Memorie di Adriano
by Marguerite Yourcenar
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L'imperatore Adriano ha 62 anni e, sentendo avvicinarsi la morte, scrive unalunga lettera al giovane Marco Aurelio per raccontargli la propria vita.Evoca la giovinezza, i viaggi, le conquiste. L'incontro con Antinoo illuminala sua vita di una singolare passione, ma Antinoo si uccide e Adriano si sente un sopravvissuto per il quale ogni cosa ha "un volto deforme". Il suo senso dello Stato ha comunque il sopravvento, mentre le forze incominciano adabbandonarlo e subentra la malattia che lo avvicina alla morte. La sua lettera a Marco Aurelio si conclude così: "Cerchiamo d'entrare nella morte adocchi aperti".

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MamussiMamussi wrote a review
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Ma come ho fatto a non leggerlo fino ad ora?
Non c'è una sola parola che non abbia un peso, un senso, una profondità e un'intensità in questo racconto ricco, denso e pastoso; una riflessione continua, senza una parola di troppo e che non stanca mai.
La Yourcenar interpreta benissimo l'animo e la mente dell'Imperatore, costringendoci a soffermarci di tanto in tanto per constatare quanto di quella figura sia radicato in tutti noi, a cominciare da lei stessa.
Mi è difficile esprimere in modo adeguato le emozioni e i pensieri suscitati dalla lettura. Ho sottolineato moltissimo e mi affido perciò alle citazioni: le più vicine al mio personale vissuto e intendimento, alla sensibilità personale e, gioco forza, alla mia età.

"...a vent'anni ero press'a poco come sono ora, ma lo ero senza consistenza... Non posso ripensare senza rossore alla mia ignoranza del mondo, che pure credevo di conoscere, alla mia impazienza, a una sorta di frivola ambizione, di avidità grossolana,"

" Non credo che alcun sistema filosofico riuscirà mai a sopprimere la schiavitù: tutt'al più, ne muterà il nome. Si possono immaginare forme di schiavitù peggiori delle nostre, perchè più insidiose: sia che si riesca a trasformare gli uomini in macchine stupide e appagate, che si credono libere mentre sono asservite, sia che si imprima in loro una passione forsennata..."

"Ho insistito affinchè nessuna fanciulla sia data in moglie senza il suo consenso: lo stupro legale è ripugnante quanto qualsiasi altro."

"Una parte dei nostri mali dipende dal fatto che troppi uomini sono oltraggiosamente ricchi, o disperatamente poveri."

"...ero giunto in quell'età in cui non v'è una bella località che non ce ne ricordi un'altra, più bella, e ogni piacere s'arricchisce del ricordo dei piaceri trascorsi. Consentivo ad abbandonarmi a quella nostalgia ch'è la malinconia del desiderio."

"...tutte le teorie sull'immortalità m'ispirano diffidenza: il sistema delle retribuzioni e delle pene lascia freddo un giudice consapevole della difficoltà d'un giudizio. D'altra parte, mi accade altresì di trovar troppo banale la soluzione opposta, il puro nulla, il vuoto..."

"Sono quel che ero: muoio senza mutarmi."

"Piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo... guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più... Cerchiamo d'entrare nella morte a occhi aperti..."
Jessica Jessica wrote a review
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AK-47AK-47 wrote a review
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Meraviglioso
In questo libro, uscito dopo una gestazione di quasi vent'anni, Marguerite yourcenar immagina che l'imperatore Adriano, ormai vecchio e sentendo la morte vicina, scriva al giovane Marco Aurelio, che ha prescelto come successore, una lunga lettera, con l'intendimento di raccontargli la propria vita e la propria esperienza di governo affinché gli sia di ammaestramento per quando toccherà a lui reggere le sorti dell'impero. In pagine di classica, limpida sintassi, composta ed equilibrata come quelle dei grandi retori dell'antichità (ma nient'affatto pesante, retorica all'orecchio di un moderno) Adriano racconta la propria vita con grande sincerità e acutezza di analisi interiore. Egli ha cercato di conformare la sua esistenza e tutta la sua azione di governo, in qualunque circostanza-da quando era solo un brillante comandante militare nelle campagne di Traiano contro i Daci, fino alla pienezza del suo trionfo come imperatore- a un unico ideale, quello dell'armonia, dell'equilibrio tra forze diverse che si risolve in una ricerca di una sintesi superiore, che apporti un reale progresso, al singolo come alla comunità. Ecco quindi, ad esempio, lo sforzo per stringere alleanze con le bellicose tribù ai confini orientali dell'impero, anziché lo scontro militare diretto, non certo per debolezza, ma per una visione più lungimirante di quella basata unicamente sulla repressione armata (cui pure, in altre circostanze, Adriano non esita a ricorrere). Ne emerge il ritratto di un uomo che realizza pienamente l'idea classica di equilibrio, di politica come servizio, lontano dagli eccessi, amante dell'arte e della cultura, un modello imperituro di uomo e di statista che, aggiornato ai tempi, resta sempre valido. Molte e profonde considerazioni anche sul destino di ciascuno, sul dovere di ognuno di cercare il proprio destino e, una volta trovato lo, di aderirvi pienamente: per Adriano il compito è quello di dare un ordine umano al mondo, con la sua azione politica (costruire città, portare la pace, diffondere la civiltà del diritto, fare riforme agrarie, aumentare il benessere di tutti) e, nella propria vita, dare un senso e una logica a ciò che fa e che gli accade: l'ordine e l'armonia interiori, attraverso la scrittura, che rispecchiano un ordine e un'armonia esteriori, perseguiti con l'azione di governo. Un libro che è anche una grande lezione di vita. Cinque stelle.
Il signor RailIl signor Rail wrote a review
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Quando "scrivere" è arte sublime
Ho fatto una cosa per me estremamente inusuale: a distanza di moltissimi anni ho riletto un libro - questo, per l'appunto - e l'ho fatto perché, sollecitato per chissà quali strane alchimie mentali da un'altra lettura («Il rumore del tempo»), ho avvertito profondo il desiderio di rinverdire le sensazioni provate all'epoca. Ebbene, devo dire che il piacere è stato ancora maggiore della prima volta: sarà (ne dubito) perché ora ho molti più libri in testa e nel cuore, o sarà (cosa assai più probabile) perché ho molti più anni sulle spalle, ma il dato di fatto è che ho letteralmente assaporato ogni pagina, anzi, ogni frase indirizzata da Adriano a Marco...la scrittura della Yourcenar ha una dimensione magica!
Badate, non si tratta tanto (almeno per come l'ho vissuta io) della capacità di indurti, in modo automatico e naturale, almeno una piccola dose di sospensione dell'incredulità (in fondo anch'essa necessaria per godere di un'opera che narra qualcosa di così cronologicamente lontano), o di trasportarti al centro degli eventi (non mi sono sentito Adriano), quanto piuttosto di una vera e propria capacità "seduttiva".
C'è una malìa, in quel concatenarsi di parole, che ti avviluppa, ti avvinghia, t'incatena delicatamente, a partire da "Mio caro Marco...", per arrivare sino alla frase finale (non la cito, per rispetto di chi ancora non l'ha letto, anche se non è un giallo 😉). Che si tratti della descrizione appassionata dei sentimenti, del resoconto - a tratti quasi didascalico - delle attività "politiche" connesse all'esercizio del potere imperiale, o della rivendicazione delle proprie aspirazioni e della propria grandiosità, non ci si può sottrarre a ciò che Adriano "scrive" per mano di questa straordinaria autrice...è come se le sue parole, sorrette da un'eccellente traduzione, fossero un premio anelato, una squisita leccornia per appagare la nostra brama di piacere ("letterario" sì, ma non solo, direi "artistico" in senso lato).
Ok, posso fermarmi qui: si capisce assai bene che l'età mi ha appunto rammollito e m'induce a riflessioni finanche troppo leziose...
tsondokutsondoku wrote a review
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