Mors tua
by Danila Comastri Montanari
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Roma, 42 d.C, estate. Il senatore Publio Aurelio Stazio va a fare visita alla cortigiana Corinna e la trova morta, con un pugnale piantato nel petto. Spinto dal suo intuito, Aurelio comincia a informarsi sulla vittima e cerca di conoscere meglio le persone che le ruotavano attorno, ovvero i sospettati:

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AngeloAngelo wrote a review
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“[…] felice di godere una volta di più la visione della città che credeva di conoscere nei minimi particolari, ma che non cessava mai di stupirlo e di affascinarlo.”
Primo mitico episodio della serie “un investigatore nell’antica Roma” creata da Danila Comastri Montanari con protagonista Publio Aurelio Stazio, il prode senatore che, quando non è impegnato nelle indagini per scoprire l’autore di qualche delitto, impiega il suo tempo in altre attività piu o meno lecite, tipo insidiare la moralità delle belle matrone romane.
La serie è ambientata al tempo dell’imperatore Claudio di cui il nostro senatore, manco a dirlo, è amico e frequentatore. Ma non per questo Publio Aurelio si interessa solo a delitti eccellenti, anzi, spesso e volentieri lo vediamo alle prese con casi in cui sono implicati cittadini di qualunque ceto sociale; come in questa indagine d’esordio che lo trova impegnato con l’assassinio di una prostituta di cui la giustizia ufficiale archivierebbe subito il caso, ma Publio Aurelio ,che conosce la vittima, indagando sulle frequentazioni della casa dove è avvenuto il delitto scoprirà movente e autore dell’omicidio che, guarda caso, dovrà individuare tra i più puri e accaniti sostenitori della morale pubblica.
Questa serie è sorprendente per l’estrema precisione della scrittrice nel ricreare l’antica Roma: periodo storico, personaggi reali, fatti accaduti, strade e monumenti di Roma antica; è quindi per me un vero piacere seguire il nostro senatore nelle sue indagini che, oltre a scoprire l’assassino di turno, offrono anche un ampio spaccato della quotidianità dell’epoca, descritta con precisione maniacale fin nei minimi particolari…
Giogio53Giogio53 wrote a review
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Publio Aurelio Stazio - 02 giu 16
Dopo aver saltabeccato un paio di volte nella scrittura dell’esimia storica del mondo romano, con questa morte tua (che sottintende l’ovvio vita mia) diamo inizio allo studio analitico dei romanzi legati alle gesta del nobile romano Publio Aurelio Stazio. La scrittrice ha dedicato a questa scrittura seriale una ventina di romanzi nel corso di questi ultimi venticinque anni. Questo, anche se la quarta o il lancio editoriale ne tacciono la genesi, è poi il primo della serie. Dove la scrittura e la trama già scorrono abilmente, come se noi ed il senatore ci si conoscesse già da tempo. Un pregio nelle scritture seriali, dove a volte chi scrive fatica ad ingranare teso com’è a dover descrivere gesta e personaggi che si pensa torneranno. Danila affronta tutto ciò molto spavaldamente, appunto come se questo fosse un caso isolato. Vedremo negli altri come tutto ciò avrà una sua evoluzione. Intanto, due tirate d’orecchio all’autrice ed all’editore. Danila, infatti, pur avendo ben presente che stiamo in piena epoca romana, utilizza (ed è molto aderente al testo) la metà di quella locuzione che citavo sopra “Mors tua, vita mia”. Cioè “la tua morte è la mia vita”, cioè ancora solo uno ne uscirà vincitore. Peccato che questa sia una locuzione medioevale e non romanica. Il secondo appunto, per l’editore che, da qualche parte, avrebbe dovuto scrivere che, data la brevità del romanzo in sé, ad esso aggiungeva un racconto (“Una filosofa per Publio Aurelio Stazio”) che, oltre a servire per raggiungere un congruo numero di pagine, fortunatamente serve anche a complementare i caratteri dei personaggi. Da quale buona storica ci risulta essere Danila, la prima cosa che notiamo è la sapiente collocazione della trama nella Storia. Conosciamo il nostro Publio nel 42 d.C., quando da ormai un anno è sul trono di Roma Tiberio Claudio Druso, conosciuto con il nome di Claudio, quarto imperatore della dinastia Giulio-Claudia, e primo imperatore nato lontano da Roma (nasce, infatti, a Lione). E nelle trame anche non vicine alla storia stessa notiamo in trasparenza la presenza della moglie di Claudio, Messalina, e l’ombra del predecessore di Claudio, il turpe Caligola. Vediamo inoltre la vita romana, incentrata nel Senato (cui Claudio aveva ridato potere) dove al solito si affrontano fazioni progressiste ed elementi nostalgici del “tempo romano che fu”, e dei suoi valori. Infine notiamo l’ordito di altre trame, quelle malefiche degli intrighi, con belle donne che concedono favori per il potere ed altre cose non degne (ma direi abbastanza attuali), dove si erge a megafono dei gossip la grassa matrona Pomponia. Ci caliamo anche nei meandri della Roma di quegli anni, dove, appunto, oltre ai nobili, ai senatori, ed alle ville, c’è il popolo, che vive nel sordido quartiere della Suburra (dove ancora oggi abbiamo amici e conoscenti), con i barbieri, le lavandaie, il fango, l’orina, e le donne di facili costumi. In questo teatro, seguiamo e conosciamo meglio il nostro Publio (e la sua ombra, lo schiavo segretario tuttofare Castore). Publio viene implicato nella morte dell’etera Corinna, con cui cercava facili avventure, ma che in ben altre trame era coinvolta. Nasceva dal popolo e si era erta a concedere favori a nobili denarosi. Pochi in realtà, ma assai lucrosi. Mantenuta da Strabonio, anziano marito di Lollia. Amante del plebeo Ennio (che avrebbe fatto meglio a rivolgere le proprie attenzioni alla di lei sorella Clelia). Ed in più coprente la scandalosa storia tra Gaio, figlio del senatore Furio Rufo, e Quintilio, marito di Marzia, l’altra figlia di Rufo. Ma se la morte di Corinna poco muove gli animi, tutto si infervora all’uccisione di Quintilio, trovato sgozzato al tempio di Esculapio (nell’isola tiberina, là dove ora sorge l’ospedale Fatebenefratelli). Publio si trova lì poco dopo e viene accusato dell’omicidio. Il costume romano non prevede difesa per i nobili, ma un onorevole suicidio. Cosa che Publio organizza, ma solo per smascherare il vero colpevole che non voleva cedere ai ricatti di Corinna e voleva nascondere la storia “greca” di Gaio (perché i greci erano gay ed i romani no). Bella ed istruttiva dei costumi romani, la scena del banchetto epicureo che precede il suicidio. E dove Danila conduce una requisitoria alla Nero Wolfe, invitando tutti i possibili colpevoli, e smascherando al fine l’unico responsabile. Che per la vita di Publio offrirà la morte sua. Veloce è il racconto finale, che segue di poco temporalmente questo primo episodio. Publio, per riposarsi delle fatiche, si reca a Baia, il posto di mare dei nobili romani (ed anch’esso a noi ben noto). Per alleviare il tedio, entra in contatto con un circolo di filosofi epicurei, il cui capo, subito dopo, viene anche lui ucciso. Con una semplice indagine, anche qui incolpando e poi assolvendo vari personaggi, Publio ne viene facilmente a capo. Una storia minore e ve la lascio alla vostra più attenta lettura. Notiamo solo, in finale, che Publio, corretto e gaudente, alla fine finisce sempre nel letto di qualche bella signora o signorina del tempo. Alla fine riconosciamo una scrittura scorrevole e piacente, e un’ambientazione, per il mio gusto personale, di degno rilievo, che ci porta indietro di quasi duemila anni. E che a me è decisamente piaciuta. Se ne riparlerà tra non molto.
“Epicuro: quando noi ci siamo, non c’è la morte, e quando c’è la morte, allora non ci siamo noi.” (exergo)
principessapirataprincipessapirata wrote a review
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Brush StevenBrush Steven wrote a review
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