Maledetti da Dio
by Sven Hassel
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Un racconto-verità in prima persona: la storia di un disertore dalle SS cheper sfuggire allo sterminio del lager entra in un battaglione di disciplina.Grecia, Africa, Russia: il loro unico obiettivo è quello di uccidere e nonessere uccisi.

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Ukkiu74Ukkiu74 wrote a review
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Una vita in trincea, dalla parte sbagliata
Dalla parte sbagliata come "Il cuoco di Salò" di De Gregori.
Sven Hassel vomita dalle pagine autobiografiche di questo libro l'odio verso la follia nazista dalla quale aveva cercato di fuggire, disertando e tentando di attraversare il confine insieme alla fidanzata.
I due vengono catturati e dopo un processo sommario Sven viene mandato ai lavori forzati e poi, dopo un feroce addestramento che supera i limiti di ogni umana immaginazione in fatto di soprusi ed angherie, viene mandato al fronte con una compagnia di supporto alle truppe ordinarie.
Costretto a combattere per una causa che disapprova, Sven riesce a sopravvivere grazie all'amicizia di un gruppo che si forma e si consolida sotto la pioggia delle bombe a mano e la grandine dei proiettili, al ritmo del suono delle mitragliatrici.
A tratti commovente, a tratti ironico e spassoso, grazie anche alla sagacia e scanzonata voglia di sdrammatizzare del compagno Joseph Porta, il racconto si dipana tra Italia, Serbia, Romania e soprattutto Russia.
Spesso occorre fermarsi nella lettura, astrarsi un attimo, ripensare a quello che si è appena letto e realizzare che quella che esce dalle pagine non è fantasia, ma vita vissuta, una vita con la minuscola perché condizionata dalla follia degli altri che coinvolge i nostri personaggi e li ingloba nel sistema dove uccidere è un normale atto quotidiano e che, con il passare del tempo, non sconvolge nemmeno più di tanto.
"Dio, se esisti, ti prego, lascia che questa armata di morti marci per tutta l'eternità sotto gli occhi dei generali responsabili. Fa' che il passo cadenzato di questi morti disturbi per sempre il loro sonno eterno. Fa' che debbano sopportare lo sguardo di tutti quegli occhi accusatori. Fa' che madri, sorelle e spose, si ergano di fronte ai responsabili e lancino loro la tremenda accusa di aver fatto uccidere migliaia di uomini per compiacere un mediocre piccolo borghese, un imbianchino isterico."
PasqualePasquale wrote a review
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CinoCino wrote a review
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QueenQueen wrote a review
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Francesco PlatiniFrancesco Platini wrote a review
03
Non mi interessano le magnifiche vittorie: voglio la pace. Salvar la pelle! Ma chi vorrà mai più avere a che fare con noi anche se salveremo la pelle? Nessuno. E neppure noi stessi. Maledetti tutti!

L’eccesso di zelo dei traduttori italiani ha voluto rafforzare il concetto già potente espresso dal titolo originale, letteralmente “La legione dei dannati”.
Il romanzo fa riferimento alle esperienze dell’autore in un battaglione di disciplina tedesco durante la seconda guerra mondiale.
L’autore e i suoi commilitoni sono persone che si sono macchiate di reati, più o meno effettivi: diserzione, furto, simpatie per il comunismo.
Non si tratta di uomini che vanno alla guerra intossicati da una retorica, o di coscritti inviati al fronte dalle norme sul servizio militare.
Sono uomini mandati in guerra per pagare il prezzo dei loro “crimini”. Partono con disincanto, con odio verso chi li manda a morire. Eppure, sul campo di battaglia, si comportano da veri soldati.
Del resto, la loro “origine”, quando occorre carne da macello, non conta più:
Soldati e danaro non hanno odore, non importa da dove vengono.

Dove sta, allora, la differenza con chi ha partecipato alla guerra magari nell’esaltazione e nella fiducia in un regime criminale?
Forse nel diritto di poter denunciare con credibilità la disumanizzazione che la guerra comporta.
L’enorme spreco di risorse economiche e umane. Uomini che impazziscono a altri che sono disposti all’automutilazione pur di lasciare il fronte. La paura, la perdita di speranza, il vivere continuamente sporchi e indeboliti dalla sistematica mancanza di sonno.
Hassel riesce a smascherare un espediente usato da chi comanda, a partire da una riflessione sui percorsi illogici compiuti dalle tradotte. In realtà la mancanza di logica è studiata a tavolino, per salvare chi comanda: è indispensabile che non si possa risalire alle colpe, quando le cose vanno male:
se guerra è eguale a confusione
e confusione è eguale a mancanza di responsabilità:
allora guerra è eguale a mancanza di responsabilità.


E così che ogni piccolo gesto di umanità diventa un atto di coraggio, quasi di eroismo. Come le donne che stoicamente fanno l’amore con i militari soltanto per regalare loro un momento di benessere e di oblio (in contrasto con le solerti ammiratrici di Hitler, per cui non c’è assoluzione: “Le donne sono le peggiori”, disse von Barring. “Che Dio mi guardi dalle donne fanatiche.”). Come il soldato che adotta il gatto Stalin (!) e lo porta con sé prendendosene cura.

È emblematico il caso di Lopai, un ufficiale istruttore che si comporta in modo giusto con i suoi soldati non facendo fare loro nulla senza farlo anche lui – il grande paradosso di un uomo giusto al servizio di un regime ingiusto.
Se il coraggio e l’onestà di quell’uomo non fossero stati una delle tante rotelle del meccanismo hitleriano,come ufficiale di qualsiasi altro esercito, lo avrei sinceramente ammirato. In quelle condizioni mi limitavo a rispettarlo.

Non so se è consono il paragone con Remarque, certamente Sven Hassel, anche quando adotta lo stile del romanzo picaresco, riesce a creare personaggi umani, per denunciare con forza lo stupro compiuto dalla guerra sull’essenza stessa dell’essere uomo.
E, pur senza la pretesa di scrivere un romanzo storico, non mancano i riferimenti: il conflitto sempre più esplicito tra esercito e SS, la follia di Hitler nella condotta dell’assedio di Stalingrado, i movimenti studenteschi di opposizione al regime a Monaco.

Sulla pagina di wikipedia dedicata a Sven Hassel viene illustrata una polemica sull’identità dello scrittore, sulla reale paternità dei suoi libri, sulla sua infedeltà alle vicende storiche e sulle contraddizioni.
Mi interessa poco, perché si tratta di uno scrittore, che può concedersi licenze nella finzione letteraria. La lettura di “Maledetti da Dio” fa dimenticare queste critiche (che, verosimilmente, sono pretestuose) e invoglia, piuttosto, a leggere le altre vicende di Sven e dei suoi commilitoni del battaglione di disciplina.