Mattatoio n. 5
by Kurt Vonnegut
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Per una decina di giorni, verso la fine della Seconda guerra mondiale, Kurt Vonnegut, americano di origine tedesca accorso in Europa, con migliaia di altri figli e nipoti di emigranti come lui, per liberarla dal flagello del nazismo, batté lande tedesche coperte di neve che il suo piede non aveva mai

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KiraKira wrote a review
01
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Mattatoio n.5 è probabilmente uno dei libri contro la guerra più strano, esilarante, complicato, assurdo che sia stato scritto. L'autore decide, infatti, di raccontare in maniera non convenzionale quello che è stato uno degli avvenimenti più bui della seconda guerra mondiale, la distruzione di Dresda. Questo evento, che ha segnato il protagonista così come l'autore stesso, viene inserito all'interno di una storia più ampia, quella della vita di Billy Pilgrim, quasi relegandolo a puro sfondo. Eppure è e rimane lungo tutto il romanzo il punto fondamentale, la colla tra storie apparentemente assurde.
È la guerra ad aver cambiato Billy ed è quello a cui ha assistito a Dresda, la prigionia, i compagni incontrati ad aver influito su tutto quello che la vita gli ha offerto successivamente. La sua stessa visione del mondo è segnata da quello a cui ha assistito.
E sebbene l'autore utilizzi l'ironia come arma per smorzare anche gli eventi più tristi che accadono al protagonista, la sensazione che rimane è quella di aver a che fare con un personaggio che è rimasto inevitabilmente e profondamente segnato dalla guerra.
Billy cerca di dare un senso a qualcosa che un senso non ce l'ha, e per farlo utilizza insegnamenti ricevuti da esseri non terrestri.
È forse l'idea che il tempo sia da noi percepito in maniera sbagliata a dare sollievo al protagonista. Siamo noi a considerare il tempo come una linea retta, dove le persone sono o vive o morte. Ma l'idea che il tempo sia invece una "quarta dimensione", che si sia sempre vivi in un momento preciso, gli permette di continuare ad affrontare ogni cosa, perché alla fine "Così va la vita".
Mauro MarconiMauro Marconi wrote a review
03
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Kurt Vonnegut è stato uno dei più implacabili descrittori della società americana, delle sue idiosincrasie, delle sue bassezze e dei suoi consolatori miti hollywoodiani. In questo romanzo – il suo più celebre, senza dubbio – fa letteralmente a pezzi gli ideali perbenisti della tronfia classe media e iperconsumista affermatasi a partire dalla seconda metà del Novecento, i cui echi inquietanti arrivano fino ai giorni nostri. In realtà la storia è incentrata su un dramma epocale: i bombardamenti su Dresda che rasero al suolo – senza alcun motivo se non quello di umiliare i perdenti – la stupenda città tedesca al termine del secondo conflitto mondiale. Vonnegut si trovava là prigioniero quando successe, e ne rimase sconvolto al punto da sentire la necessità di scrivere un libro ‘di denuncia’ (pubblicato all’inizio degli anni Sessanta). All’interno di questa tragedia, che ha la singolarità narrativa di intrecciarsi alle vicende biografiche del protagonista (Billy Pilgrim) ed alle sue fantascientifiche allucinazioni - in un curioso e quasi cinematografico gioco ad incastri di flashback, in cui i concetti di passato e di presente perdono di significato -, prendono corpo le mostruose individualità che punteggiano il romanzo, e lasciano il lettore commosso e indignato. Il potere annientante delle bombe fa il paio con il cinismo quasi altrettanto criminale di chi, confidando nell’assenso di un dio vendicatore, tenta in tutti i modi di non perdere neanche un centesimo dei suoi privilegi. Un’esistenza tranquilla sotto il profilo economico, rispettabilità sociale e moralismo da quattro soldi connotano la gran parte di coloro che nel sogno americano ancora credono. In mezzo ad un tale letamaio (ma ben profumato) di illusioni, solo lo sguardo trasognato – quello del “pazzo” Pilgrim – può restituire dignità e speranza ad una umanità mai tanto degradata. Libro magnifico, originale nello stile e pressoché perfetto nella costruzione narrativa.