Morte in palcoscenico
by Thomas Kyd
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Il varietà in cartellone al Betterton Theatre ha sconvolto non poco i benpensanti della cittadina americana di New Kennington. Sotto l’innocente nome di Frivolezze ’42 si nasconde in realtà un peccaminoso spettacolo di burlesque con addirittura nudi femminili! “La polizia deve intervenire!”. ... More

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Giogio53Giogio53 wrote a review
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Ultimi anglosassoni - 03 feb 19
Devo dire, una delle espressioni più basse del giallo anglosassone e del giallo in generale. La storia si potrebbe risolvere in poche battute, e nel tentativo di complicarla, l’autore si ingolfa in situazione di scarsa sostenibilità. Anche i personaggi sono poco delineati, forse a parte l’investigatore, il tenente Sam Phelan. Con una conclusione che è molto scontata nei modi e molto tirata per i motivi. Bisogna comunque subito dire che l’autore, in realtà, è noto ed anche bene in tutt’altro campo, con il suo vero nome di Alfred Bennett Harbage. Americano di Philadelphia, per decenni docente ad Harvard, ed uno dei più noti studiosi di Shakespeare, cui ha dedicato tutta la sua vita accademica, nonché numerosi libri. Non a caso, sceglie come pseudonimo il nome di uno scrittore inglese coevo del suo bardo. Come molti professori, decide poi (in questo caso alla fine della guerra) di darsi un po’ di vacanza, pubblicando quattro libri polizieschi, di cui i primi tre (tutti con un titolo “Blood…” e poi qualcosa) con personaggio principale appunto Sam, un ex pugile dei pesi massimi, che, abbandonata la carriera, entra in polizia. Come questo, che in realtà recita “Sangue sul petto divino”, giocando sul fatto che la morta è un’attrice il cui nome d’arte è Lilith … Divine. In Italia, visto che il gioco di parole si perde, si opta per un titolo d’effetto, visto che la morte per l’appunto avviene su di un palcoscenico. Quello però di spettacoli leggeri, burlesque nel senso attuale del termine (vero Giulia?), con donne discinte che cantano e ballano, ed altri numeri al contorno, per la maggior parte comici. L’autore cerca di mettere un po’ di carne al fuoco, inscenando la vicenda in una cittadina di provincia, il 2 marzo 1942 (che per inciso, anche se non c’entra nulla, è la data di nascita di Lou Reed). Cittadina dove gli spettacoli di varietà non son ben visti, tanto che il prete locale non perde tempo a lanciare i suoi strali contro lo spettacolo “Frivolezze Quarantadue”, costringendo magistrati e polizia locale a prendervi parte per giudicarne le possibili oscenità. Ovvio che quando sono tutti presenti, avviene il fattaccio: la bella Lilith colpita a morte durante lo spettacolo. Da questo punto in poi il nostro Thomas-Alfred si incarta un po’. Cerca di mettere in cattiva luce via via tutti i possibili sospettati: il gestore dello spettacolo, che però ha una mano fasciata quindi sembra impossibilitato ad operare, il prete, presente in un palco oscuro, che potrebbe voler iniziare una campagna moralizzatrice, un cantante dello spettacolo, messo in ombra da Lilith, la soubrette Mary, che avrebbe tutto da guadagnare, prendendo il posto della morta, un giovane giudice, forse innamorato di Lilith o forse amante, il comico ex-lanciatore di coltelli Loopy (un po’ fuori di testa come dice il nome che si potrebbe tradurre come “pazzerello”, anche perché alcolista perso) che scopriremo essere anche il marito legittimo di Lilith. Ci sono di mezzo soldi, che Lilith potrebbe lasciare a qualcuno, potrebbero essere rubati dall’organizzatore, potrebbero andare a Loopy. In tutto questo, si muove con le sue movenze da ex-pugile il nostro Sam. Che ovviamente prende una piccola scuffia per Mary, ma che continua ad indagare su tutti i fronti. Fronti da non dimenticare, che siamo nel ’42 e c’è la guerra. Con fatica Sam scopre che l’arma è una canna di bambù presente sulla scena. Ma il prete era svenuto, il giudice fugge di casa per arruolarsi, l’organizzatore ha le mani fasciate, il cantante era nel cono di luce, quindi visibile a tutti. Rimangono Loopy e Mary. Sam svelerà alla fine il mistero, ma con un piccolo scoop che spiega molto, e che tuttavia contraddice i precetti classici del giallo dove il lettore deve essere messo in grado di avere le stesse informazioni degli investigatori. Insomma, una trama che si trascina, personaggi delineati con un po’ di approssimazione, soluzione che viene classificata come impossibile ma che ben presto viene smontata e si rivela non semplice ma fattibile. Una soluzione inoltre che viene fuori a pezzi, e non con un finale fluido come sarebbe auspicabile in tali gialli. Forse non è questo il miglior libro del nostro autore, che, basandomi solo su quest’unica lettura, direi che ha fatto bene a non indulgere troppo in questo passatempo e tornare al suo amato Shakespeare.