Nati due volte
by Giuseppe Pontiggia
(*)(*)(*)(*)( )(2,078)
Questi bambini nascono due volte. Devono imparare a muoversi in un mondo che la prima nascita ha reso difficile. La seconda dipende da voi.

All Reviews

222 + 11 in other languages
alexanderalexander wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)(*)
eddy64eddy64 wrote a review
335
(*)(*)(*)(*)( )
I disabili nascono due volte, la seconda è una rinascita...
Il romanzo che non ti aspetti, dove un argomento tanto importante quanto difficile – il rapporto di un padre con il figlio disabile – viene trattato con i toni giusti; un libro solare che coinvolge immediatamente e si fa “divorare” in poco tempo. Merito di una struttura agile, episodica che racconta, in capitoli di diversa lunghezza, alcuni molto brevi, quasi dei flash, diversi momenti e tappe della vita quotidiana della famiglia - la classica borghese: padre insegnante, madre casalinga e primo figlio più grande di tre anni - alle prese con i problemi del figlio disabile. Un parto difficile non esente da qualche errore del ginecologo fanno sì che Paolo nasca affetto da “tetraplegia spastica distonica”, ovvero si muove con forti problemi di equilibrio, parla con difficoltà, ritardi,superabili con la crescita, nell'apprendimento. I bambini disabili come dice il titolo nascono due volte, la prima impreparati al mondo, la seconda è una rinascita affidata all'amore e alla comprensione degli altri, a partire dalla famiglia, chiamati a confrontarsi con i problemi dell'handicap, ad accettare senza pregiudizi e preclusioni la diversità dei disabili.
La storia è “sbilanciata” dalla parte del padre, che racconta le sue esperienze e i suoi dubbi nel rapportarsi con il figlio, nel cercare di conoscerlo veramente, accettarlo ed amarlo, alternando la narrazione di eventi, non senza un pizzico di ironia e di autoironia, a riflessioni personali. C'è tutto un mondo che gira intorno a Paolo, a partire dai nonni con il loro esaltare i mirabolanti progressi del nipote, per passare ai medici, psicologi e fisioterapisti che nel tempo lo hanno in cura, ciascuno con le proprie teorie e diagnosi, edulcorate, obiettive, talvolta impietose, spesso in contraddizione e naturalmente insegnanti, presidi e direttori didattici (forse quelli messi più in ridicolo) delle scuole, statali e ordinarie, che Paolo frequenta e anche con successo. Perchè Paolo rinasce la seconda volta, supera i ritardi nell'apprendimento, e si avvia a una esistenza normale come può essere quella di un disabile con gli amici a scuola e le vacanze con i genitori (e chissà che un giorno non possa trovare una ragazza...) raggiungendo una maturità e una logica che ogni tanto spiazza il padre.
Insomma forse non un libro eccelso, ma lo scrittore (che si basa in parte sul proprio vissuto con un figlio disabile) riesce a trovare la formula giusta per farlo apprezzare. Un libro che senza essere smaccatamente buonista, anzi, riesce a suscitare ottimismo, speranza, fiducia.. quattro stelle.
Skop'sSkop's wrote a review
00
(*)(*)(*)(*)(*)
Sally68Sally68 wrote a review
315
(*)(*)(*)(*)( )
“Nati due volte”, vincitore del Premio Campiello 2001, libro che si propone di parlare di disabilità.
È la storia del professor Frigerio, di sua moglie Franca e dei loro due figli Alfredo e Paolo.
Paolo è affetto sin dalla nascita da una grave malformazione; tetraparesi spastica. Dalle premesse ci si aspetterebbe che il focus sia sulle difficoltà di Paolo invece leggendo ti accorgi che il personaggio in primo piano è il padre e il suo rapporto difficile, inadeguato col figlio disabile, tra le mille digressioni in cui si perde quest'ultimo. Per oltre la metà del libro si parla sì dei tanti problemi che questo padre devo affrontare, prima con i medici, che hanno difficoltà ad essere onesti nella diagnosi, poi nelle difficoltà nell’inserimento a scuola, però sempre nell’ottica, permettetemi egoistica, di questo padre. Paolo continua ad essere un personaggio in secondo piano, tanto che fin molto oltre la metà del libro, non ci viene nemmeno raccontato se Paolo è in grado di parlare, di esprimersi, di interagire, non sappiamo quasi niente della sua quotidianità, ne del rapporto con la madre, ci viene solo detto che ha difficoltà di deambulazione. Solo in un capitolo si fa riferimento al rapporto col fratello maggiore ma anche in questo caso, il fratello maggiore lo vede come un nemico, il quale non riesce a rapportarsi con questo fratello “diverso”. È una lotta di questo padre per rivendicare le sue ragioni, che poco hanno a che fare, a mio avviso, con la disabilità di Paolo.
In questo libro mi sono mancate le emozioni, non ho visto o per lo meno non ho percepito quella amorevolezza, quel bene, quell’unione che fa sì che ci si possa insieme dedicare a un membro fragile della famiglia. Il padre si perde in mille discussioni, più improntato su sé stesso che nel voler veramente guardare dentro sé stesso, per il bene di Paolo. In tutto il libro la madre non viene quasi mai menzionata e se osa dire qualcosa, viene quasi zittita dal marito, questa madre non ha un ruolo o per lo meno il padre non ce lo vuole far vedere.
Paolo, nelle sue poche esternazioni, che Pontiggia ci permette di leggere, dimostra più maturità del padre. Nel finale il libro si riprende e regala delle belle riflessioni e ci ricorda a tutti di non dar niente per scontato, perchè la disabilità che magari oggi non abbiamo, domani, coll’avanzare dell’età, potrebbe essere la nostra di quotidianità.
Ci sono anche perle di saggezza, frasi che ho voluto sottolineare:
- “Che cosa è normale? Niente. Chi è normale? Nessuno. Quando si è feriti dalla diversità, la prima reazione non è di accettarla ma di negarla. E lo si fa cominciando a negare la normalità. La normalità non esiste.”
- “Penso a quanti fanno passare i doveri per favori, la scuola vera è fatta di eccezioni, rare come i professori che si rimpiangono.”
- “Un medico deve essere prudente perché non può sbagliare. Chieda l’aiuto di altri, faccia la parte dell’ignorante. Non può compromettere una persona per tutta la vita.”
- “QUANDO PENSO AI PROBLEMI CHE MI PONEVO SULLA INTELLIGENZA DI PAOLO, PENSO A QUELLI CHE AVREI DOVUTO PORMI SULLA MIA.”
Cento_bookCento_book wrote a review
24
(*)(*)(*)(*)(*)
Questo romanzo, purtroppo poco conosciuto è un gioiello da valorizzare, da far conoscere. Pontiggia un maestro. Riesce a mantenere il giusto distacco rispetto alla storia che ci racconta. Storia di diversità, di incomprensione. Un rapporto padre-figlio unico. La disabilità diventa un accessorio superfluo, un mantello colorato con cui affrontare con più convinzione il mondo.

Riporto solo tre stralci, ma ce ne sarebbero moltissimi altri, per farvi assaporare la bellezza e la potenza di questo romanzo.

Niente. Chi è normale? Nessuno.
Quando si è feriti dalla diversità, la prima reazione non è di accettarla, ma di negarla. E lo si fa cominciando a negare la normalità. La normalità non esiste. Il lessico che la riguarda diventa a un tratto reticente, ammiccante, vagamente sarcastico. Si usano, nel linguaggio orale, i segni di quello scritto: «I normali, tra virgolette». Oppure: «I cosiddetti normali».

La normalità – sottoposta ad analisi aggressive non meno che la diversità – rivela incrinature, crepe, deficienze, ritardi funzionali, intermittenze, anomalie. Tutto diventa eccezione e il bisogno della norma, allontanato dalla porta, si riaffaccia ancora più temibile dalla finestra. Si finisce così per rafforzarlo, come un virus reso invulnerabile dalle cure per sopprimerlo. Non è negando le differenze che lo si combatte, ma modificando l’immagine della norma.

Quando Einstein, alla domanda del passaporto, rispose “razza umana”, non ignora le differenze, le omette in un orizzonte più ampio, che le include e le supera. È questo il paesaggio che si deve aprire: sia a chi fa della differenza una discriminazione, sia a chi, per evitare una discriminazione, nega la differenza.