Mani calde
by Giovanna Zucca
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Davide ha nove anni e proprio non ne vuole sapere di andare a comprare le cose per la scuola, la mamma insiste e quel banale tragitto tra l’abitazione e il negozio si rivelerà fatale. In coma, tra il sonno e la veglia in cui è costretto, Davide sente e “vede” le persone distraendosi con le storie degli

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Sere MoSere Mo wrote a review
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Davide ha nove anni e ci racconta come è la sua vita da quando è ricoverato in ospedale a causa di quel terribile incidente.
Sua madre ha insistito per portarlo ad acquistare un nuovo zaino per la scuola: lui avrebbe preferito restare a casa per andare a giocare col suo amico Umberto, ma sua madre ha insistito per fare spese proprio quel giorno perché nei successivi sarebbe stata troppo impegnata. Erano appena usciti di casa, quando un'automobile si è scontrata con la loro.
Ora Davide è in ospedale in condizioni disperate, eppure lui riesce a sentire tutto quello che gli adulti dicono intorno a lui ed è preoccupato... ma non per la sua salute: lui sa che andrà tutto bene; è preoccupato per la sua mamma, che è disperata per ciò che è successo; ed è preoccupato per Pino, il tecnico della TAC che è stato così gentile con lui e che sicuramente verrà rimproverato perché ha deciso di chiamare direttamente il primario di neurochirurgia (compito che non spetta a lui).
Poi Davide ci racconta di quel primario, il dottor Bozzi, che tutti in ospedale chiamano "il cafone malefico" perché si comporta malissimo. All'inizio a Davide quel dottore fa paura: se è cattivo con tutti, cosa farà a lui, piccolo e bloccato in un letto? Eppure, quando il dottor Bozzi inizia a visitarlo, Davide capisce che quel medico fa solo finta di essere cattivo, perché una persona con le mani calde non può essere cattiva.
E fra i due si sviluppa un rapporto speciale che spinge il "cafone" a cambiare il suo atteggiamento nei confronti degli altri e anche la sua vita.

Una favola delicata e commovente, con riflessioni profonde sul rapporto tra medico e paziente, ma anche tra genitori e figli, con un bambino tenero e perspicace e un adulto che impara l'importanza delle emozioni.
SerenaRougesSerenaRouges wrote a review
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Michela Benetti ThalitaMichela Benetti Thalita wrote a review
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Pucci58Pucci58 wrote a review
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Quando i più duri sono i più dolci...
Davide, un bambino di 9 anni, è vittima di un incidente (le cui circostanze, nel libro, non sono ben chiarite) ed entra in coma. Dal suo lettino, intubato e “lontano”, osserva tutto ciò che lo circonda, i genitori, disperati, che aspettano sue notizie al di là del vero della sala rianimazione, il via-vai di infermieri, terapisti, specialisti che lo coccolano, col cuore pieno di ansia, e soprattutto lui…Lui, detto il Cafone, lo stronzo, l’antipatico, e chi più ne ha più ne metta. “Lui” è Pier Luigi Bozzi, il primario della Chirurgia, una faccia di bronzo, un cuore senz’anima, duro, spietato, pronto a inchiodare con lo sguardo e con le male parole i suoi inferiori, ma abilissimo nel salvar vite con le sue mani di velluto. Un capo temuto, mal sopportato. Eppure, Pier Luigi Bozzi, sotto la sua scorza dura, un cuore, e che batte forte e caldo, ce l’ha…ed è proprio con Davide che instaura ogni giorno un muto dialogo fatto di complicità, svelandogli i segreti che l’hanno reso l’uomo apparentemente duro che è. Davide, quel bambino davanti al quale si siede, al quale prende la mano (fra le sue mani, “mani calde”), quel bambino al quale parla, quel bambino che gli apre il cuore.
Romanzo corale, totalmente ambientato in una corsia d’ospedale (del resto Giovanna Zucca è lì che lavora e ci racconta questo mondo con leggerezza, talvolta ironia), “Mani calde” è un racconto commuovente che dimostra quanto i più duri possano essere talvolta coloro che nascondano la più profonda dolcezza e il più grande coraggio.
Inaspettato.
MaristellaMaristella wrote a review
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MANI CALDE
“ L’amore vince il Khàos
E i pezzi si mettono a posto”

Il romanzo d’esordio di Giovanna Zucca, infermiera strumentista e aiuto anestesista, laureata in Filosofia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, è come una favola immersa in una drammatica realtà, una favola in grado di regalare molteplici emozioni e di comunicare il vero senso della paternità con una semplicità e una dolcezza disarmanti. Il desiderio dell’autrice, quello che fortemente vorrebbe, è che la storia raccontata nel suo libro potesse andare in giro per il mondo a dimostrare come, a volte, l’impossibile possa accadere e che l’amore è dotato di un immenso potere salvifico.
Davide ha 9 anni e mentre è sull’auto guidata dalla mamma Giulia, diretto un po’ controvoglia in un Centro Commerciale per acquistare il materiale necessario alla scuola che sta per iniziare, ha un terribile incidente. La madre è praticamente illesa mentre il piccolo Davide, a causa di un trauma cranico, finisce nella Terapia Intensiva del Reparto di Neurochirurgia, sospeso tra la vita e la morte. Il reparto è diretto dal Prof. Pier Luigi Bozzi, un uomo solitario, arrogante, presuntuoso e anaffettivo, soprannominato dal personale “Il Cafone” a causa dei modi bruschi e della maleducazione che riserva in abbondanza a tutti i suoi dipendenti. E’ Davide stesso, dal suo letto della Terapia Intensiva, a raccontarci questa storia perché, a discapito di tutto e all’insaputa di tutti, la sua mente funziona perfettamente ed è presente, contrariamente al suo corpo inerte. Solo una persona si accorge di questo, proprio il Primario Bozzi, l’uomo dal cuore freddo ma dalle mani calde e, chi ha le mani calde, mani che sanno accogliere, accarezzare, consolare, trasmettere coraggio, secondo il piccolo Davide non può essere cattivo, ma solo far finta di esserlo.
Tra Davide “Il Moccioso” e Pier Luigi “Il Cafone” si stabilisce uno straordinario contatto mentale attraverso il quale i due riescono a dialogare e ad avere un rapporto sempre più stretto e coinvolgente. Il cuore solitario e ferito del chirurgo comincia a sciogliersi, il corpicino martoriato del bambino a dare segni di risveglio grazie alla portentosa bravura e all’abilità delle mani del suo nuovo amico.
Il Primario Bozzi farà finalmente pace con quella parte di se stesso affondata in un lontano passato e in lui emergerà finalmente un desiderio di paternità a lungo negato che lo porterà a rivedere tutta la sua vita personale.
Il microcosmo ospedaliero del reparto di neurochirurgia fa da cornice a questa commovente storia, un ambiente che l’autrice conosce molto bene avendo lavorato per un periodo in Terapia Intensiva prima di passare ad una attività meno impegnativa e coinvolgente. Ognuno degli attori ci racconta la sua storia e il piccolo Davide segue con attenzione, partecipazione e spesso divertimento i piccoli fatti di ogni giorno all’interno del reparto, non dimenticandosi di tenere d’occhio qualche bella infermiera con cui fidanzarsi al suo risveglio.
La narrazione dal punto di vista del bambino in coma è sicuramente un valore che aggiunge spontaneità e freschezza alla già scorrevole scrittura. Come ho letto in alcune considerazioni di altri lettori, il romanzo sembra ispirato da un mix di storie già collaudate come “Il gigante egoista” di Wilde (dove il gigante sembra cattivo ma non lo è, proprio come il Prof. Bozzi), “Cosa sognano i pesci rossi” di Venturino ( dove il paziente adulto della T.I. di un ospedale pensa e ragiona sentendosi come un pesce rosso all’interno di un grande acquario) e “Oscar e la dama in rosa” di Schmitt (anche qui il piccolo protagonista si racconta in prima persona). Tutto questo è vero e le similitudini, per chi ha già letto i libri sopraindicati salta all’occhio. Tuttavia, il libro è ugualmente capace di donare emozioni pur conservando dei clichè abbastanza prevedibili e la lacrimuccia, per quelli di più facile commozione, è sempre pronta a venire fuori dalla tasca del cuore. Resta la curiosità di sapere (nonostante l’epilogo finale, personaggio per personaggio, una cosa gradevole e gradita) se le cose hanno davvero cambiato il loro corso, cosa ne sarà di Davide e della sua famiglia, mamma, papà, nonni e soprattutto come si evolverà la vita del chirurgo ormai ex cafone. E tra i progetti futuri c’è per l’autrice un seguito di questa storia, proprio per soddisfare la curiosità dei suoi lettori ma principalmente la sua.