Narciso e Boccadoro
by Hermann Hesse
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Un'amicizia incrollabile che lega due nature antitetiche. Un fantastico affresco storico, una ricerca spirituale dal valore eterno.

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LilLil wrote a review
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IlcattivodeilibriIlcattivodeilibri wrote a review
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ikkokuikkoku wrote a review
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Vivere pensando o vivendo?
È un "incontro-confronto-scontro" quello che ci si ritrova a fronteggiare accompagnandosi a Narciso e Boccadoro che, personalmente, mi sento di considerare maggiormente Boccadoro e Narciso.

Più Boccadoro che Narciso, dal mio punto di vista, per una maggiore e più viva presenza del primo, per una sua superiore vitalità ma, soprattutto, per una mia personale predilezione al suo approccio esistenziale.

Un lungo vagabondare, con il pensiero o con il corpo, di due traiettorie circolari che, generatesi da uno medesimo punto, attraverso percorsi estremamente differenti ed alcuni incroci intermedi, si ricongiungono dove tutto ha avuto inizio.

Non ci sono morale od insegnamenti al termine di queste lunghe peregrinazioni; non ci si trova al cospetto di giusto o sbagliato, bene o male. Si è spettatori di due modi estremamente differenti di concepire e vivere la propria esistenza, crescere, imparare, sbagliare, ricercare piaceri, disperarsi e qualsiasi altra esperienza la vita possa porre al cospetto di un essere umano.

Un viaggio nell'essere umano quindi; uno sguardo alle scelte che, prima o poi, chiunque è costretto a fare. Scelte che possono portare ad un'esistenza protetta, magari scandita dalla regolarità degli orari e del conosciuto, o ad un incedere errabondo, fatto di picchi vertiginosi e di rovinose cadute, in una continua esplorazione dello sconosciuto.

Un testo denso e che fa riflettere, capace di smuovere dentro e di portare ad interrogarsi su quesiti molto intimi e profondi.
Gauss74Gauss74 wrote a review
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Un grande classico della letteratura giovanile (o quantomeno costantemente proposta ai giovani) che riscopro alle soglie della mezza età, con il quale non mi sono sentito allineato del tutto.
E' la storia dell'amicizia tra due persone speciali, il novizio e poi abate Narciso ed il focoso artista Boccadoro: un'amicizia che influenza e guida il crescere e l'entrare nella vita adulta dei due, su percorsi spiritualmente e filosoficamente completamente diversi; ed è proprio il parallelismo tra temperamento artistico e temperamento contemplativo il nocciolo su cui si impernia tutto il libro: molto molto ben fatto che però non mi convince per niente.

Narciso, il novizio dalla mente potentissima, rappresenta la vocazione alla vita contemplativa. Che nell' ottica di Hesse è fatta di mente e di spirito, ma anche di un senso del dovere spinto agli estremi che incanala la vita tra mura ben definite senza nessuna possibilità di cedere alle passioni. E' un modo di pensare visto in negativo rispetto alla vita passionale ed al temperamento artistico, e non sembra nascere da un concetto indipendente. Perchè in un romanzo degli anni trenta del Novecento, quando la teoria della relatività generale ed il principio di indeterminazione di Heisenberg avevano già distrutto l'idea di un approccio razionale al mondo, non si può ancora far coincidere la dimensione del pensiero con la filosofia scolastica e san Tommaso. Vero è che il romanzo si ambienta nel Medioevo, ma è una Germania che resta sullo sfondo, che serve a dare un tono favolistico che giustifichi l'esistenza di due temperamenti così portati agli estremi e che sarebbero stati probabilmente poco credibili in epoche diverse. Vero è anche che il mondo dell' aquinate, nella sua perfetta e placida completezza, ben si adatta a fare da pilastro in una vita così definita, equilibrata e doveristica. Per una vita dove nulla è lasciato al caso, il fondamento giusto è il mondo di Aristotele e di San Tommaso. Solo che quel mondo è falso, e Narciso resta un personaggio vivo, splendido, a tutto tondo ma assolutamente non più attuale. La stessa coincidenza dello spirito con la razionalità è qualcosa che non appartiene più ai tempi nostri.

Poi c'è Boccadoro, l'archetipo dell'artista preda delle passioni e degli slanci creativi. E' sicuramente il personaggio preferito dell'autore, e le sue peregrinazioni danno al romanzo quella patina di avventura picaresca che rendono piacevole anche una lettura più superficiale. Non è difficile accettare l'idea di Hesse che il gesto creativo, l'intuizione geniale, mal si combinano con il senso del dovere che pure è necessario per chi voglia convivere con gli altri. Seppure anche a noi come a tutti i personaggi del libro Boccadoro non possa non riuscire simpatico, pure è innegabile che stiamo parlando di uno stronzo di prima categoria. Proprio per l'incapacità totale di farsi carico delle proprie responsabilità, di assumersi qualsiasi tipo di compito, di darsi insomma una regola che ponga freno al suo volo di uccellino preda delle passioni. Boccadoro è un seduttore inveterato che spezza un cuore dopo l'altro, è l'allievo infedele che tradisce il suo maestro, è il fedifrago che induce in tentazione: che per contro mai riescono a trovare pace, sempre spinti dall'anelito a provare sentimenti sempre nuovi. E' il tipo di uomo che Dante condanna ad essere spazzati in eterno dalla tempesta infernale, e niuna speranza li conforta mai, non già di quiete, ma di minor pena.

E di stronzi geniali di questo tipo, anche nei tempi nostri, ne troviamo a iosa. Da Oscar Wilde a Gabriele d' Annunzio, da Freddie Mercury a Picasso a mille altri. Sono costretto ad ammettere che nel corso del novecento l'idea del gesto artistico è cambiata, ed in peggio. L'arte faceva assonanza con l'artigianato: ai tempi di Michelangelo e di Leonardo l'intuizione faceva sempre il paio con il mestiere, con il lavoro certosino, con l'amore per il proprio strumento ed il proprio lavoro. I nuovi artisti l'idea di lavoro la rifuggono di per sè. Tanto sanno comunque che ci sarà sempre chi si farà carico di tutto al posto loro perchè, questa è la gran verità, senza di loro il mondo sarebbe ben lugubre. Boccadoro è uno splendido esempio di un temperamento di questo tipo.

Attorno a questi due personaggi molto be costruiti si apre la Germania del Medioevo, con l'espansione delle città ma anche con la peste nera, ambientazione che però resta sullo sfondo per lasciare spazio ad un importante sforzo di introspezione psicologica. Ho avuto l'impressione che per Hesse la struttura del romanzo picaresco fosse solo un pretesto per scrivere un romanzo di formazione. Forse la sfida era troppo impegnativa. A lato di passaggi bellissimi in cui le anime di Narciso e di Boccadoro le leggiamo evolversi tra mille sfumature, ci sono decine e decine di pagine di periodi astratti vuoti, noiosi e per nulla efficaci.

Molto che più che un romanzo, questo è un ritratto. Raramente nelle mie letture ho incontrato personaggi così ben costruiti e fatti evolvere. Ma l'inconsistenza dell'ambientazione, il dipanarsi favolistico della storia, soprattutto davvero troppi momenti di inefficace narrazione psicologica fanno sì che non mi convinca del tutto.
KheimaKheima wrote a review
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Ilaria BarruiIlaria Barrui wrote a review
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