Manituana
by Wu Ming
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1775. In Massachusetts la tensione tra impero britannico e colonie del Nordamerica diventa guerra aperta.

Nella colonia di New York le Sei Nazioni - o "Confederazione della Grande Pace" - devono scegliere se combattere, e con chi.

Nella valle del fiume Mohawk vive un mondo meticcio. E' una grande comunità di indiani, irlandesi e scozzesi, fondata da Sir William Johnson, Sovrintendente agli Affari Indiani nominato da re Giorgio. I rumori della guerra arrivano da Boston e si fanno più vicini, antichi legami si rompono, la terra che Sir William chiamava "Irochirlanda" diviene teatro di odio e rancori.

Il capo di guerra Joseph Brant Thayendanega dovrà scegliere e partire, condurre il suo popolo lontano, spingersi oltre il mondo che ha sempre conosciuto.

Dagli autori di Q e 54, un romanzo epico sulla nascita di una nazione e lo sterminio di molti mondi possibili.

Andrea F.'s Review

Andrea F.Andrea F. wrote a review
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Un romanzo storico di grande respiro
Primo romanzo del "Trittico Atlantico" (seguito poi dal favoloso "L'Armata dei Sonnambuli", il terzo ancora non è stato pubblicato), Manituana è un affresco ampio, monumentale, della fine delle "Sei Nazioni", la popolazione indiana del nordest degli Stati Uniti schieratasi dalla parte sbagliata nel corso della Guerra di Indipendenza americana.
Come sempre i Wu Ming scrivono degli ultimi, degli sconfitti, delle minoranze eroiche calpestate dalla Storia. Una narrazione scritta dal punto di vista di indiani lealisti, fedeli al Re inglese nel tentativo di mantenere l'idilliaco equilibrio raggiunto dopo la guerra franco-inglese, è sicuramente qualcosa di originale e divergente rispetto alla retorica Yankee della quale è intrisa tutta la cultura pop proveniente da oltreoceano. Come di consueto la ricostruzione storica è maestosa, e i Wu Ming si confermano i più abili autori di fiction storica che lo stivale abbia mai prodotto.
Il romanzo tuttavia non è esente da difetti, a partire da scelte stilistiche talvolta autocompiaciute, ostentatamente poetiche, che rallentano il corso degli eventi e tolgono il ritmo che un romanzo di avventura, come in definitiva è questo, dovrebbe avere. I salti stilistici sono spesso bruschi, ma anche questa non è una novità. I Wu Ming non hanno mai fatto grossi sforzi per uniformare le diverse penne che compongono il collettivo, nei loro testi non si ha mai l'impressione di essere di fronte a un solo autore. Il risultato talvolta è straniante, e lo stesso personaggio può prendere coloriture anche molto diverse in un modo che, più che essere ricco, risulta sicuramente barocco se non incoerente. Ma questo difetto atavico degli autori si perdona volentieri di fronte al grandioso respiro storico e letterario di questa come di tutte le altre loro opere "maggiori".
Andrea F.Andrea F. wrote a review
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Un romanzo storico di grande respiro
Primo romanzo del "Trittico Atlantico" (seguito poi dal favoloso "L'Armata dei Sonnambuli", il terzo ancora non è stato pubblicato), Manituana è un affresco ampio, monumentale, della fine delle "Sei Nazioni", la popolazione indiana del nordest degli Stati Uniti schieratasi dalla parte sbagliata nel corso della Guerra di Indipendenza americana.
Come sempre i Wu Ming scrivono degli ultimi, degli sconfitti, delle minoranze eroiche calpestate dalla Storia. Una narrazione scritta dal punto di vista di indiani lealisti, fedeli al Re inglese nel tentativo di mantenere l'idilliaco equilibrio raggiunto dopo la guerra franco-inglese, è sicuramente qualcosa di originale e divergente rispetto alla retorica Yankee della quale è intrisa tutta la cultura pop proveniente da oltreoceano. Come di consueto la ricostruzione storica è maestosa, e i Wu Ming si confermano i più abili autori di fiction storica che lo stivale abbia mai prodotto.
Il romanzo tuttavia non è esente da difetti, a partire da scelte stilistiche talvolta autocompiaciute, ostentatamente poetiche, che rallentano il corso degli eventi e tolgono il ritmo che un romanzo di avventura, come in definitiva è questo, dovrebbe avere. I salti stilistici sono spesso bruschi, ma anche questa non è una novità. I Wu Ming non hanno mai fatto grossi sforzi per uniformare le diverse penne che compongono il collettivo, nei loro testi non si ha mai l'impressione di essere di fronte a un solo autore. Il risultato talvolta è straniante, e lo stesso personaggio può prendere coloriture anche molto diverse in un modo che, più che essere ricco, risulta sicuramente barocco se non incoerente. Ma questo difetto atavico degli autori si perdona volentieri di fronte al grandioso respiro storico e letterario di questa come di tutte le altre loro opere "maggiori".