Memorie dalla casa dei morti
by Fëdor Mihajlovič Dostoevskij
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DicerosDiceros wrote a review
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È una summa della capacità del grande scrittore russo di entrare dentro la psicologia degli uomini e descriverla con termini toccanti e ricchi di phatos.
Il racconto, che i critici considerano in parte autobiografico, narra della lunga detenzione di un nobile russo condannato per uxoricidio in campo di lavoro della Siberia.
Tre sono gli scenari. Il primo riguarda l’ambiente, la descrizione della galera, i suoi ritmi, l’eterna ripetitività del tempo da trascorrere, l’incubo delle punizioni corporali a discrezione dell’ufficiale di turno, l’inutilità del lavoro forzato. Il secondo l’ampio spettro di personaggi descritti dall’io narrante che rappresentano lo specchio della varietà umana, dal nobile decaduto, al soldato disertore, ai criminali comuni di tutte le minoranze dell’enorme impero russo ciascuno con la sua personalità spesso incoerente con il reato commesso ma tutti con un filo conduttore che unisce le diverse anime, quello dell’apatia, della noia mortale interrotta solo da pochi sprazzi di interesse come la ricerca dell’alcool clandestino, di qualche lavoretto più appagante dove risse ed ubriacature sono le uniche occasioni di “svago”. Sono questi i “già morti”, tutti cercano una ragione per la sopravvivenza in un ambiente degradato dove la fame, la malattia, il freddo intenso e le punizioni corporali inflitte dalle guardie-aguzzini, sono una routine giornaliera senza soluzione di continuità. In un luogo così promiscuo possono, comunque, verificarsi episodi di solidarietà e pietà tra coloro che anelano alla fine della detenzione e a tornare a vivere come esseri umani.
Il terzo scenario è quello relativo all’autore, alla sua iniziazione disperante, alla sua lunga assuefazione all’ambiente ed alla vita del penitenziario fino all’entusiasmo della fine della pena.

Dostoevskij focalizza anche in questo romanzo tutta l'attenzione e l'interesse per la condizione umana, per la sfera più intima sottesa a ciascun individuo in quanto tale a prescindere dalla condizione sociale in cui è avvezzo a vivere, ed in tali condizioni di vita che l’uomo perde la propria dignità e, solo per pochi, l’unico conforto è la preghiera supportata dalla speranza e dalla convinzione dell’esistenza di un Dio che possa ascoltare e alleviare i patimenti che sono spesso estremi.
Ed è proprio a questo Dio che i prigionieri ed il protagonista liberato si affidano per una speranza di resurrezione.
“Le catene caddero. Io le sollevai… Volevo tenerle in mano, guardarle per l’ultima volta. Ora mi meravigliavo pensando che un momento prima stringevano le mie gambe. Su, Dio vi accompagni, Dio vi accompagni!, dissero i forzati con le loro voci ruvide, affannose, ma che avevano un accento di soddisfazione. Si, Dio ci accompagni! La libertà, una vita nuova, la risurrezione dai morti… E’ un momento magnifico!”