Mi sa che fuori è primavera
by Concita De Gregorio
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Ferite d'oro. Quando un oggetto di valore si rompe, in Giappone, lo si ripara con oro liquido. È un'antica tecnica che mostra e non nasconde le fratture. Le esibisce come un pregio: cicatrici dorate, segno orgoglioso di rinascita. Anche per le persone è così. Chi ha sofferto è prezioso, la fragilità può trasformarsi in forza. La tecnica che salda i pezzi, negli esseri umani, si chiama amore. Questa è la storia di Irina, che ha combattuto una battaglia e l'ha vinta. Una donna che non dimentica il passato, al contrario: lo ricorda, lo porta al petto come un fiore. Irina ha una vita serena, ordinata. Un marito, due figlie gemelle. È italiana, vive in Svizzera, lavora come avvocato. Un giorno qualcosa si incrina. Il matrimonio finisce, senza traumi apparenti. In un fine settimana qualsiasi Mathias, il padre delle bambine, porta via Alessia e Livia. Spariscono. Qualche giorno dopo l'uomo si uccide. Delle bambine non c'è più nessuna traccia. Pagina dopo pagina, rivelazione dopo rivelazione, a un ritmo che fa di questo libro un autentico thriller psicologico e insieme un superbo ritratto di donna, coraggiosa e fragile, Irina conquista brandelli sempre più luminosi di verità e ricuce la sua vita. Da quel fondo oscuro, doloroso, arriva una luce nuova. La possibilità di amare ancora, l'amore che salda e che resta.

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ᴍɪ ꜱᴀ ᴄʜᴇ ꜰᴜᴏʀɪ È ᴘʀɪᴍᴀᴠᴇʀᴀ - 𝑪𝒐𝒏𝒄𝒊𝒕𝒂 𝑫𝒆 𝑮𝒓𝒆𝒈𝒐𝒓𝒊𝒐
Non fatevi ingannare dal titolo o dai colori tenui e  delicati della copertina.

Le due rose appassite erano un indizio che non avevo tenuto conto.
Probabilmente rappresentano Livia e Alessia Sheepp.

Sicuramente vi ricordate di loro. Sono le due gemelline svizzere di sei anni rapite dal padre Mathias Sheepp che dopo un lungo viaggio tra la Corsica fino in Puglia, si suicidò  lanciandosi sotto un treno. Prima di morire lasciò una lettera alla moglie, e tanti tanti dubbi.  " Le ho uccise, non hanno sofferto"
Le bambine come saprete sono attualmente scomparse.

Missing Children Switzerland è la fondazione creata dalla madre  Irina Lucidi.
Leggendo questo libro potreste sostenere questa fondazione focalizzata sulla scomparsa dei bambini .
Vi prego di andare a vedere il sito.
È un atto doveroso nei confronti di queste
famiglie.
Lo sapevate che Ogni 2 minuti, sul territorio europeo un bambino viene dichiarato scomparso.
I numeri che vengono riportati fanno accaponare la pelle
missingchildren.ch

Parliamo del libro. Doloroso certamente,  un punto allo stomaco, ma una lettura importantissima.

Concita de Gregorio ci scrive un romanzo epistolare che ha le sembianze di un thriller psicologico. 
Se lo inizierete sarà impossibile non concluderlo nel giro di poche ore. La tensione è altissima e putruppo posso garantire dolore e pianti.

È vero però che è tra queste pagine troverete dolore ma sono intrise anche  amore profondo, di vita.  Ma in particolar modo l'unica cosa, la più importante per  Irina e alla quale mai si abbandonerà : La SPERANZA.

Tuttavia è un libro che bisogna assolutamente leggere e penso che possa essere di grande aiuto a molte donne che confondono varie forme di malattie psichiche  travestite da amore.

È un libro introspettivo , emozionale, emotivo.

Sono allibita, incredula ed emotivamente fragile in questo momento.

Assolutamente imperdibile

Mi sento solo di concludere con una citazione presa dal testo

✒ Sono una madre, lo sarò sempre. Senza figli ma madre. Non servono figli per essere madri.
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MirandaMiranda wrote a review
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Giuseppe Di MuroGiuseppe Di Muro wrote a review
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Irene ElleIrene Elle wrote a review
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Quando ho iniziato a leggere questo libro, sapevo a cosa andavo incontro. Sapevo che avrei letto di un fatto di cronaca, di una vicenda dolorosa ed infinita.
E' infinito difatti in dolore che può provare una madre, Irina Lucidi, nel vivere da anni la scomparsa delle sue gemmelline di sei anni, rapite dal suo ex marito che dalla Svizzera finirà in una stazione di Cerignola e si suiciderà sotto un treno.
Lui muore e lascia un messaggio alla moglie "le ho uccise, non hanno sofferto, non le rivedrai mai più".
Sono passati dieci anni dalla loro scomparsa e questa donna continua a vivere con il dolore, il tormento, il dubbio.
"Sono una madre, lo sarò sempre. Senza figli ma madre. Non servono figli per essere madri."

Ma "Mi sa che fuori è primavera" è anche il racconto di questa donna che piegata dal dolore, sopravvive ed in parte rinasce anche attraverso un nuovo amore, così diverso da quel marito ingegnere che disseminava la casa di post it rivolti a lei con istruzioni maniacali e che già mostravano segnali spaventosi.
Il racconto che ne fa Concita De Gregorio si snoda su più piani e fanno riflettere tanto le lettere che Irina invia alla polizia svizzera e ci mostrano il ritratto di una donna moderna, che seppur indipendente ed intelligente, deve scontrarsi con i soliti luoghi comuni, le antiche discriminazioni.

E poi ci sono questi passaggi in cui descrive le figlie:
" Livia restava sempre intera, integra. Con una rigidità verticale, interna, non saprei come dire. Era sempre lei. Alessia invece te la spalmavi addosso, diventava un calco del mio corpo. Diventava me."

O questo in cui la speranza rimane sempre viva, ma anche tangibile e prende la forma di quella stanza in più:
"...non potrei vivere senza sapere che nella mia casa c'è un posto per loro. Il posto che le aspetta, se dovessero bussare e chiedere: il nostro letto, mamma, in questa casa dov'è."

Mi ha emozionata, ho apprezzato lo stile e la mancanza di morbosità. Molti scrittori si sarebbero lanciati in una morbosità sfrenata ma Concita condensa l'indicibile dolore di Irina con passaggi come questo:
"Alla fine di quello stesso anno sono partita. Dieci mesi dopo. Dieci mesi di droghe: sonniferi calmanti antidepressivi sedativi. Un tempo senza giorno e senza notte, tempo di ovatta”.
Francesca L.Francesca L. wrote a review
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