Mussolini ha fatto anche cose buone
by Francesco Filippi
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Dopo oltre settant’anni dalla caduta del fascismo, mai come ora l’idra risolleva la testa, soprattutto su Internet, ma non solo. Frasi ripetute a mo’ di barzelletta per anni, che parevano innocue e risibili fino a non molto tempo fa, si stanno sempre più facendo largo in Italia con tutt’altro obiettivo. E fanno presa. La storiografia ha indagato il fascismo e la figura di Mussolini in tutti i suoi dettagli e continua a farlo. Il quadro che è stato tracciato dalla grande maggioranza degli studiosi è quello di un regime dispotico, violento, miope e perlopiù incapace. L’accordo tra gli studiosi, che conoscono bene la storia, è piuttosto solido e i dati non mancano. Ma chi la storia non la conosce bene – e magari ha un’agenda politica precisa in mente – ha buon gioco a riprendere quelle antiche storielle e spacciarle per verità. È il meccanismo delle fake news, di cui tanto si parla in relazione a Internet; ma è anche il metodo propagandistico che fu tanto caro proprio ai fascisti di allora: «Dite il falso, ditelo molte volte e diventerà una verità comune». Per reagire a questo nuovo attacco non resta che la forza dello studio. Non resta che rispondere punto su punto, per mostrare la realtà storica che si cela dietro alle «sparate» della Rete. Perché una cosa è certa: Mussolini fu un pessimo amministratore, un modestissimo stratega, tutt’altro che un uomo di specchiata onestà, un economista inetto e uno spietato dittatore. Il risultato del suo regime ventennale fu un generale impoverimento della popolazione italiana, un aumento vertiginoso delle ingiustizie, la provincializzazione del paese e infine, come si sa, una guerra disastrosa. Basta un’ora per leggere questo volume, e sarà un’ora ben spesa, che darà a chiunque gli strumenti per difendersi dal rigurgito nostalgico che sta montando dentro e fuori il chiacchiericcio sguaiato dei social.
Pagg. XX+131

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Mostrare la realtà di quel passato è un primo passo per evitare che quel passato diventi futuro.
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Mostrare la realtà di quel passato è un primo passo per evitare che quel passato diventi futuro.
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La polizia politica fascista, la famigerata OVRA, aveva tra I suoi compiti quelli di tenere sotto controllo e spirare i gerarchi e le persone vicine al duce, in modo da garantire una stretta vigilanza sulle loro tendenze politiche e rilevando eventuali punti deboli o illegalità. Questo sterminato archivio, che Mussolini conservava nel suo studio privato, è sopravvissuto alla guerra e offre uno spaccato desolante della moralità del clan mussoliniano: dalle sottrazioni di denaro pubblico ai vizi dei singoli rappresentanti del regime, chi stava attorno al duce approfittò in ogni modo della vicinanza al potere. Dalle perversioni di gerarchi come Pavolini e Starace, alle frequentazioni della figlia primogenita del duce, Edda, il quadro fornito dalle indagini di polizia è imbarazzante. Mussolini era a conoscenza dei peccati dei singoli, che tuttavia non punì mai in maniera decisa. Lo scopo di questi dossier era sostanzialmente accumulare armi di ricatto nei confronti dei suoi possibili oppositori interni, non ripulire l’apparato statale dalle mele marce. Un sistema che fu poi adottato come prassi dalla gran parte dei funzionari del partitoti. Il fascismo fu quindi, basandosi sulle stesse indagini interne volute da Mussolini, un sistema di appropriazione id ricchezza a fini personali. Lo stesso Mussolini risultava attento al proprio benessere economico e a quello dei propri consanguinei. Si preoccupò di piazzare in luoghi di rilievo amici e parenti: l’esempio più lampante è Galeazzo Ciano, che diventò ministro degli Esteri e numero due del regime grazie al fatto di essere figlio di Costanzo Ciano, fedelissimo del duce, e marito di sua figlia. Quello dei Mussolini diventò negli anni un clan allargato che dominò i vertici dello Stato. Fu lo stesso duce, nel suo famigerato discorso sul delitto Matteotti del 3 gennaio 1925, ad ammetterlo: “Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!”.
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La polizia politica fascista, la famigerata OVRA, aveva tra I suoi compiti quelli di tenere sotto controllo e spirare i gerarchi e le persone vicine al duce, in modo da garantire una stretta vigilanza sulle loro tendenze politiche e rilevando eventuali punti deboli o illegalità. Questo sterminato archivio, More
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A proposito di previdenza sociale
Il nucleo di previdenza sociale in Italia, nato nel quadro delle riforme della sinistra storica di Francesco Crispi, fu quindi costituito compiutamente nella sua dimensione universale dal governo liberale di Vittorio Emanuele Orlando. (1919 )
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A proposito di previdenza sociale
Il nucleo di previdenza sociale in Italia, nato nel quadro delle riforme della sinistra storica di Francesco Crispi, fu quindi costituito compiutamente nella sua dimensione universale dal governo liberale di Vittorio Emanuele Orlando. (1919 )
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Le notizie false probabilmente nascono da testimonianze inesatte, o da testimonianze imprecise, ma questo accidente originario non è tutto: in realtà, da solo non spiega niente. L'errore si propaga, si amplia, vive infine a una sola condizione: trovare nella società in cui si diffonde un terreno di coltura favorevole. In esso gli uomini esprimono inconsapevolmente i propri pregiudizi, gli odi, le paure, le proprie forti emozioni. Solo grandi stati d'animo collettivi hanno il potere di trasformare in leggenda una cattiva percezione.
Marc Bloch
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Le notizie false probabilmente nascono da testimonianze inesatte, o da testimonianze imprecise, ma questo accidente originario non è tutto: in realtà, da solo non spiega niente. L'errore si propaga, si amplia, vive infine a una sola condizione: trovare nella società in cui si diffonde un terreno di More
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Il duce si era fatto un'idea di ciò che è la storia, di ciò che è il destino dei popoli. Che per la pace ci sia tanta gioia gli sembra quasi un segno di mollezza: ci sente dentro un'ombra di viltà. Nel fondo oscuro del suo sentimento ci sta in realtà un profondo pessimismo: un popolo, per essere grande, deve commettere grandi prepotenze, essere pronto a grandi crudeltà.
Nicola Caracciolo
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Il duce si era fatto un'idea di ciò che è la storia, di ciò che è il destino dei popoli. Che per la pace ci sia tanta gioia gli sembra quasi un segno di mollezza: ci sente dentro un'ombra di viltà. Nel fondo oscuro del suo sentimento ci sta in realtà un profondo pessimismo: un popolo, per essere grande, More
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Pensare un ipotetico passato positivo lascia una speranza nell'animo di chi è scontento del proprio presente.
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Pensare un ipotetico passato positivo lascia una speranza nell'animo di chi è scontento del proprio presente.