Motel Life
by Willy Vlautin
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Due fratelli in viaggio lungo le strade del Nevada, tra città in rovina e anime in pena, cercano rifugio in desolati motel che sono insieme simbolo di deriva esistenziale e di conforto dal peso di sentirsi costantemente in trappola. Frank, narratore nato, e Jerry Lee, un talento per il disegno, hann... More

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Qualche volta, in passato, Jerry Lee e io ci sedevamo in un casinò, tipo il Fitz o il Cal Neva, e ci inventavamo storie su ogni personaggio che vedevamo passare.
"Ce n'è uno per te", diceva Jerry Lee. "Guarda quel povero bastardo". E il tizio che indicava era sempre un povero bastardo. Quasi sempre un ubriacone che si giocava i rimasugli della sua vita. Con addosso vestiti vecchi che erano sempre sporchi e stropicciati. Ce ne sono migliaia di questi tipi. Se ero di buon umore raccontavo che era un astronauta che aveva dovuto contare una balla e dire che era sulla Luna quando in realtà se ne stava semplicemente rinchiuso in un garage arredato in modo da sembrare la Luna. Il tipo era così sconvolto per aver mentito a tutta la nazione che era scomparso, rispuntando a Reno. Altre volte dicevo che era un veterano del Vietnam che, dopo essere stato torturato per anni, era scappato su una zattera ed era arrivato fino alle Hawaii bevendo il sangue degli squali che catturava con le sue piastrine di riconoscimento.
Altre volte trasformavo il povero bastardo in una pornostar che non riusciva più a farselo rizzare o a un campione sportivo che si era spappolato le ginocchia o aveva nel cervello un vaso sanguigno compromesso e quindi se veniva colpito un'altra volta sarebbe morto o l'avrebbero messo in un istituto. Se ero di cattivo umore, dicevo che aveva perso tutta la famiglia in un incidente stradale, o che un pazzo maniaco aveva cucinato sul barbecue sua moglie e se l'era mangiata costringendolo a guardare. Oppure che lui e i suoi figli erano in campeggio quando un leone di montagna, o una setta, aveva catturato il bambino e se l'era porato in una grotta e nessuno l'aveva mai più visto. Allora l'uomo aveva passato anni a vagare tra le montagne gridando il nome di suo figlio, e alla fine si era rassegnato e ora passava tutto il suo tempo al Cal Neva, da solo.
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Qualche volta, in passato, Jerry Lee e io ci sedevamo in un casinò, tipo il Fitz o il Cal Neva, e ci inventavamo storie su ogni personaggio che vedevamo passare.
"Ce n'è uno per te", diceva Jerry Lee. "Guarda quel povero bastardo". E il tizio che indicava era sempre un povero bastardo. Quasi sempre
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"[...] E comunque, com'è il tuo rifugio inventato?".
"Non ho deciso", dissi, ancora incerto sulle teorie di Earl.
"Io m'invento un posto dove i fratelli Connelly lavorano per me. E li riempio di botte ogni due o tre settimane, e mi faccio le loro mogli. Me le sbatto insieme, mentre i mariti si fanno il culo per me e sgobbano con il cemento bagnato fino alla vita. 'Muovetevi, figli di puttana', grido. E poi ficco la testa tra le tette di una delle mogli".
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"[...] E comunque, com'è il tuo rifugio inventato?".
"Non ho deciso", dissi, ancora incerto sulle teorie di Earl.
"Io m'invento un posto dove i fratelli Connelly lavorano per me. E li riempio di botte ogni due o tre settimane, e mi faccio le loro mogli. Me le sbatto insieme, mentre i mariti si fanno
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10
"[...] Dagli un posto in cui fuggire, dagli speranza. La speranza è la chiave. Si può inventare quel cazzo che si vuole, non è contro la legge. Inventati un posto in cui tu e tuo fratello potete andare quando vi pare. Magari non funzione, magari sì. Provarci non costa niente".
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"[...] Dagli un posto in cui fuggire, dagli speranza. La speranza è la chiave. Si può inventare quel cazzo che si vuole, non è contro la legge. Inventati un posto in cui tu e tuo fratello potete andare quando vi pare. Magari non funzione, magari sì. Provarci non costa niente".