Naraka
by Caleb Battiago
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Naraka - L’Inferno delle Scimmie Bianche è un romanzo SCI-FI a focale distopica che mescola vari generi, dalla fantascienza al thriller-horror, fino all’eros. Il bene e il male si sovrappongono e si confondono in uno spiazzante equilibrio, conducendo il lettore verso una nuova interpretazione, stilistica e strutturale, del genere. L’autore ci guida su un pianeta Terra sul baratro del collasso e della deriva ecologica, economica, etica, e sul suo satellite, la Luna, avamposto della dannazione, nuova piattaforma del delirio. Un universo marcio, nero, metafora del mondo moderno, senza speranze, senza un Mondo di Sopra in cui sperare. Naraka, col suo ritmo pulp e cinetico, le diramazioni storiche, artistiche e religiose, supera il genere e si pone come radicale alternativa. Una apocalisse terminale e inaspettata, un mondo che divora lentamente se stesso.

Il Libro: Il Penitenziario spaziale di New Belmarsh sulla Luna, chiamato il Naraka, è un progetto pilota di detenzione aliena con finalità di controllo del crimine dilagante sulla Terra. Ma, dietro questa copertura, c’è molto altro. La sovrappopolazione, la deriva ecologica radioattiva e morale, l’indisponibilità di risorse proteiche, creano nuove esigenze, un nuovo mondo. Una nuova visione, cinica e ancestrale. Il Naraka diventa il primo allevamento di carne umana moderno e organizzato. Una reminiscenza di Naraka ben più antichi, che la sto-ria ci ha presentato in tante culture. Neri protagonisti, come la sensuale killer Kiki Léger, vivranno sulla propria pelle l’evoluzione di questo delirio umano che è dietro l’angolo. Ambientato in un penitenziario dotato delle più avanzate tecnologie e in una Parigi marcia e distopica, il romanzo intreccia varie storie e vissuti estremi, suggerendo, tra le righe, riflessioni antropologiche, ecologiche, esistenziali. La sonda del lettore viene calata in un alveare senza fondo e continuerà il proprio viaggio nel vuoto, senza riuscire mai a toccare il fondo.
Dalla Prefazione di Alan D. Altieri
Il Naraka nel ventre nero della Luna è la prigione di massima sicurezza più agghiacciante, più bruciante, più dilaniante, (in tutti i sensi che sia mai stata concepita da mente (in)umana. Contenimento, isolamento, tormento. Ma anche molto, troppo d’altro... È attraverso questo labirinto, simultaneamente concentrico e frattale, metafisico e metastatico, che Caleb Battiago, l’inedito e inaspettato, spiazzante e lacerante Autore di “Naraka: l’Inferno delle Scimmie Bianche” - by the way, non vi sfugga la “A” maiuscola di Autore - ci guida con la pragmatica precisione di un vero e proprio Virgilio del lato oscuro. Naraka sposta l’essenza stessa della narrativa genere fanta-horror su tutto un nuovo piano concettuale, introspettivo, stilistico. Incontriamo una galleria pressoché unica di formidabili, indimenticabili dark heroes destinati a lasciare il segno in questo mondo sotterraneo da incubo senza fine: Kiki Léger, sensuale superkiller dall’etica al macero, Jorge Vallejo, famigerato “mangiatore di placente” dalla monolitica perversione, Ute Möbius, profeta della filosofia della tenebra e di-spensatore di viatici meta-chimici, Sibel, erotica warden del Naraka, al tempo stesso matrigna mostruosa, amante post-vampirica e carne-fice spietata. Ma quest’opera non è semplicemente un fanta-horror-thriller dell’estremo. Dalle viscere malefiche e maledette della Luna, Caleb Battiago allarga il campo alla superficie infame e infetta della Terra. Il Naraka, metaforicamente e non, estende tentacoli e artigli fino al labirinto di una Parigi distopica e macabra, emblema di una sub-società al nero sul quale incombe l’incubo peggiore di tutti: il programma sistemico terminale, nel quale l’atto del divorare finisce con l’azzannare perfino il deus-ex-machina. A tutti gli effetti, “Na-raka: l’Inferno delle Scimmie Bianche” potrebbe davvero rivelarsi una nuova frontiera, non solo del fanta-horror ma della narrativa di anticipazione intesa nel senso più puro. E più oscuro.

“Delirante come Burroughs, visionario come Dune, sanguigno come Barker. Uno spettacolo continuo.” (Paolo Di Orazio)

“Una scrittura che t’imprigiona, una storia che ti rinchiude. Senza respiro, senza cuore, senza nulla. Caleb Battiago, sommo carceriere e cantore della gabbia, non ti lascerà fuggire.” (Gianfranco Nerozzi)

“Un maligno bozzolo espulso dalle viscere del nostro satellite è giunto a oscurare i nostri cieli; lo chiamano Naraka, avamposto della dannazione. ”
(Danilo Arona)

Brontolo's Review

BrontoloBrontolo wrote a review
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Un libro duro e violento. In un futuro non si sa quanto lontano, astronavi partono giornalmente con destinazione il carcere lunare. A bordo la peggiore feccia terra. Esseri di cui liberarsi. Concetto non nuovo quello di mandare lontano i galeotti. Basti ricordare quanti furono imbarcati nelle rischiosissime spedizioni alla ricerca di nuove terre, e quanti furono invece spediti in Australia. Una volta si spedivano alla parte opposta del mondo, qui vengono mandati sulla Luna, in un carcere dal quale non c’è uscita.
Non vi è uscita, né ipotesi di redenzione o espiazione per le “Scimmie Bianche rinchiuse perché l’umanità intera ormai ha perso qualsiasi valore etico, non conosce più compassione o amore.
La terra è al collasso, un’inarrestabile crescita demografica ne ha esaurito le risorse alimentari, tutto ora è assoggettato al bisogno di nutrirsi e al potere del denaro e della violenza per farlo.
La rete delle convenzioni è crollata, bene e male si sono fusi, l’umanità è alla deriva e in questo marasma ha superato il suo ultimo atavico tabù: l’antropofagia.
Si è giunti a un’economia predatoria, a un’involuzione dell’umanità: Thanatos ha fagocitato Eros
Se in passato per il cibarsi di un nemico aveva un valore religioso o simbolico , cioè la sua celebrazione e l’assunzione della sua forza, o se il mangiare l’amato poteva considerarsi una sublimazione dell’atto sessuale, qui invece l’antropofagia è solo disprezzo, violenza, bisogno di nutrimento. Il sesso è solo un atto violento, feroce, spesso indiretto, che prelude al sacrificio estremo.
La gente rinchiusa nel carcere viene privata del proprio nome, intontita con droghe sintetiche tra le quali la più potente è quella del Sacerdote del luogo, che illude parlando di un” mondo di sopra” nel quale l’anima potrà tornare libera. Quale anima però? L’unica speranza rimane quella della follia, dell’estraniazione.
Naraka è il nome del carcere: il nuovo inferno lunare.
Intanto sulla terra , ridotta ormai a un immenso allevamento di risorse alimentati per chi se le può permettere, regna la stessa violenza: il male ormai ha messo le sue radici ed è in continua espansione e sta letteralmente divorando e infettando tutto e tutti.
Un fanta-horror che porta nelle viscere di un mondo devastato, usando un linguaggio crudo, diretto, tagliente ( e non immaginate quanto ..) inserendo qua e là richiami letterari, religiosi e musicali da “ La filosofia del boudoir” di De Sade, all’ “Ode al fegato” di Neruda, all’ Ophelie “ di Rimbaud solo per citarne alcuni ,anche se su tutti forse vale la pena in questo caso sottolineare la citazione dell ‘ Oracolo di Delfi: “Uomo conosci te stesso”.
BrontoloBrontolo wrote a review
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Un libro duro e violento. In un futuro non si sa quanto lontano, astronavi partono giornalmente con destinazione il carcere lunare. A bordo la peggiore feccia terra. Esseri di cui liberarsi. Concetto non nuovo quello di mandare lontano i galeotti. Basti ricordare quanti furono imbarcati nelle rischiosissime spedizioni alla ricerca di nuove terre, e quanti furono invece spediti in Australia. Una volta si spedivano alla parte opposta del mondo, qui vengono mandati sulla Luna, in un carcere dal quale non c’è uscita.
Non vi è uscita, né ipotesi di redenzione o espiazione per le “Scimmie Bianche rinchiuse perché l’umanità intera ormai ha perso qualsiasi valore etico, non conosce più compassione o amore.
La terra è al collasso, un’inarrestabile crescita demografica ne ha esaurito le risorse alimentari, tutto ora è assoggettato al bisogno di nutrirsi e al potere del denaro e della violenza per farlo.
La rete delle convenzioni è crollata, bene e male si sono fusi, l’umanità è alla deriva e in questo marasma ha superato il suo ultimo atavico tabù: l’antropofagia.
Si è giunti a un’economia predatoria, a un’involuzione dell’umanità: Thanatos ha fagocitato Eros
Se in passato per il cibarsi di un nemico aveva un valore religioso o simbolico , cioè la sua celebrazione e l’assunzione della sua forza, o se il mangiare l’amato poteva considerarsi una sublimazione dell’atto sessuale, qui invece l’antropofagia è solo disprezzo, violenza, bisogno di nutrimento. Il sesso è solo un atto violento, feroce, spesso indiretto, che prelude al sacrificio estremo.
La gente rinchiusa nel carcere viene privata del proprio nome, intontita con droghe sintetiche tra le quali la più potente è quella del Sacerdote del luogo, che illude parlando di un” mondo di sopra” nel quale l’anima potrà tornare libera. Quale anima però? L’unica speranza rimane quella della follia, dell’estraniazione.
Naraka è il nome del carcere: il nuovo inferno lunare.
Intanto sulla terra , ridotta ormai a un immenso allevamento di risorse alimentati per chi se le può permettere, regna la stessa violenza: il male ormai ha messo le sue radici ed è in continua espansione e sta letteralmente divorando e infettando tutto e tutti.
Un fanta-horror che porta nelle viscere di un mondo devastato, usando un linguaggio crudo, diretto, tagliente ( e non immaginate quanto ..) inserendo qua e là richiami letterari, religiosi e musicali da “ La filosofia del boudoir” di De Sade, all’ “Ode al fegato” di Neruda, all’ Ophelie “ di Rimbaud solo per citarne alcuni ,anche se su tutti forse vale la pena in questo caso sottolineare la citazione dell ‘ Oracolo di Delfi: “Uomo conosci te stesso”.