Morte dei Marmi
by Fabio Genovesi
(*)(*)(*)(*)( )(230)
Crescendo in Versilia, un bambino impara subito che al mondo esistono differenze clamorose. Differenze tra le stagioni - in un paese che d'estate è Las Vegas e nel resto dell'anno ricorda Bucarest - e differenze sociali, sbattute in faccia senza pietà dalle sfarzose vite dei bambini villeggianti, biondi e viziati e senza dubbio migliori di noi. Una cosa deve essere chiara da subito, sennò di questo posto non si capisce nulla. Perché uno dice Versilia e pensa al lusso sfrenato, alle ville con la pista per gli elicotteri, ai furgoni con scritto "caviale", agli hotel cinque stelle per cani e al citofono per ordinare lo champagne senza doversi alzare dalla sdraio. Ma non è sempre stato così. Mio babbo faceva l'idraulico, e andava a lavorare a casa di Mina. Cioè, il mio babbo era l'idraulico di Mina. E certe volte, siccome lui si chiama Giorgio, lei passando gli cantava Giorgio, Giorgio del lago di Como... Il mio babbo aggiustava lo scarico della fognatura e intanto Mina cantava per lui. Una volta l'ho raccontato a un arredatore di Bologna e si è dovuto mettere a sedere perché sveniva. E invece il massimo commento del mio babbo, quando gli chiedo di quei giorni, è "Mi pare che cantava bene". Dire che vivi qua è una scelta abbastanza impegnativa. Va tutto liscio se stai a Roma o Milano o Ponte Biscottino. Ma se dici che vivi a Forte dei Marmi la gente va fuori di testa e non ti lascia più andare. Perché al Forte ci sono stati tutti, almeno una volta. Però d'estate, per le vacanze.

All Reviews

48 + 3 in other languages
GiglineriGiglineri wrote a review
23
(*)(*)(*)( )( )
ilaila wrote a review
00
(*)(*)(*)( )( )
LindaLinda wrote a review
410
(*)(*)(*)(*)( )
In Versilia ci vado da quando ero ragazza, e ogni volta torno con ricordi contrastanti: mi porto sempre qualcosa di incantevole e qualcosa di infelice, qualcosa di dolce e qualcosa di aspro, qualcosa di vivo e qualcosa di spento, qualcosa di divertente e qualcosa di antipatico.

Come quando hanno invitato me e mio fratello a una festa per poi non lasciarci entrare per il suo look secondo qualcuno inadeguato, e guardate che mio fratello è un figo, e non lo dico perché è mio fratello, e ha anche un certo gusto nel vestire, e chi l’ha conosciuto lo sa ;-)

Ogni volta torno a casa con un “Al Forte non ci torno più” e però poi ci torno. Perché sento il richiamo delle spiagge e delle onde. Di quelle onde.

Presi dalle pagine di questo libro sembra di sentire la voce dell’autore che ce lo racconta.

Parte da moltissimo tempo fa, quando la Versilia era “l’habitat naturale per topi rospi vipere zanzare e altre bestie scure e viscide rimaste sconosciute alla scienza, perché nessuno studioso è mai sopravvissuto per classificarle,”
fino a
“Perché a Forte dei Marmi succede questa cosa qua, che più ville si tirano su e più il posto si svuota. Un paese desertificato dall’abbondanza, seccato dalla prosperità.”
Ci porta nei suoi posti, tra la sua gente, ci parla del rapporto dei fortemarmini coi turisti.
“Ma alla base c’è un astio innato, una scontrosità selvatica. Io ti servo, ti obbedisco e riverisco. Così ti metto su un altro livello, e con te non c’entro nulla.”

Fabio Genovesi ci racconta della sua terra nel suo modo arguto, spiritoso, amaro e malinconico, originale e brillante.

E poi
"... i libri sono favolosi ma la realtà sta sempre un passo avanti: se ti metti contro di lei duri mezzo minuto, e l'unico modo per viverla bene è starci in mezzo, andando di qua e di là dove ti porta lei, cercando di stare a galla il più possibile."

Anche questa sua opera mi è piaciuta. Tutta!