Malinconia
by Eugenio Borgna
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La malinconia è analizzata e descritta qui come esperienza psicopatologica:come esperienza clinica che abbia non una connotazione neurotica o reattiva,ma una sua connotazione psicotica che la contrassegni come esistenzaradicalmente altra dalla nostra. Il discorso riportato in queste pagine no... More

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MauriziaMaurizia wrote a review
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Amore Tempo e Morte e nacque la Malinconia
La nostra esperienza umana si condensa qui con le nostre compagne del viaggio terreno. Amore, ciò che desideriamo di più, Tempo, inconsistente e fugace lo porta via con sé, Morte, ci separa per sempre da ciò che amiamo e così nasce la Malinconia. Eppure, non c’è più elevato stato dell’animo umano che non sia la Malinconia. La Malinconia non è solo “esperienza umana dolorosa e disperata” ma anche “sorgente e parola”. J.P.Jacobsen fa dire ai suoi personaggi nel suo romanzo “Frau Maria Grubbe” che c’è al mondo una società segreta che si chiama la “Compagnia dei Malinconici”. Uomini che hanno avuto fin dalla nascita una natura ed un’indole diversa, un cuore più grande, un sangue più acceso e desideri più avidi, brame più voraci, nostalgie più selvagge ed ardenti. La Malinconia non si può vincere, essa nasce da una perdita irrecuperabile; bellezza è tutto ciò che abbiamo posseduto e vissuto e poi, proprio per il fatto di essere, è destinata a sfiorire e a perire. Ogni cosa è destinata alla caducità. L’ assenza di eternità per ciò che amiamo ci fa soffrire e per superare l’assenza non possiamo che astrarre e trasferire il sentimento d’amore verso altro ed essere ogni volta pronti a riperderlo di nuovo. La Malinconia è dunque una esperienza umana, psicologica, quotidiana, letteraria, metafisica prima ancora di essere clinica, come Borgna ci vuole sottolineare in questo saggio. E’ bello passare in questa lettura attraverso la Malinconia dei grandi scrittori. filosofi e artisti e coglierne la sofferenza, l’angoscia creativa; anime elette e che sanno raccontarsi ed arrivare poi agli sguardi smarriti, assenti e persi nel vuoto di chi questa esperienza la vive senza riuscire a dargli forma e capaci di mostrarla solo attraverso un corpo dilaniato e consumato, forse la più bella è la Isabelle di Remarque nell’”Obelisco nero”: non si ricorda non si ha il ricordo di alcuna cosa. Si cerca e tutto è scomparso. Le cose erano tante, eppure non le ricordiamo più. Tu ed io eppure non è già stato un'altra volta così? Allora è come la morte, dice Isabella. Che cosa? - L'amore il perfetto amore. Ma se scomparisse dalla mia vita? Mi sembrerebbe di aver perduto la cosa più importante. La cosa che non si può logorare, né invecchiare perché non la si possiede, siamo due stranieri che non sanno nulla l'una dell'altro". E allora quando le tenebre sembrano chiudere ogni orizzonte esistenziale non c’è altro da fare, dinanzi alla disperazione malinconica, se non testimoniare una radicale disponibilità umana e l’unica cosa che abbia senso è quello di ascoltare una chiamata di una esistenza che chiede di essere chiamata. Torturato dalla coscienza di colpa, scrive Borgna, il Malinconico rifiuta qualsiasi affermazione intesa ad escludere la sua colpa e la sua responsabilità. Non si esaurisce mai il desiderio di sentirsi dire che questa colpa e questa responsabilità non ci siano. Allora la parabola ultima di ogni terapia si riassume nelle parole di Manfred Bleuler: “il più forte stende la mano al più debole”.

A conclusione della lettura penso che i malinconici siano quelli che sappiano apprezzare di più la vita e che non è vero che se ne stiano col "culo" sulla sedia a crogiolarsi nei loro pensieri. Conoscono meglio degli altri: dolore, sofferenza e separazione. Hanno un senso profondo dell'esistenza, non è vero che siano masochisti ed inetti. La "Melancolia?" Tiene desta l'attenzione e stimola all'azione! Ho visto Malinconici creare cose bellissime e smettere di farlo quando li hanno sottoposti alle benzodiazepine. Con la Malinconia addosso erano un po' "detective", scandagliatori dell'animo umano. La malinconia è una curiosità arricchente. L'immagine che ne dà Borgna è interessante! Forse senza Malinconia non ci sarebbe stata la cultura, non ci sarebbe stato motivo di riflettere sulla vita e sulle cose. Poi ogni cosa può essere normale o patologica! Ogni cosa è così! Dipende da come la affrontiamo ! Bisognerebbe, però, conoscere realmente prima di giudicare.
Vero che l'atto creativo spesso nasce da malinconia, perché la poesia "nasce da un'anima trafitta", ma se bisogna scegliere tra felicità e creazione, quale sarà la risposta giusta? Per l'artista non ci saranno dubbi: "la creazione" perché questa è la sua felicità ma amerà la "sua malinconia" .
MauriziaMaurizia wrote a review
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Amore Tempo e Morte e nacque la Malinconia
La nostra esperienza umana si condensa qui con le nostre compagne del viaggio terreno. Amore, ciò che desideriamo di più, Tempo, inconsistente e fugace lo porta via con sé, Morte, ci separa per sempre da ciò che amiamo e così nasce la Malinconia. Eppure, non c’è più elevato stato dell’animo umano che non sia la Malinconia. La Malinconia non è solo “esperienza umana dolorosa e disperata” ma anche “sorgente e parola”. J.P.Jacobsen fa dire ai suoi personaggi nel suo romanzo “Frau Maria Grubbe” che c’è al mondo una società segreta che si chiama la “Compagnia dei Malinconici”. Uomini che hanno avuto fin dalla nascita una natura ed un’indole diversa, un cuore più grande, un sangue più acceso e desideri più avidi, brame più voraci, nostalgie più selvagge ed ardenti. La Malinconia non si può vincere, essa nasce da una perdita irrecuperabile; bellezza è tutto ciò che abbiamo posseduto e vissuto e poi, proprio per il fatto di essere, è destinata a sfiorire e a perire. Ogni cosa è destinata alla caducità. L’ assenza di eternità per ciò che amiamo ci fa soffrire e per superare l’assenza non possiamo che astrarre e trasferire il sentimento d’amore verso altro ed essere ogni volta pronti a riperderlo di nuovo. La Malinconia è dunque una esperienza umana, psicologica, quotidiana, letteraria, metafisica prima ancora di essere clinica, come Borgna ci vuole sottolineare in questo saggio. E’ bello passare in questa lettura attraverso la Malinconia dei grandi scrittori. filosofi e artisti e coglierne la sofferenza, l’angoscia creativa; anime elette e che sanno raccontarsi ed arrivare poi agli sguardi smarriti, assenti e persi nel vuoto di chi questa esperienza la vive senza riuscire a dargli forma e capaci di mostrarla solo attraverso un corpo dilaniato e consumato, forse la più bella è la Isabelle di Remarque nell’”Obelisco nero”: non si ricorda non si ha il ricordo di alcuna cosa. Si cerca e tutto è scomparso. Le cose erano tante, eppure non le ricordiamo più. Tu ed io eppure non è già stato un'altra volta così? Allora è come la morte, dice Isabella. Che cosa? - L'amore il perfetto amore. Ma se scomparisse dalla mia vita? Mi sembrerebbe di aver perduto la cosa più importante. La cosa che non si può logorare, né invecchiare perché non la si possiede, siamo due stranieri che non sanno nulla l'una dell'altro". E allora quando le tenebre sembrano chiudere ogni orizzonte esistenziale non c’è altro da fare, dinanzi alla disperazione malinconica, se non testimoniare una radicale disponibilità umana e l’unica cosa che abbia senso è quello di ascoltare una chiamata di una esistenza che chiede di essere chiamata. Torturato dalla coscienza di colpa, scrive Borgna, il Malinconico rifiuta qualsiasi affermazione intesa ad escludere la sua colpa e la sua responsabilità. Non si esaurisce mai il desiderio di sentirsi dire che questa colpa e questa responsabilità non ci siano. Allora la parabola ultima di ogni terapia si riassume nelle parole di Manfred Bleuler: “il più forte stende la mano al più debole”.

A conclusione della lettura penso che i malinconici siano quelli che sappiano apprezzare di più la vita e che non è vero che se ne stiano col "culo" sulla sedia a crogiolarsi nei loro pensieri. Conoscono meglio degli altri: dolore, sofferenza e separazione. Hanno un senso profondo dell'esistenza, non è vero che siano masochisti ed inetti. La "Melancolia?" Tiene desta l'attenzione e stimola all'azione! Ho visto Malinconici creare cose bellissime e smettere di farlo quando li hanno sottoposti alle benzodiazepine. Con la Malinconia addosso erano un po' "detective", scandagliatori dell'animo umano. La malinconia è una curiosità arricchente. L'immagine che ne dà Borgna è interessante! Forse senza Malinconia non ci sarebbe stata la cultura, non ci sarebbe stato motivo di riflettere sulla vita e sulle cose. Poi ogni cosa può essere normale o patologica! Ogni cosa è così! Dipende da come la affrontiamo ! Bisognerebbe, però, conoscere realmente prima di giudicare.
Francesco PlatiniFrancesco Platini wrote a review
03
I libri del professor Borgna non sono manuali di psichiatria, non hanno alcuna freddezza scientifica, perché l’autore si oppone a una pratica che si riduca a una serie di dogmi e di tecnica.
La prospettiva del professor Borgna è fenomenologica e antropologica. Lo studio del disagio psichico nasce da una visione complessiva dell’uomo. Perché molte malattie psichiche non sono che degenerazioni di elementi presenti normalmente nella condizione umana.
Per questo l’autore spazia tra il suo ambito specifico e la filosofia, la letteratura e l’antropologia. Citazioni di romanzi e poesie che sanno dire qualcosa sull’uomo si alternano a racconti di vita vissuta di pazienti – in questo volume le storie sono tutte al femminile – che il professore vuole far incontrare ai lettori, perché alla fine ogni teoria cade di fronte alla grandezza di ogni singola storia, la inesauribile dignità della persona umana sconfitta ma non calpestata.

Il volume conduce riflessioni legate alla malinconia, all’angoscia, alla solitudine autistica, alla mania e alla noia – con uno spazio maggiore dedicato al tema della malinconia, come suggerisce il titolo.
L’idea che guida il discorso è che le esperienze psicotiche, anche le più dolorose, non sono prive di senso. Portano un senso diverso, ma mai un non-senso. Anche nella diversa percezione del tempo e dello spazio che investe la persona malata, è possibile trovare un senso. E anche brandelli di positività, perfino di speranza, che riescono ad andare oltre al tema ricorrente della morte.
Una prospettiva importante è considerare la persona nella sua integralità, superando il millenario dualismo tra anima e corpo, tra psiche e corpo.
Non c’è solo il corpo-oggetto (il corpo-Körper), che è il corpo cosificato e reificato della natura, ma c’è anche il corpo-soggetto (il corpo-Leib) che è il corpo vivente e intenzionale. Il mio corpo-Leib, questo lo differenzia radicalmente dal mio corpo-Körper (dal mio corpo cosa), non può vivere se non nel confronto dialettico con il mondo.

La sfida per lo psichiatra consiste nell’entrare in comunicazione con la persona malata. Nell’idea del professor Borgna, il dramma maggiore vissuto dal paziente psicotico è la rottura della comunicazione verso l’esterno. Lo psichiatra, a costo di un coinvolgimento emotivo che lo segna del profondo, deve muoversi sulla stessa lunghezza d’onda della persona che ha di fronte, con l’ascolto, con il rispetto delle parole – che, anche quando sembrano incomprensibili, non sono mai prive di senso – e dei silenzi. Di quello che viene detto e di quello che non viene detto – sapendo che nei momenti di silenzio il corpo, lo sguardo non sono mai muti.
Per questo, dopo una riflessione sull’impatto della malinconia nell’esperienza artistica e creativa, il capitolo finale porta tutto il senso dell’opera del professor Borgna, il fine ultimo di una psichiatria fenomenologica e antropologica che, se non può agire sulle cause del dolore, può almeno impegnarsi a ricostruire la dialettica della persona con il mondo: Noi siamo colloquio.

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’Immagini un angelo caduto,’ disse lentamente, ‘non per superbia, ma per un errore del caso. Conserverà la bellezza delle sue origini, la parola alata, i movimenti fatui; i suoi occhi non nasconderanno un mistero, il suo corpo sarà fragile come un cristallo. Ma è un angelo caduto; dunque una creatura anomala, dolorosa e goffamente sublime. È umana? Certamente è composita, e dunque è anche umana, ma fra i propri simili rimarrà sola e sperduta e sarà punita e reietta’. (Carmelo Samonà, “Casa Landau”)

Questa malinconia, che svalorizza le cose e svuota di contenuto figure e valori, che rende tutto inconsistente e si spinge così nel vuoto e nel tedio, che travolge le fondazioni della propria esistenza e precipita così nella perdita di senso della disperazione – questa stessa malinconia è quella dalla quale irrompe il dionisiaco. La persona malinconica ha, certo, la più profonda relazione con la pienezza dell’esistenza. (Romano Guardini, “Vom Sinn der Schwermut”)

Non esiste, giudicando rigorosamente, alcuna scienza ‘priva di presupposti’, il pensiero di una scienza siffatta è impensabile, paralogico: una filosofia, una ‘fede’ deve sempre preesistere, affinché derivi da essa una direzione, un senso, un limite, un metodo, un diritto all’esistenza. (Friedrich Nietzsche, “Genealogia della morale”)
sarassaras wrote a review
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