le lettere che Stravinskij scrisse a un musicologo, con le proprie osservazioni e ipotesi; le considerazioni del servo, un uomo zoppo e deforme che aveva incontrato il principe nel convento dove Gioachino si era rifugiato; le avventure di Carlo Gesualdo. La narrazione da diversi punti di vista, i salti spazio temporali creano confusione, anche quando i fatti sono noti; in questo caso la vicenda, basata su fatti veri romanzati, è poco conosciuta e le osservazioni musicali sono di difficile comprensione per chi, come me, è del tutto digiuno di musica. E’ un romanzo gotico dai toni cupi, a volte anche sgradevoli, con particolari splatter, come la storia del ragazzo lupo tenuto nelle segrete del castello, che vive e si comporta come un animale, e una sessualità distorta e disgustosa da guardoni. I libri di Tarabbia sono disturbanti, i suoi personaggi non suscitano empatia, eppure sono coinvolgenti.
MeridoMerido wrote a review
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Gauss74Gauss74 wrote a review
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Ci deve senza dubbio essere un qualche tipo di relazione tra i miei gusti di lettore e gli orientamenti del premio Campiello: fino ad ora mi sono sempre piaciuti più o meno tutti, al di là del fatto che le cinquine mi paiono sempre piuttosto interessanti.

Lo conferma questo "Madrigale senza suono" di Andrea Tarabbia. Un romanzo storico-gotico-musicale che ai tempi del passaggio della sensibilità artistica dal rinascimento al barocco ci racconta la storia di Gesualdo da Venosa; celebre madrigalista ma anche feudatario dell' Irpinia cupo ed arcigno, il cui chiuso castello è spunto per una storia dai caratteri neogotici, noir, direi quasi horror.

La storia va letta dunque su tre piani: quello artistico musicale restituito dal dialogo a distanza di spazio e tempo tra Gesualdo ed il celebre compositore novecentesco Igor Stravinskij su che cosa sia la sèperimentazione nella musica; quello storico politico reso dalla vita pubblica e privata di Gesualdo nell' italia che si avviava a cadere sotto il predominio spagnolo; infine quello dark Gothic (il migliore di tutti) con la storia di un efferato delitto raccontata da quell' indimenticabile homunculus, quasi un goblin infernale, che risponde al nome di Gioachino Ardytti.

Gioachino è uno dei migliori peronaggi che abbia incontrato nelle mie letture di quest'anno, e non a caso credo che "Madrigale senza suono" possa essere goduto come romanzo gotico molto di più che come romanzo storico: sia della vita politica dell' Italia di quegli anni che delle considerazioni musicali di igor Stravinskij arriva poco, anche se devo ammettere che le pagine sull'innovazione della musica novecentesca mi hanno incuriosito. dovrei (ma non ho tempo) ascoltare un madrigale o una composizione dodecafonica di Schonberg per vedere che effetto mi fanno, forse ne varrebbe la pena.

Molto tempo ho passato invece a pensare a quale potesse essere la natura di Gioachino Ardytti, che sapientemente Andrea Tarabbia lascia aperta. Un'invenzione del suo padrone Gesualdo? Magari la personificazione delle perversioni di una mente ottenebrata, quasi uno sdoppiamento di personalità? Uno spirito infernale, che si riesce sempre ad insinuare dove non dovrebbe e che solo una strega cieca riesce a vedere, magari evocata da un barbaro omicidio e da una bestiale schiavitù? Magari un demonio incaricato di portare maledizione e rovina nel paese di Gesualdo, riuscendoci benissimo? Un servitore deforme e distorto anche spiritualmente, che prende la penna per raccontare la storia del suo terribile padrone? Anche se i riferimenti si sprecano, da Frankenstein a Manzoni al Malleus Maleficarum (ma anche Hodgson e Lovecraft), è difficile avere le idee chiare, ma credo che un questo caso sia un plus della storia.

Tanti anni fa avevo incontrato Andrea Tarabbia come Blogger, e come in molti che affrontavano la blogosfera tutto mi sembrava molto fumettistico. Anche se in "Madrigale senza suono" manca la sonorità che un romanzo di questo tipo dovrebbe avere, quì quella dimensione a tinte forti tipica del fumetto si traduce in un bel dark gothic con curiosità e sconfinamenti nello storico e nella musica. Se basti per vincere un premio letterario non saprei, ma il bilancio è comunque positivo.

ilcavallodibrunildeilcavallodibrunilde wrote a review
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Madrigale senza suono delinea la relazione sul piano artistico tra Carlo Gesualdo, principe di Venosa, e Igor Stravinskij, due musicisti, distanti per i secoli che li dividono ma non per il gusto della ricerca e della sperimentazione.
Le loro voci e i loro pensieri si intrecciano e si inseguono, durante la narrazione, proprio come succede in un madrigale, e le parole, mute sulla pagina, acquisiscono un suono, solo interiore, durante la lettura.
A sostanziare, giustificare la relazione tra i due musicisti c’è l’intenzione di Stravinskij di “edificare” un Monumentum pro Gesualdo, riscrivendo in chiave strumentale tre madrigali composti dal principe di Venosa, ovvero "Asciugate i begli occhi" , "Ma tu cagion di quella atroce pena" ," Beltà poi che t'assenti ". La stesura della partitura si accompagnerà, nel romanzo, alla lettura di un misterioso manoscritto, opera di un essere deforme al servizio di Gesualdo; il testo, ritrovato, in una singolare circostanza, in una libreria antiquaria, si presenterà, pur nella incerta attendibilità, come il mezzo per rendere possibile a Stravinskij la conoscenza, da una particolare prospettiva, del principe, delle ossessioni e dei desideri che lo definiscono e ne determinano il destino, dell’idea che ha della funzione della musica e delle sue potenzialità espressive.
Stravinskij interviene nel romanzo commentando i momenti del manoscritto che più lo suggestionano e che riguardano non solo la ricerca compositiva di Carlo Gesualdo ma anche la drammatica esperienza privata del principe di Venosa, e dunque l' omicidio della prima moglie e dell’amante di questa.
Più voci, più punti di vista, più lettori, visto che oltre a Stravinskij che nel romanzo commenta la storia che sta leggendo, c’è, naturalmente, il lettore del romanzo di Tarabbia. Un intersecarsi di sguardi e di sensibilità, uno spartito a più voci destinato a produrre effetti ogni volta diversi in relazione all’unica variabile, quella del lettore di tutte le voci di una narrazione in forma di madrigale.


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