Maometto e Carlomagno
by Henri Pirenne
(*)(*)(*)(*)( )(230)
Scritta da Pirenne nell'ultimo periodo di vita e pubblicata nel 1937, due anni dopo la sua morte, quest'opera rappresenta il culmine di una lunga serie di studi e intuizioni maturati negli anni. Ricchissimo di proposte, vera e propria congerie di elementi storici, economici, letterari, religiosi e documentari sulla crisi del mondo antico, la nascita dell'Europa nel Medioevo e l'incontro tra Oriente e Occidente, è senz'altro lo studio più diffuso e conosciuto di Pirenne. La sua carica provocatoria, l'originalità e la novità delle tesi avanzate, la completezza del metodo di ricerca e della scelta delle fonti, nonché l'ampiezza generale della progettazione, suscitarono subito un enorme scalpore ed ebbero un impatto straordinario sui lettori, consacrando la fama di Pirenne presso la critica e il grande pubblico.

All Reviews

24
Roberten73Roberten73 wrote a review
1734
Le radici islamiche dell'Europa cristiana.
Nel 476 d.C. il capo barbaro degli Sciri, Odoacre depose Romolo Augustolo l'ultimo imperatore romano d'Occidente. Con questa data, convenzionalmente, si ritiene che abbia inizio il Medio Evo. In questo autentico classico della storiografia pubblicato nel 1937, il famoso storico belga Henri Pirenne smonta questa teoria della fine dell'età Antica e dell'egemonia del modello romano sul mondo Occidentale. Per Pirenne, infatti, i barbari non posero fine a niente del Mondo nel quale vivevano. Essi avevano sempre fatto parte dell'Impero in qualche modo: come militari oppure vivendone ai confini in un legame piuttosto continuo. Quando l'Impero d'Occidente venne meno, i Barbari non si sostituirono ad esso. Non potevano. Non avevano una lingua articolata e scritta che potesse minimamente sostituire il latino, non battevano moneta, non avevano burocrazia, cultura, istituzioni proprie, si limitarono a gestire, sotto certi aspetti, il potere, e non solo riconobbero l'autorità dell'Imperatore d'Oriente, ma si sciolsero presto nel corpus romano esistente che era molto più sviluppato e articolato di quello loro. E ancora: il fatto più significativo che attesta la sopravvivenza del modello romano anche dopo il 476 – e per altri secoli ancora – è che il Mediterraneo rimase il centro di questo Mondo non deposto dai barbari. Le varie sponde del mare infatti – dalla Spagna alla Grecia, da Marsiglia al Marocco, da Napoli all'Egitto – erano il centro dell'economia occidentale. Era un mare sicuro, dove si commerciava molto(anche con l'Oriente)e dove sostanzialmente si svolgeva la vita culturale, sociale del mondo cristiano. A testimonianza di ciò ci sarà anche la grande impresa di Giustiniano, l'imperatore che per un breve periodo riuscirà, con le sue conquiste in Africa, Spagna e nel bacino mediterraneo e persino a rifondare un Impero per certi aspetti simile a quello della grande tradizione romana. La Chiesa romana ha una certa rilevanza e riconosce l'autorità dell'imperatore d'Oriente, ma non ha ruoli chiave nell'amministrazione del potere, mentre sussiste un mondo laico acculturato al quale i Re barbari attingono per gestire le cose.
Dunque cosa c'entra Maometto?
Per Pirenne il Medio Evo comincia molto tempo dopo. Il turbamento profondo, la devastante frattura con il passato latino avverrà con l'avvento dell'Islam. Le straordinarie e rapide conquiste arabe, infatti, sconvolgono l'unità del Mediterraneo, mettono alle corde i cristiani e determinano uno spostamento dell'asse di riferimento europea verso il Nord continentale. Gli arabi non sono i barbari. L'islam ha molto da contrapporre all'Impero romano. Ha una lingua, una cultura, leggi e una comunanza di spirito irrintracciabile nei Vandali, Unni, Longobardi, Ostrogoti, ecc. ai  quali era stata imputata la caduta del Mondo Antico. Ma, soprattutto con le loro conquiste, gli arabi pongono fine alla centralità del Mediterraneo. Essi conquistano il Nord Africa, la Spagna, la Sicilia, puntano alla Francia, mettono alle corde Bisanzio e il suo potere. Il mare “nostrum”nel quale si era sempre espressa la vita culturale ed economica dei Romani prima, dei cristiani poi, è adesso diviso, la parte meridionale è in mano agli arabi, la navigazione è insicura, il commercio cala di volume in maniera impressionante, i pirati lo infestano, solo Venezia in Occidente prospera(ma commerciando con l'Oriente, non certo con l'Africa), Marsiglia decade. La rottura dell'unicità mediterranea ha anche un' altra conseguenza importante: l'Occidente alle corde si ritira verso l'alto, diventando continentale e nordica. Germania, Francia e poi Inghilterra diventeranno ben presto il cuore dell'Europa. Pirenne vede in questa rivoluzione l'inizio dell'età buia.«L'Occidente fu imbottigliato e costretto a vivere su se stesso, in condizione di vaso chiuso.»(1). Certo altri fattori intervennero: la scomparsa della fitta rete commerciale, la feudalizzazione, la scomparsa del latino che lascia il posto alle lingue che da esso derivano i volgari italiani, spagnoli, francese che va di pari passo con la scomparsa stessa dei letterati, degli uomini di cultura o almeno di quelli che sapevano leggere e scrivere bene. Rimangono solo gli ecclesiastici che sanno il latino, scrivono e leggono fluidamente e dato che non ci sono laici in grado di farlo ciò porterà loro grande potere e ruoli chiave nella modesta burocrazia del tempo. L'enfasi della rinascita culturale carolingia è poca cosa, lo stesso Carlomagno era praticamente analfabeta. Il potere è sostanzialmente gestito dai feudatari, dalla spada, dalla Chiesa e dal Re o Imperatore che riesca a tenersi stretti i vari nobili i quali hanno la possibilità di armare un esercito. Ci sono le tasse e un sistema di riscossione locale, ma mai paragonabile a quello romano. Gli Arabi premono alle porte, i castelli fortificati si diffondono assieme ad una paura costante, l'agricoltura è in larga parte l'unica economia esistente, le monete valgono poco e non sono poi così diffuse. Carlomagno con la codificazione del suo potere e il nuovo uso di essere “consacrato” dalla Chiesa, non fa altro che attestare una realtà già esistente: un Mondo occidentale cristiano, continentale, chiuso in se stesso, ignorante, povero, debole. «Con le sfumature che passano da paese a paese, l'Europa, dominata dalla Chiesa e dalla feudalità, prese allora una fisionomia nuova. Il Medioevo – per conservare la locuzione tradizionale – cominciava.»(2).

Forzando un po' la mano, si potrebbe dire, che le radici cristiane dell'Europa, vadano ricercate nell'Islam e in Maometto appunto.

Il saggio di Pirenne si legge con estremo piacere, è chiaro e, come i grandi classici, in buona parte accessibile a tutti.

__
(1) pag.276
(2) ibidem.
ChiccaChicca wrote a review
12
(*)(*)(*)(*)(*)
14
(*)(*)(*)(*)(*)
Pubblicato nel 1937, due anni dopo la morte di Pirenne, il libro propone la tesi di una fine del mondo tardo antico posticipata di almeno duecento anni, e dovuta all'invasione araba e alla diffusione dell'Islam. Le invasioni barbariche invece non modificarono sostanzialmente la civiltà romana affacciata sul Mediterraneo, mantenuta viva dagli scambi commerciale e dalla circolazione aurea; gli stati romano-barbarici funzionavano grazie alle imposte percepite allo stesso modo dell'amministrazione imperiale; lo stato (pur riconoscendo l'autorità dell'imperatore di Bisanzio) era assoluto e laico, dotato di un'amministrazione dipendente solo dal monarca e stipendiata, etc. La fine di tutto si verifica, per la parte occidentale degli stati mediterranei, con l'arrivo degli arabi . Il mare a occidente viene chiuso; cessano gli scambi e finisce la civiltà urbana (per gran parte Pirenne si riferisce all'area provenzale-tirrenica). Lo stato carolingio sposta il suo baricentro a nord; il monarca non ha più una sua amministrazione statale perchè non percepisce più le imposte in denaro, ma si serve dei servizi (militari) dei vassalli; la ricchezza si sposta quasi del tutto sulla proprietà terriera, non esiste più commericio: inizia il feudalesimo. A grandi linee questo lo schema interpretativo di Pirenne. Negli anni successivi alla pubblicazione, le tesi del libro furono dibattutte e criticate; il limite maggiore fu visto nel cercare solo cause esterne al mutamento, senza tener conto di un'evoluzione interna.
Da parte mia la lettura è stata molto interessante, e penso che le tesi di Pirenne, limitate alla regione francese, siano valide.
FalcoliniFalcolini wrote a review
01
(*)(*)(*)(*)( )
Una tesi ad ampio spettro storico
Un saggio storico ostico. Non certo per la qualità della scrittura, scorrevole, ne per l'organizzazione, perfettamente e simmetricamente scandita (due metà, la prima propedeutica, la seconda nel merito). Piuttosto perché è un testo mirato a sostenere una tesi storica che abbraccia circa mezzo millennio e un'area geografica che va dallo stretto di Gibilterra alla Persia, e dal nord Africa all'Irlanda e alla Scandinavia.
La lettura degli avvenimenti storici di questi 5 secoli (dal IV al IX), attraverso i fatti narrati da Henri Pirenne, presuppone una conoscenza precostituita di questa parte della storia, in quanto Pirenne, come detto, li scorre in maniera serrata e sintetica, per sottolinearne gli elementi peculiari che concorrono a dimostrare la sua tesi.
Una tesi mai abbastanza ribadita per Pirenne. Ed è comprensibile: il testo appare nel 1937 (ma il saggio non ha subito alcun processo di invecchiamento), e la tesi che Pirenne sostiene viaggia caparbiamente controcorrente. Non solo rispetto all'ortodossia degli storici, ma anche verso le forzature volute dai nazionalismi feroci di quegli anni che precedettero la seconda guerra mondiale.
Così gli impulsi di cambiamento provocati dai popoli provenienti dalle regioni germaniche sono per Pirenne irrilevanti sotto tutti gli aspetti, lasciando invariata la società che li aveva preceduti. La questione Charlemagne francese o Karl der Große tedesco appare insensata, certo perché i concetti di Francia e Germania nasceranno solo dopo Carlo, ma anche perché lo stesso Carlo Magno ne esce -anche dal testo di Pirenne- come un uomo rozzo, bigotto per convenienza e privo di tratti originali come re, dal momento che si limitò a raccogliere e perseguire le politiche dei suoi intraprendenti predecessori, portandole alle estreme conseguenze e così capovolgendone il senso. Infine la stessa cristianità, in questo saggio, non è che fucina ideologica, economica e culturale, della decadenza e del tragico regresso che caratterizzò il medioevo della nascente Europa, in senso continentale.

Una trattazione dallo spettro amplissimo che porta con se una tesi forte, che Pirenne stesso sintetizza già nella prima metà dell'opera: il Mediterraneo, vissuto da una moltitudine di popoli come una autostrada veloce per culture, uomini, prodotti della terra, manufatti, e ricchezze, diventa, a seguito dell'irruzione dell'Islam nel bacino, un muro, che separa dolorosamente l'est dall'ovest, l'Africa dall'Europa. Disegnando una volta per tutte quel che è poi stato ed è il mondo come lo conosciamo.

Un appunto: Carlo Magno e Maometto non esistono in questo saggio, se non per quello che hanno significato nella storia: ultima, inevitabile conseguenza il primo, di ciò che il secondo ebbe a scatenare.
Ro120981Ro120981 wrote a review
02
(*)(*)(*)(*)(*)
05
(*)(*)(*)(*)( )

Senza Maometto non ci sarebbe stato Carlo Magno: così si riassume la tesi che Pirenne sviluppa in questo libro e che era già presente nella sua bella “Storia d’Europa dalle invasioni al XVI secolo”.
Secondo lo storico belga, l’espansione araba a partire dal VII secolo provocò l’interruzione delle grandi vie mercantili tra Europa occidentale e Oriente, quindi il decadimento della vita cittadina che aveva caratterizzato il mondo romano e il ritirarsi delle popolazioni in una vita rurale caratterizzata dalla produzione per l’autoconsumo, con il parallelo sviluppo del sistema sociale feudale. Di questo mutamento immenso è prodotto, simbolo e protagonista Carlo Magno, perfetto interprete della sua epoca. Egli infatti abolì la monetazione aurea e la sostituì con un sistema di monetazione argentea, più adatto agli scambi a breve distanza e a un’economia agricola. E con il rinnovato titolo imperiale si mise a capo di un Europa centro-occidentale caratterizzata dal sistema feudale. A proposito del feudalesimo va detto che su di esso il giudiziose del Pirenne non è acriticamente negativo, come ancor oggi avviene (e del resto ancora oggi avviene acriticamente per tutto ciò che riguarda il Medio Evo). Il feudalesimo, secondo il Pirenne, fu semplicemente l’organizzazione socio-economica che permise all’Occidente di sopravvivere nelle condizioni date, in attesa che successivi sviluppi storici permettessero la generale “ripresa” dell’Occidente stesso.
Le grandi e non sempre inattaccabili tesi del Pirenne sull’andamento della storia medievale europea hanno avuto il merito di suscitare dibattiti e più affinate ricerche che tuttora durano.
Nel caso specifico si è dimostrato che il decadimento della vita economica che Pirenne attribuisce all’espansione araba è cosa già da tempo fatta al momento della comparsa di Maometto. E che poi, paradossalmente, proprio i contatti mercantili che l’Europa stabilì con il mondo arabo permise a essa un nuovo accumulo di ricchezza e di riserve auree che porterà alla ricomparsa della monetazione aurea nel Medio Evo centrale. Detto per inciso, tra le merci che più copiosamente gli europei fornirono agli arabi ci furono armi e schiavi.