Muro di fuoco
by Henning Mankell
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Il commissario Wallander deve affrontare una nuova dimensione del crimine, un complotto internazionale che opera attraverso la rete informatica.
Un romanzo che mette in luce l’inquietante vulnerabilità di una società apparentemente sempre più efficiente, ma proprio per questo sempre più in balia delle forze del sabotaggio e del terrore.

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AK-47AK-47 wrote a review
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Più interessante per seguire la vicenda personale di Wallander che per l'aspetto"giallo"
Wallander si trova ad indagare sull'efferato omicidio di un tassista da parte di una ragazzina e su un blackout provocato artificialmente che lascia al buio mezza Scania. L'indagine si farà via via più complessa, intrecciandosi con un misterioso tecnico informatico di Ystad e con un evento accaduto molti anni prima in Angola. Arrivato all'ottavo capitolo della serie, Mankell gioca la carta della minaccia informatica, degli hacker e degli allora nascenti movimenti antiglobalizzazione (il libro è del 1999). Il risultato non convince pienamente, sia perché Mankell si avventura in un campo che, palesemente, conosceva solo superficialmente (troppe soluzioni narrative con spiegazioni lasciate nel vago, il che nuoce alla credibilità), sia perché il suo interesse principale pare essersi spostato dal costruire una trama ingegnosa e ricca di suspense, come era nei primi libri, al seguire gli sviluppi personali del personaggioi Wallander e del gruppo di colleghi che ritroviamo costantemente nei suoi romanzi. Mi sembra che questo slittamento del focus dai casi al detective che li risolve sia un pericolo sempre in agguato per uno scrittore e solo quelli molto bravi riescono, a mio parere, a bilanciare bene la giusta attenzione per i personaggi e la necessità di tenere alta la tensione. Leggerò comunque anche gli ultimi tre libri della serie (dopotutto, anche il lettore infine si affeziona ai personaggi, riuscendo, fino a un certo punto, a passare sopra alla carenza di suspense dei singoli romanzi), anche se credo non saranno capolavori come "Delitto di mezza estate".
34
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Spoiler Alert
Wallander non ha nemmeno 50 anni...
...e sembra uno di 80.Nel libro aleggia spesso la storia dell'età del commissario.Ma a nemmeno 50 anni uno è già pronto per la pensione????a me questa storia è sembrata tirata per i capelli.
Trama avvincente come al solito ma Wallander che si fa prendere per il c...in quella maniera dalla tipa....non si può dai:-((((che cog.....

Il pippone finale sulla deriva della società svedese l'avrei anche saltato.Ma gli svedesi non erano quelli con la società più all'avanguardia rispetto a noi "miseri" latini?e invece........e adesso sono messi anche peggio.complimentoni!
UbikUbik wrote a review
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L’indagine come un puzzle
Proprio come molti amano rilassarsi, cimentarsi e, perché no?, divertirsi con la tecnica e l’arte del puzzle e almeno altrettanti ne disdegnano l’idea stessa, non potendo immaginare un modo meno proficuo di impiegare il tempo, così si dividono i fans di Henning Mankell e i suoi assoluti detrattori, che giudicano le indagini dell’ispettore Wallander insopportabilmente noiose, lente e ripetitive.

Mi rendo conto che il parallelismo puzzle/indagine è scontato e soprattutto può essere applicato a svariati altri autori se non addirittura al genere poliziesco tout court. Ma è evidente che Mankell ne fa uno degli elementi portanti e sistematici dell’approccio (suo e del suo personaggio chiave) alle inchieste.

C’è ovviamente un evento iniziale delittuoso ed un’indagine che ne consegue contrassegnata via via da nuovi elementi, più spesso contraddittori che coerenti; dopo di chè, con insistita ricorrenza, assistiamo, sotto forma di ossessive riflessioni personali oppure di estenuanti riunioni di lavoro, a continue riletture in stile “brainstorming” della catena degli eventi, in cui W. e i suoi girano e rigirano gli elementi disponibili.

E proprio come quando si prende in mano una tessera del puzzle e si prova ad adattarla al quadro esistente accostandola in ogni modo possibile, un nuovo elemento, indizio, evento (confermativo o più spesso sorprendente) ridefinisce l’insieme delle conoscenze e l’immagine sottesa che si fa ancor più confusa, tanto che uno dei collaboratori di W. in un momento di sconforto osserva che “…è come usare i pezzi di due puzzle diversi e sperare che possano miracolosamente formare un’indagine logica.”

Ciò premesso, mi è sembrato che “Muro di fuoco” si ponga fra le opere migliori della serie, pur con alcune ingenuità (il romanzo è di quasi 20 anni fa e ciò giustifica lo stupore da parte di detectives cinquantenni negli anni ’90 nel constatare le potenzialità anche distruttive della rete informatica, così come un po’ stereotipato appare il personaggio dell’hacker) e alcune scene d’azione poco originali, messe forse per dare una scossa quando il ritmo dell’indagine si fa routinario.

Restano comunque in evidenza i punti forti dei romanzi di Mankell/Wallander: un potente impulso morale con riflessioni che emergono soprattutto quando gli eventi coinvolgono adolescenti e giovani nel ruolo di vittime o complici di azioni incivili; un collegamento dell’intreccio con località extraeuropee, soprattutto africane (ben note a Mankell laggiù impegnato per decenni in organizzazioni umanitarie); un profondo coinvolgimento della sfera personale che questa volta avrà anche implicazioni sgradevoli per l’ispettore, tanto acuto nelle scelte sull’orientamento dell’inchiesta quanto ingenuo nel decifrare i rapporti interpersonali.
ItacaItaca wrote a review
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