Metà di un sole giallo
by Chimamanda Ngozi Adichie
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Metà di un sole giallo è la storia di molte Afriche. L’Africa sensuale della splendida Olanna, che rinuncia ai privilegi per amare il professore idealista Odenigbo, e quella concreta della sua gemella Kainene, che affronta il mondo con l’arma del sarcasmo. L’Africa superstiziosa di Mama e Amala e quella

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Giogio53Giogio53 wrote a review
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Chi legge è un viaggiatore - 24 ott 21

Secondo libro che leggo della scrittrice africana, che trovo un po’ sotto il primo (in alcune parti di intreccio), ma di sicuro molto più di impatto sui temi trattati e sul periodo descritto. Adichie parla sempre della sua terra, e qui entriamo ancora più in profondità, direttamente nella spaccatura verticale che si operò in Nigeria alla fine degli anni Sessanta.

La corposa struttura del romanzo ha la sola pecca di dividere i tempi del racconto in due frame: una nei primi anni Sessanta ed una alla fine degli stessi. Ma non è questo che, al solito, mi sfasa, ma la commistione dei due tempi. Certo, la suspense di alcuni avvenimenti viene accentuata, che nel primo salto in avanti vediamo intrecciarsi situazioni che lasciano perplessi e che verranno spiegati con il ritorno al flusso temporale ordinario.

Il tentativo di Adichie è comunque di parlare della sua terra, seguendo la vita, normale, di persone che anche se non normali, sono comunque più vicini a quello sguardo sulla “storia” che permette di vedere la “Storia” anche con altri occhi. Con gli occhi di chi ne auspica svolgimenti, ma che, per la maggior parte del tempo, ne subisce e patisce le conseguenze.

Cinque sono i personaggi principali del romanzo: Ugwu, un domestico nigeriano che apre e chiude il racconto, Odenigbo, professore di materie scientifiche nonché datore di lavoro di Ugwu, Olanna e Kainene, due gemelle figlie di un ricco uomo d’affari, la prima che si accompagna con il professore, la seconda che andrà a vivere con Richard, un inglese trapiantato in Nigeria, scrittore e innamorato dell’arte locale.

I cinque, in varia natura, sono “igbo” o coinvolti con la cultura “igbo”. Uno dei più grandi gruppi etnici africani, la maggioranza dei quali in Nigeria, nelle regioni prospicenti il mare. Furono grandemente influenzati dalla colonizzazione europea, come ha ben descritto lo scrittore igbo Chinua Achebe nel libro “Il crollo”. Qui siamo negli anni Sessanta, gli igbo sono cristiani, rispetto alla maggioranza nigeriana mussulmana, ed hanno molte delle leve culturali, in particolare nelle Università.

Entriamo nel loro mondo, seguendo Odenigbo, i suoi cenacoli con i professori universitari e le élite culturali locali. Ma anche nella crescita di Ugwu, che vediamo tredicenne entrare al servizio del professore, e che ci riporta le situazioni più legate alla cultura tradizionale igbo. I liberi costumi, la solidarietà, il rispetto degli anziani e dei parenti tutti. Lo vediamo in Olanna, laureatasi in Inghilterra, e tornata, andando a vivere senza matrimonio con Odenigbo. Lo vediamo nella spigliatezza di Kainene, che gestisce le imprese paterne, ma non disdegna di affrontare la vita con humor, e di innamorarsi dello spaesato Richard.

Quest’ultimo consente a Adichie di presentarci le due facce del bianco in Africa. Quella empatica, di Richard, che ammira la cultura locale, che impara la lingua, che si innamora di Kainene. E quella degli altri bianchi che incontra. La sua ex Susan, che non nasconde il suo razzismo verso i neri, pur frequentandone l’alta borghesia. O quella di due giornalisti, che vengono solo per “il colore” anche nei momenti bui, e non provano mai a comunicare con i locali. Fino a Padre Marcel che da un lato aiuta i rifugiati, dall’altro abusa delle giovani locali.

Il punto di svolta, e di non ritorno, avviene intorno al 1966. Tentativi di colpo di Stato, accuse di reciproche uccisioni, conflitto tra gli Yoruba, del nord e mussulmani, e gli Igbo, del sud e cristiani. Fino a che quest’ultimi proclamano la secessione, costituendo la Repubblica del Biafra. Elemento che scatenerà, dal ’67 al ’70, la guerra civile, ed il quasi genocidio degli igbo. Un nome, Biafra, che risuona in parti lontane della mia giovinezza.

Nelle diverse parti, seguiamo da un lato i problemi dei rapporti tra i cinque protagonisti. Odenigbo e Olanna che non riescono ad avere figli, Odenigbo che tradisce Olanna, Olanna che va a letto con Richard, cosa che mette in crisi il rapporto di quest’ultimo con Kainene. Sarà la guerra che smusserà di forza tutti questi problemi, unendoli nella resistenza ad anni senza cibo, senza medicinali, senza speranze, con parenti e amici che muoiono uno dopo l’altro. Punto fermo rimane Ugwu, nonostante molti altri problemi che affronta, ma che alla fine, ventenne, avrà la forza di scrivere un libro, come vorrebbe ma non riesce Richard. Un libro di cui vediamo alcuni brani posto sotto il titolo, crudo ma vero, “Mentre noi morivamo”.

Forse ci sarebbe da entrare meglio nei personaggi. Nella ricerca dell’amore in Ugwu, ma anche nella sua ingenuità, nel suo essere forzato alla guerra, negli orrori che vedrà. Nei modi di Odenigbo, nei suoi rapporti con le donne, forse condizionati anche dall’ingombrante madre, nel suo “socialismo” facile quando c’è la pace, nel suo pessimismo durante la guerra. Nella figura centrale di Olanna, nella sua bellezza che destabilizza gli altri, nel suo ruolo di donna decisa ad avere il proprio ruolo in un mondo molto ma molto maschile. Nel suo contraltare, la gemella Kainene, all’inizio cinica e dura, ma piegata dalla guerra, ed alla fine l’unica di cui si perdono le tracce. Infine, Richard, innamorato della cultura igbo, poi di Kainene, tanto che alla fine diventa più biafrano di un biafrano stesso.

Ma questi intrecci vanno letti più che raccontati. E mentre li leggiamo, pensiamo ai temi che Adichie ci vuole narrare: la guerra come ferita non rimarginabile nel cuore nigeriano, i problemi legati alla politica post-coloniale ed al ruolo degli occidentali, prima e dopo l’indipendenza. Ed in ultimo, ma non meno importante, il ruolo delle donne, esemplificato nei rapporti con il matrimonio (le due gemelle vivono a lungo con i loro uomini senza sposarli e senza averne la necessità o la voglia). Il tutto legato all’emancipazione femminile (ricordo che siamo negli anni Sessanta, laddove anche in Occidente non è che ci fosse tutta questa libertà), che mi viene cristallizzata in mente da una frase della zia di Olanna: “Non devi mai comportarti come se la tua vita appartenesse a un uomo. La tua vita appartiene a te, e solo te”.

In conclusione, un libro non facile, ma da tenere in considerazione, un buon inizio di una collana dedicata alla letteratura in giro per il mondo.

“Stavano troppo bene nella loro prosaica felicità … temeva che il matrimonio potesse svilire tutto al rango di un’unione prosaica.” (69)

“Così funziona l’amore: una catena di coincidenze che accumulano significato e si trasformano in miracoli.” (138)

ValentinaValentina wrote a review
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Siamo agli inizi degli anni 60, in una Nigeria in cui ancora convivono fortissime disparità sociali e hanno ancora grande vigore credenze tribali. Siamo nella regione degli igbo, l'etnia in maggioranza cristiana che vive nella zona sud orientale del paese. Olanna è una bellissima giovane donna nigeriana proveniente da una famiglia di nuovi ricchi fieri della propria ricchezza e della posizione sociale raggiunta, non è ben chiaro come, ma sicuramente non in modo del tutto onesto e grazie a connivenze con i militari. Hanno mandato le figlie a studiare a Londra e si aspettano che facciano un buon matrimonio vantaggioso per i loro affari. 

Olanna è appassionata e determinata, molto lontana dalla mentalità da nouveaux riches dei genitori, ed è innamorata di Odenigbo, un professore di matematica.

Odenigbo riunisce quotidianamente intorno a sé un circolo di intellettuali nigeriani ed è determinato ad affermare l'identità della sua etnia e del suo popolo. è molto preso da se stesso e dalle sue idee, ma rispetta la popolazione, tutta, anche quella più umile (è il caso del suo servo Ugwu, a cui dà la possibilità di studiare), pur con la condiscendenza del suo strato culturale elevato. 

Olanna ha una sorella gemella, Kaimene, con cui da qualche tempo il rapporto pare essersi irrimediabilmente incrinato. Kaimene è totalmente diversa da Olanna: è una donna fredda, razionale, enigmatica. O almeno è così che si presenta.

Ugwu è un ragazzino proveniente da una famiglia molto umile che diventa il servitore di Odenigbo, e poi di Odenigbo e Olanna. È intelligente e determinato a svolgere al meglio il suo compito e a trarne tutto ciò che può. 

Richard Churchill è un aspirante scrittore inglese, interessato all'arte tradizionale nigeriana. Si infatua di Kaimene e imprevedibilmente tra di loro nasce una relazione duratura, nonostante l'occidentale sfaccendato non sia ben visto dalla famiglia di lei. 

Intorno a questi personaggi Adichie costruisce una storia familiare prima sullo sfondo di una Nigeria che fatica a trovare una propria identità tra un passato tribale e un presente in cui convivono una grande ricchezza frutto della connivenza e corruzione e potere militare e la più estrema povertà, poi sullo sfondo della guerra civile causata dalla proclamazione di indipendenza del Biafra, la regione Sud orientale della Nigeria, nel 1967.

In tutto questo però, quella che poteva diventare una grande epopea nigeriana resta a livello di vicende sentimentali, più che familiari, di scarsa rilevanza, raccontate da un narratore che non pare in grado di dare profondità e spessore ai propri personaggi. 

Ho trovato infatti almeno i primi tre quarti del romanzo estremamente noiosi. Salvo in parte l'ultimo quarto, anche se resto molto perplessa riguardo alla capacità di Adichie di costruire una storia avvincente e di dar vita personaggi che non siano solo bozzetti tratteggiati sulla carta, ma esseri umani che capiamo e con cui empatizziamo. È il secondo romanzo di Adichie che leggo, e il secondo che delude le mie aspettative.

MorganaMorgana wrote a review
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"Ci sono cose talmente imperdonabili da rendere perdonabile tutto il resto."
Metà di un sole giallo è uno dei primi romanzi della Adichie, autrice di cui ho già letto e apprezzato sia i saggi pubblicati che il romanzo Americanah. Il racconto è ambientato in Nigeria, precisamente all'inizio degli anni 60 del Novecento. Se ricordate quel periodo sono sicura che lo assocerete direttamente al Biafra, il territorio igbo della Nigeria che per un periodo si staccò dal resto del paese, e alla guerra civile nigeriana di quegli anni. Si tratta di uno dei conflitti civili più sanguinosi mai avvenuti, responsabile della morte di quasi un milione di persone e di una carestia che mise in ginocchio una larga parte della popolazione.
Protagoniste di questo racconto sono due gemelle: Olanna e Kainene. Diversissime, non solo fisicamente ma sopratutto caratterialmente. Olanna è una giovane donna bellissima che ha abbandonato le ricchezze e la posizione della sua famiglia per vivere con Odenigbo, professore rivoluzionario della cittadina di Nsukka. Dove Olanna è morbida Kainene è invece dura e spigolosa; all'apparenza forte e indistruttibile, vive una relazione con un uomo bianco, Richard, che sta cercando di scrivere un libro che racconti gli aspetti meno conosciuti dell'Africa. A fare da intermezzo tra di loro c'è Ugwu, un giovane uomo che lavora come domestico per Odenigbo, che assisterà, impotente come tutti gli altri, ai cambiamenti che sconvolgeranno la loro vita e la stessa Nigeria.
Suddiviso in quattro diverse sezioni, questo romanzo si divide in due linee temporali ben distinte. Nella prima ci viene narrato il prima, la vita prima dello scoppio della guerra civile, prima dell'indipendenza del Biafra; la seconda parte del racconto è invece tutta incentrata sui terribili anni della guerra. L'ho trovata una scelta molto interessante, principalmente perchè ci permette di comprendere appieno quanto sia stato repentino e sconvolgente il cambiamento.
Chimamanda Ngozi Adichie sa scrivere e lo sa fare molto bene. Quello che mi ha sempre colpito della sua scrittura è l'onesta con cui racconta anche eventi terribili senza edulcorarli. Questo romanzo non fa eccezione, le pagine in cui si parla della guerra del Biafra, della fame, dei morti, del dolore e dell'impotenza di chi sopravviveva, sono pagine terribili. Completamente in contrasto invece c'è la prima parte del racconto dove si descrive una Nigeria completamente diversa. La Nigeria degli intellettuali, dei salotti, una Nigeria che viveva di cultura, filosofia e poesia. E' proprio questo forte contrasto tra il prima e il dopo che ha permesso all'autrice di essere più incisiva.
Molto interessanti i personaggi di questo racconto, in particolare Olanna e Kainene che sono sicuramente due protagoniste un po' atipiche. Mi è piaciuto tanto il contrasto e il rapporto tra le due, anche perchè il romanzo si concentra molto anche sulle vicende personali dei personaggi, non limitandosi a parlare solo di guerra.
Devo ammettere però che la parte che mi ha coinvolta di più è quella dedicata alla guerra; pagine atroci ma che mettono perfettamente a nudo il dolore e la sofferenza di un popolo, in particolare di chi sopravviveva e restava a raccogliere i cocci di una vita che non sarebbe più stata la stessa. La tragedia del Biafra narrata dalla Adichie è un continuo contrasto tra tradizione e modernità, tra passato e futuro. Forse un po' tirato per le lunghe in alcune parti, ma sicuramente un bellissimo romanzo che racconta un pezzo di storia terribile ma poco conosciuto.
andarerandomandarerandom wrote a review
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