Mansfield Park
by Jane Austen
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CabepfirCabepfir wrote a review
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Marzia RussoMarzia Russo wrote a review
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FrancesinaFrancesina wrote a review
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MorganaMorgana wrote a review
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"Io esprimo quella che mi sembra essere un'opinione generale; e laddove un'opinione è generale, essa è generalmente corretta."
Mansfield Park è l'ultimo tra le opere complete di Jane Austen uscito per Storie senza Tempo e che ho riletto in questa calda estate. Avevo vaghi ricordi di questo romanzo, letto anch'esso per la prima volta insieme a tutti gli altri quando ero appena adolescente, e devo ammettere che, tra tutti i romanzi della Austen, questo è sempre stato quello che preferisco meno. Purtroppo la rilettura dopo anni e anni dalla prima non ha fatto che confermare quello che ricordavo, ma parliamone insieme. Partiamo dal riassumere in breve la trama; la protagonista del racconto è Fanny Price, che da bambina viene affidata ai ricchi zii di Mansfield Park, Sir Thomas e Lady Bertram. Qui, anche se crescerà insieme ai figli degli zii ed educata insieme a loro, sarà sempre trattata come un'aggiunta, una sgradita aggiunta per alcuni. L'unico a trattarla con gentilezza è il cugino Edmund che farà il possibile per farla sentire a casa. Anni dopo, nelle vicinanze di Mansfield si trasferiscono Henry e Mary Crawford, fratello e sorella, che romperanno i fragili equilibri della famiglia Bertram.
Come in ogni altro romanzo della Austen, anche in questo caso assistiamo allo sviluppo di una storia che, traendo spunto dalla società dell'epoca, non fa altro che prenderla in giro con velata ironia. Lo stile della Austen è quello che tutti amiamo, ironico, frizzante, scorrevole e ricco. Dobbiamo dire però che, rispetto agli altri suoi romanzi, Mansfield Park soffre di una lentezza e di un ritmo che lo rendono molto meno apprezzabile di altre sue opere.
Inoltre, e credo che stia proprio in questo la principale differenza tra Mansfield Park e gli altri romanzi della Austen, in questo caso protagonista del racconto è una giovane donna che ha poco in comune con le altre protagoniste di cui abbiamo letto. Fanny non ha il carattere di Elizabeth Bennet, nè la dolcezza e la ragionevolezza di Elinor, non ha neanche la fantasia di Catherine, lo spirito di Emma o la maturità di Anne. Fanny è fin troppo docile e remissiva, l'unica cosa che desidera è piacere agli altri ed è sempre pronta a mettersi in secondo piano, a soddisfare le aspettative e i desideri degli altri piuttosto che i suoi.
Devo dire che in questo caso neanche gli altri personaggi aiutano moltissimo; dagli zii di Fanny ai fratelli Crawford, passando per le due cugine, tutti i personaggi di questo racconto sono ai limiti dell'insopportabile. Credo che in nessun romanzo della Austen siano contenuti tanti personaggi negativi e anticipatici come in Mansfield Park. Il racconto resta per quello che mi riguarda molto meno intrigante degli altri romanzi della zia Jane, ma è comunque un suo romanzo e come tutti gli altri contiene diverse parti molto interessanti e alcuni spunti di riflessione sulla società dell'epoca e sull'opportunismo di alcuni membri di quella società. L'ho apprezzato un po' di più rispetto alla prima volta in cui l'ho letto, ma non posso dire sia uno dei miei preferiti.
GresiGresi wrote a review
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Mi domando spesso chi sono. Sono una bella e avvenente ragazzina, amante delle arti o della letteratura, o una dama di corte ambiziosa e protettiva nei riguardi della sua pupilla? Chi altri non ho ancora impersonato? L’unica costante del mondo che ho abilmente costruito attorno alla figura solenne e misteriosa di Jane Austen è che amo stare in sua compagnia. Quando ero adolescente, la prima domanda che mi ponevo sempre era come la gente intepretasse la sua prosa contorta ed evocativa. Cosa, romanzo dopo romanzo, ci fosse di così ammaliante ed emozionante da rivelare certe definizioni del cuore umano, - non i suoi meccanismi bensì le sue funzionalità, - e in effetti era vero, non solo perché c’è come sedimentata della >, attorno alla sua figura esile ma leggiadra, ma anche perché leggere i romanzi austeniani è un’esperienza interiore ed intimistica che sembra restituirci perfettamente il ritratto di ciò che la sua autrice fu. Come se la stessa autrice, con lo schiocco delle dita di un ipnotizzatore, mi ordinasse di uscire dalla trance e svegliarmi. Jane Austen, così come Thomas Hardy, Lev Tolstoj, Irene Nèmirovskj ha questo potere su di me, e mentre passano le settimane, colmo quei momenti di incertezza e perplessità mediante romanzi, prendendomi cura della mia anima. Nella mia visione del mondo, i classici ritraggono un altro mondo, un altro tempo e le numerose validità che essi svolgono sul presente, come paralisi, danni cerebrali, in cui genio e arte si scontrano contro qualcosa di potente da cui ne derivano gravi conseguenze. Piccoli prezzi da pagare con il privilegio di essere vivi, sebbene ci si muove a fatica, in cui la letteratura si rivelò l’unico espediente contro la morte.

In genere, nei romanzi austeniani ogni cosa è sottoposta ad una sorta di crescita. Processo di maturazione non sempre chiaro, ma del quale io interpreto sempre alacramente, perdendomi nelle svolte spirituali di personaggi soli e incompresi o restii ad affacciarsi su un mondo che promette tanto.

Da quant’è che la Austen iniziò a parlare non fece altro che raccontarmi storie bellissime, romantiche, introspettive ma drammatiche, che poggiano su aspetti attuali nel quale ogni figura di carta subisce come una sorta di processo catartico, affinchè possa avviarsi lungo la strada del cambiamento. Per Fanny Bertram la vecchia dimora di Mansfield park è quel luogo in cui potrà scovare le sue ambizioni, e solo grazie ai rumori del cuore ciò sarà possibile.

Opera moderna sofisticata e bella, Mansfield park erse dall’altura di una collina soleggiata e luminosa, in una zona remota dell’Inghilterra, alla fine del 1800, nel quale finì per sedurmi, come del resto hanno fatto recentemente altre sue bellissime alture. Questa volta, lettura attualissima che fa i conti con tematiche piuttosto significative, quali il matrimonio, l’impero, la schiavitù e il matrimonio, e le modalità con le quali saranno > dalla stessa protagonista. Non qualcosa di artificioso, come la sceneggiatura di un copione mediante il quale sarà possibile scorgere qualunque cattiveria, qualunque malvagità, bensì contenitore di sogni o speranze di una ragazza che non spicca per forza o temperamento piuttosto per le salde intercezioni che incorrono fra l’età giovanile e quella adulta. Attraverso svariate e negative esperienze la sua anima, intrappolata in una zona remota e lontana milioni di chilometri da chiunque desiderò avvicinarsi, si liberà in cielo fra le avverse stelle sortendo, in me, un certo fascino. Fanny non la celebro come quell’eroina forte e combattiva ritratta invece in Emma, ma una fragile ragazzina che ha suscitato sentimenti di tenerezza, in quanto anima non ancora perfetta, spaesata, incerta, che si perde per poi ritrovarsi con un bagaglio di affetti o emozioni. Metafora di libertà, di evasione in cui un mondo sempre uguale a se stesso, convenzionale e fortemente critico, che inevitabilmente induce ad alienarsi a qualunque forma o parvenza di normalità.

Malgrado la poco entusiasta esperienza, l’approccio con questa lettura mi ha predisposta alla curiosità, alla temerarietà, alla libertà, l’interesse a un genere letterario che qualche anno fa ripudiavo impunemente, curiosa e consapevole adesso a mettermi alla prova nel seguire i meccanismi di un marchingegno concepito come la sceneggiatura di un teatro ma lontano allo scoprire l’amore, l’amicizia, i valori radicati negli stretti legami che intercorrono fra famiglie.

A Mansfield park, per la durata della sua lettura, ha pervaso un forte odore di tempo trascurato, oggetti smarriti e poi ritrovati che denotano un certo desiderio di poter lasciare un pezzo di sé stessi, un segno del nostro passaggio su un mondo che forse non sa nemmeno della nostra esistenza. E, come del resto la maggior parte delle opere austeniane, lascia come un vuoto incolmabile. Specchio nel quale si riflette l’anima di chiunque, inzuppata da fasti e tragici eventi, piccoli ma non inutili elementi che non si notano tanto facilmente ma che arricchiscono un quadro apparentemente insignificante ma bello.