Martin Eden
by Jack London
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“‘Martin Eden’ è davvero uno di quei libri che andrebbero letti più volte nel corso degli anni, uno di quei libri sfaccettati, dalle tante stratificazioni: strati e facce che vi si svelano in momenti diversi, da angolature diverse. È un ‘romanzo di formazione’, non c’è dubbio, ma anche una piccola ‘opera-mondo’, un romanzo che abbraccia, rappresenta e restituisce un’epoca, una società, uno svolto storico, classi e ideologie, tipi umani, contesti e contrasti, dinamiche socio-culturali.” (Mario Maffi) Martin Eden, un giovane marinaio di Oackland, salva la vita a un ragazzo della buona borghesia di San Francisco, Arthur Morse. Per ringraziarlo, questi lo presenta alla famiglia e alla sorella Ruth. Tra lei e il giovane marinaio scatta subito un’attrazione vitale, ostacolata però dalle differenze di classe e quindi dalla prevedibile resistenza della famiglia di Ruth. Un po’ per farsi accettare socialmente, un po’ perché sinceramente affascinato da quel mondo borghese, Martin decide di affinare la propria cultura. Da giovinastro un po’ rozzo, in anni di studio forsennato si trasformerà in uno scrittore di successo. Sembra finalmente realizzata quell’ascesa sociale tanto agognata da Martin… “Martin Eden”, il più bel romanzo di Jack London, ha veramente i tratti di una sconsolata e indimenticabile tragedia.

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EurosiaEurosia wrote a review
05
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Scritto e pubblicato nel 1909, all'età di trentatré anni, "Martin Eden", forse il romanzo più importante di Jack London, è al contempo la storia della gioventù dello scrittore e l'invenzione di un personaggio dietro cui si cela l'autore stesso, intenzionato, con tale finzione letteraria, a scrivere un'autobiografia celebrativa e distruttiva. Non a caso, quel mare californiano, cui guardava con infinita malinconia e ansia di ribellione, fa da sfondo alla vicenda di un rozzo marinaio, Martin Eden. Questi riesce a entrare nella ricca famiglia di Arturo, un giovane al quale ha salvato la vita, inserendosi poco a poco in un ambiente completamente diverso dal suo per cultura e per educazione. Martin diverrà scrittore, ma sceglierà di fuggire, e in modo definitivo, dal mondo civile e dalle sue convenzioni, cercando l'autenticità perduta.
Perché Martin capisce definitivamente, e con la persona che più ha amato e voluto nella vita, che ciò che a (quasi) tutti coloro che lo circondano interessa è il suo successo, la sua popolarità, la sua ricchezza, il suo nuovo status di scrittore riconosciuto ed affermato. Queste le sue parole alla ragazza: “…se i miei libri non avessero avuto successo e comunque fossi proprio lo stesso che sono ora, tu te ne saresti rimasta lontana”. Martin comprende che quasi tutti coloro che lo circondano (tranne pochissime eccezioni) non sono minimamente interessati a lui, a cosa pensa, a cosa effettivamente ha scritto, a cosa ha detto o vuol dire ancora. Ciò che li interessa – Ruth compresa – è la nuova identità di Martin Eden scrittore di successo, come se questo fosse scindibile dal Martin Eden persona. Ma la persona non è un attore che recita un personaggio (lo scrittore), la separazione qui non è permessa.
La lascia andare quindi, definitivamente. E spezzando l’ultima corda che lo legava alla terraferma, si convince definitivamente a riprendere il mare, ad andare nei mari del Sud Pacifico dove, in un’isola già visitata in uno dei suoi viaggi passati, vorrebbe – o dice al lettore (cioè a noi) di volere – costruire una nuova vita.
La freccia sta cadendo a terra. In mare, nel suo mare, che lo ha fatto diventare uomo ancor bambino, Martin comprende infine la sua disperazione, il vuoto assoluto della sua anima, svuotata dalla fatica, dal dolore, dalla delusione, dalla solitudine. E, qui è obbligatorio citare London, “…nell’istante stesso in cui lo seppe, cessò di saperlo”.
DarioDario wrote a review
01
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Maurizio GMaurizio G wrote a review
05
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Un'impietosa disamina della società borghese e della sua immoralità
Chi si è infatuato delle bellissime storie di animali del “Richiamo della foresta” e di “Zanna bianca”, primi esempi di una profonda analisi della psicologia animale, in questo libro — il “vero” libro di Jack London — troverà uno scrittore più pessimista, meno preso dall’amore panico se non nella prima parte del racconto. Forse la preoccupazione di far aderire a Martin Eden alcune delle esperienze di vita del suo autore risulta a tratti forzata, e certi passi possono apparire sovraffollati di dettagli probabilmente desunti dalla sua vita, ma per altri versi ciò stesso rende ancor più commovente la lettura di questo romanzo che è stato pubblicato solo nove anni prima della morte improvvisa di Jack London a soli quarant’anni. Come Martin, Jack si è logorato gettandosi anima e corpo nella vita, attraversando multiformi esperienze lavorative che pochi altri scrittori possono annoverare nella propria biografia, e il suo fisico forgiato per resistere un secolo è crollato assai prima, perché aveva dato tanto e non lo sapeva. La morte di Martin arriva perché tutto lo ha deluso. Non è mai appartenuto alla classe cui il denaro e la fama ora lo apparenterebbero, non appartiene più al basso ceto da cui proviene perché il suo tentativo di arrivare al successo, una volta raggiunto, ne ha attaccato e distrutto la purezza primitiva, che Martin sa essere per lui persa per sempre. Egli muore, in fondo, della sua stessa generosità. Dopo aver ripagato per cento ogni piccolo debito di riconoscenza, non gli resta altro che dare la vita, una vita che non ha ai suoi occhi più senso. Che cosa era rimasto del ventenne che si era lasciato abbagliare dai modi della bella società, come se fossero oro colato, verità profonde a cui aspirare, e da una ragazza che lui stesso aveva proiettato nell’Empireo senza rendersi conto, se non alla fine, che la vera Ruth era quella prigioniera dei cliché della sua classe e che, anche nella sua grottesca, estrema profferta di riprenderlo da ricco dopo averlo ripudiato da povero, dimostra di esserci dentro fino al collo. “Martin Eden” è sotto questo aspetto, a oltre un secolo dalla sua uscita, una denuncia quanto mai attuale della società umana fondata sul classismo e sull’ipocrisia delle convenzioni. Il parvenu che era trattato come un paria è la stessa persona che oggi, ricco e famoso, è accolto ovunque e ovunque ricercato. E così, un libro di Swinburne gli aveva fatto da stella cometa per intraprendere il suo viaggio verso la luce — la cultura, le buone maniere, la scrittura — e sempre un libro di Swinburne gli addita la via delle tenebre e della pace eterna. Martin Eden si definisce un individualista nietzschiano ma in realtà il suo comportamento solidale lo apparenta — come fu nella vita il suo autore — al socialismo di inizio Novecento non ancora corrotto dalle esperienze autodistruttive del Potere. E anche l’attacco al sistema editoriale è pienamente attuale — nulla sembra cambiato da centodieci anni a questa parte, sei nessuno finché un critico influente non decide che sei uno scrittore degno di essere letto, e da quel momento gli stessi che ti avevano rifiutato e deriso ti cercano e ti osannano. L’ambiente che gli ha dato ricchezza e celebrità è talmente guasto, per Jack London, da non meritare nessuna pietà nella feroce enumerazione di tutti i suoi vizi.