Nascita del Superuomo
by Theodore Sturgeon
(*)(*)(*)(*)( )(469)
Se esiste un'età dell'oro della fantascienza — ed esiste —, il libro che state per leggere è un gioiello a ventiquattro carati, catapultatosi col teletrasporto da un altro tempo direttamente fra le vostre mani. Questo teletrasporto si chiama letteratura. E Theodore Sturgeon, l'autore del libro in questione,

All Reviews

58 + 3 in other languages
FrahorusFrahorus wrote a review
00
(*)(*)(*)( )( )
Spoiler Alert
Iniziamo male con la traduzione: correttamente il titolo non doveva essere reso "Nascita del superuomo" (ricorderebbe un certo Nietszche) ma "Più che umano".
I protagonisti del romanzo non sono affatto dei Superuomini, ma anzi, al contrario - ritorna ancora il tema caro all'autore, già emerso in Cristalli sognanti e che rivivrà in Scultura lenta ed altre narrazioni -, addirittura i diversi, i reietti, coloro che noi, esseri umani normali, nella nostra convinta certezza di superiorità e perfezione, che ci impedisce di scorgere più in là della superficie delle cose, consideriamo dei minorati fisici o psichici. Una bimba in grado di operare prodigi di telecinesi, due gemelle negre con un handicap di fonazione ma in grado di apparire e scomparire a volontà, un neonato momgoloide confinato in una culla, il povero idiota del villaggio: rispettivamente il cuore, gli arti, il cervello e la coscienza morale ed etica dell'Homo Gestalt, l'iniziale piccolo gradino da cui muoverà i primi passi una nuova e miglore forma di umanità.
Il libro è in realtà la fusione di tre racconti scritti da Sturgeon separatamente.

- L'idiota da favola (1953): vengono introdotti i singoli individui: un idiota, un vagabondo minorato mentale con la capacità di leggere nel pensiero; una ragazzina con il dono della telecinesi; due gemelle che possono teletrasportarsi dove vogliono; un bambino mongoloide, silenzioso ma con un cervello paragonabile ad un calcolatore elettronico; e per finire un ragazzo intelligente e con fortissime attitudini al comando. Tramite un'affascinante e struggente sotto-trama narrativa, all'interno della quale sono anche esplorate le più elementari necessità primordiali, viene narrata la loro lenta presa di coscienza di far parte di un organismo unico ma che allo stesso tempo garantisce l'individualità di chi lo compone.

- Il bambino ha tre anni (1952): il periodo di gestazione della nuova specie, quello di "attività ancora non completamente consapevole" se vogliamo. L'espediente narrativo usato da Sturgeon in questo capitolo è quello della digressione (la storia si svolge interamente nello studio di uno psichiatra), e l'intrecciarsi tra sensazioni e pensieri presenti e passati delinea l'idea di un organismo potente, in grado di fare cose indicibili, sovrumane.

- Moralità (1953): splendido capitolo finale in cui prende il sopravvento la netta consapevolezza che un qualcosa di così unico possa risultare instabile, pericoloso e non rispondere ad alcuna regola morale, proprio perché facente parte di una comunità che non esiste e di cui lui è l'unico esemplare. Grazie ad un lento lavoro di recupero, l'evoluzione culmina e si completa nelle ultime, stupende pagine del libro in cui l'Homo gestalt si rende infine conto di essere anch'egli parte di un gruppo di individui, con tutto ciò che ne consegue.

Non male, ma pecca di un finale stupido (a mio avviso) visto che Gerry aveva assassinato la sua "madrina" e poi dopo un breve sermone del soldato scienziato (quello che è) sulla morale/etica diventa di colpo un bravo ragazzo. Al di là di queste ingenuità è davvero stato un romanzo notevole negli anni '50 che ha rivoluzionato l'intera scena della fantascienza (ci trovavamo nella mitica età dell'oro, mica cotica).
DrbrodoDrbrodo wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)( )
L'altroL'altro wrote a review
11
(*)(*)(*)(*)( )
Cosa si prova ad essere un organo?
Mi piace l'approccio a quello che è un tema complesso e di grande portata, descritto attraverso le vite ed i sentimenti delle persone che compongono questo umano gestalt, non come termiti di un termitaio, cellule di un organismo o parti di una noiosa mente alveare, ma come individui che contribuiscono all'emergere di un qualcosa di evolutivamente più avanzato, consapevoli della propria ed altrui condizione, ma non del tutto consapevoli di ciò che emerge dal totale. Come ci si sente ad essere organo di un organismo? E come quando si sa che una parte di quell'organismo è malata o che la sua morte porterebbe alla scomparsa dell'organismo stesso? Ed infine, come si deve approcciare questa nuova e solitaria entità alle altre specie?

Non posso giudicare la prosa, avendo letto l'adattamento italiano, ma ciò che ho letto riesce ad essere di una poesia ed insieme di una brutalità sorprendente, specialmente nel primo dei tre episodi. Si nota proprio una netta differenza fra il primo episodio e gli altri. Nel primo vi è la gemma di tutto il romanzo e sarebbe sufficiente a se stesso; gli altri due sono approfondimenti ed elaborazioni sul tema, ma la cui qualità narrativa, secondo me, è inferiore. L'intreccio e lo svolgimento di entrambi è infatti molto simile: un duro scavare nei ricordi di un passato rimosso. Questo, ed il ritmo molto più dilatato e meno appassionato rispetto al primo episodio, li rende leggermente meno avvincenti, anche se abbastanza per mantenere l'interesse del lettore. Il finale non mi ha soddisfatto pienamente... ma la bellezza del primo episodio e lo svolgimento del tema lungo tutto il romanzo, mi hanno appassionato abbastanza da aver voluto leggere il libro in un solo boccone e giudicarlo comunque ottimamente. Anche il romanzo, a quanto pare, è maggiore della somma delle sue parti.
M3ntalF1ossM3ntalF1oss wrote a review
00
(*)(*)(*)( )( )
More than human, less than three stars
Il problema paradossalmente è che Sturgeon sa scrivere. E' molto poetico, levigato, liquido. E' raro che inserisca frasi banali o periodi in eccesso. Quello che deve raccontare lo racconta e lo fa con una profondità cerebrale che capiterà di rivedere in molti lavori di Philip Dick (chissà se Ph.K. si è ispirato anche a questo) e che è del tutto rarissima per i prodotti di Science Fiction dell'epoca.
Ma come può cotanta eleganza essere d'impiccio? Lo è se la si utilizza per raccontare qualcosa che con tutta probabilità avrebbe potuto essere raccontata in metà delle pagine. Lo è se questo registro candido e sottile non ti permette di variare ritmo e sferzare colpi che spiazzino il lettore. A volte è meglio lasciare le briglie sciolte e galoppare piuttosto che esibirsi sempre in un dressage, tanto raffinato quanto tediosamente soporifero.

Mi aspettavo molto da questo romanzo, ma ho trovato solo poche delle qualità che la critica di genere ha decantato da tanto tempo a questa parte. L'idea dei sei villain in cerca di un'inconsapevole unità è potente, ma non vi è una contestualizzazione altrettanto efficace né sulla sponda delle motivazioni, né su quella dello sviluppo. Le cose sembrano accadere senza uno specifico perché, per poi riunirsi in un finale affrettatissimo che da un lato è sorpendente ma dall'altro è eccessivamente buonista.

In generale, inoltre, manca ritmo e l'amalgama dei tre racconti (comunque uniti dai personaggi che li percorrono) è pericolante: buono il primo, incalzante il secondo, noioso fino allo sfinimento il terzo.
Forse serviva una mano più pratica e sgamata per rendere davvero trascinante la lettura e sostanzioso il contenuto. C'è una sorta di rimpianto, di subdolo dubbio: se una storia del genere fosse finita in mano ad Asimov ne sarebbe venuto fuori un capolavoro. Ci accontentiamo comunque così e ci consoliamo con l'idea di un futuribile Homo Gestalt. Tre stelle forse son troppe, ma complimenti all'autore per il coraggio. More than human è il titolo originale.
01
(*)(*)(*)(*)(*)
MingamarcoMingamarco wrote a review
02
(*)(*)(*)( )( )
Prima Premessa: tutto mi è sembrato tranne un romanzo di fantascienza, piuttosto metafisico.
Seconda Premessa: o è tradotto da culo oppure Sturgeon si è fatto troppo di Faulkner (e giuro che l’ho pensato prima della comparsa del bimbo down, plagio dall’urlo e il furore).
La vicenda, ampia e circolare, è ambiziosissima, peccato che per i motivi di cui sopra la prosa cigola.
Dei tre atti ho trovato eccellente il secondo, il primo buono per prendere l’abbrivio allo stile e alla storia, l’ultimo passa troppo tempo nell’attesa di svelare il passapartout dell’intero romanzo. Il tutto molto arzigogolato con un ritmo a dir poco farraginoso.
Per molti questo libro è un capolavoro, a me ha lasciato un po’ il sapore in bocca del vorrei ma non posso, il finale lascia al di là della trama degli interrogativi profondissimi sul modello etico (confesso le ultime pagine le ho lette con le palpebre cascanti, quindi i neuroni non erano proprio riscaldati), però, dico io, se tu vuoi fare un libro così importante non puoi pensare di scriverlo in questa maniera e svelare i problemi dell’universo nelle ultime 15 pagine.
Insomma non so se mi è piaciuto abbastanza o non ho capito abbastanza. In secondo luogo dubito che il libro sia nato già in forma di romanzo, la sensazione è che il legame fra i tre racconti sia stato trovato successivamente. Poi mettiamoci che la fantascienza non è il mio genere e la sensazione di incompletezza è raggiunta.
E alla fine io che tipo di “homo” sono?….omm’ e panza direi!