Nel giardino delle scrittrici nude
by Piersandro Pallavicini
(*)(*)(*)(*)( )(78)
Sara Brivio viaggia per le capitali europee, compra prime edizioni autografate dei romanzi del cuore, colleziona arte contemporanea, cena in ristoranti stellati. Ma soprattutto si gode il sole integrale nel giardino della sua strepitosa villa nel centro di Milano, alle Cinque Vie, il quartiere dei suoi sogni di ragazzina. Insieme a lei, nude come lei, le due amiche più care, Elena e Fanny, scrittrici. Anche Sara è una scrittrice, come le sue amiche conosciuta solo da un ristretto pubblico di lettori affezionati. Divorziata, evitata come la peste dall’unica, amata figlia, fino a non molto tempo prima viveva da sola in uno squallido appartamentino a Vigevano, tirando avanti a fatica con poche migliaia di copie vendute per libro, qualche recensione, qualche rassegna per l’università della terza età. Poi, allo scoccare dei sessant’anni, ecco arrivare un’immensa, inattesa eredità, la cui sola rendita mensile sfiora i due milioni di euro. La soddisfazione più grande che l’eredità le ha permesso di togliersi? Il Premio Brivio: in palio mezzo milione di euro per un vincitore che come Sara, Elena e Fanny dev’essere un eterno escluso, e una cocente umiliazione, invece, per qualche detestatissimo solito noto del jet set editoriale. Come Daniele Castagnèr, alias El Panteròn, avido e spregiudicato autore di inconsistenti spiritual-gialli regolarmente in testa alle classifiche, con un’igiene incerta, una passione per sgargianti camicie fuori moda e un passato che si intreccia a quello di Sara e delle sue amiche. Mentre la finale del premio si avvicina tra risate, batticuori e una sempre più bruciante nostalgia della figlia, prende forma con la verve e lo stile tagliente e ironico di Piersandro Pallavicini un comico atto di critica al piccolo mondo letterario, cui si contrappone la passione inalienabile e salvifica per la scrittura e la lettura. E allora cosa rimane di gratificante, una volta pubblicata la tua pregevole opera destinata all’anonimato, se non vincere un premio?

All Reviews

21
PeroPero wrote a review
02
(*)(*)(*)( )( )
WisconsinWisconsin wrote a review
00
(*)(*)(*)( )( )
Innanzitutto c'è la storia: "leggera", come hanno scritto in tanti, ma con gusto, perché l'esistenza di un giardino esclusivissimo nel cuore di Milano in cui tre scrittrici possono prendere il sole nude e indisturbate mi ha ricordato sia una raccolta di Raimondi che definiva Milano "la città dell'orto" (cioè dei giardini nascosti alla vista) sia una situazione da mito di Atteone (quando nella finzione del racconto uno scrittore decisamente âgé si arrampica su una pianta per spiare le bellezze e capitombola a terra...). Secondo me è questa la trovata intorno a cui si regge il libro, e che fa perdonare il solito titolo ad effetto (mi spiace, oramai se i titoli hanno più di tre/quattro parole faccio fatica a digerirli).
Un altro piacere del libro (a cui peraltro è difficile sottrarsi) è cercare di individuare gli autori in carne e ossa che Pallavicini rappresenta dietro camuffamenti di carta. Non sono bravo in questi giochi; ad ogni modo, una scrittrice è fin troppo facile da scovare, ci sono riuscito anche io, quindi nemmeno ne parlo. Castagnèr, l'autore veneto che profuma di fagiano, per me potrebbe essere Mauro Corona; e per questioni sillabiche direi che Fighiraghi è l'alter ego di Carofiglio. Naturalmente, la voce narrante è in tutto e per tutto Pallavicini.
Infine, l'aspetto decisamente più ambizioso dell'opera, in questo suo denunciare e sbeffeggiare le vittorie degli scrittori mediocri sui talentuosi, è la presentazione di un anti-canone, cioè di una lista di autori da rivalutare: forse troppo eterogenea, ma degna di interesse.
Mara14Mara14 wrote a review
312
(*)(*)(*)(*)( )
vizi e virtù del mondo editoriale. Da leggere
Chi di voi non ha mai sognato di trovarsi un giorno nella condizione di potersi vendicare adeguatamente di qualche torto subito? Quelle cose del tipo: se vinco alla lotteria mando il lavoro afff...frantocchie, anzi me lo compre il lavoro e mi compro pure te!

Avere lo strumento per ristabilire l'equilibrio, levarsi i sassolini - o i macigni -dalle scarpe... Con tanti soldi, con la bacchetta magica o con la giusta penna forse si può fare.
Non molto tempo fa un'amica, parlando col suo editore di un romanzo che aveva per la mente, si è sentita dire "Lo sai, non si scrivono libri per vendicarsi". Certo, è così. Ma l'idea di fondo può essere aggiustata...

E infatti che cosa fa Sara Brivio, la scrittrice sessantenne protagonista di 'Nel giardino delle scrittrici nude' quando eredita uno sproposito?
La sua vita di donna snobbata dal mondo editoriale che conta, divorziata e oramai indigente cambia improvvisamente.

Ovviamente Sara si concede tutte le stravaganze e i lussi possibili. Compra una casa pazzesca nel cuore di Milano, a un passo "dalla Pinacoteca Ambrosiana, dalla chiesa di San Sepolcro, da piazza Affari e dal dito medio di Cattelan” con un giardino circondato da alberi che proteggono lei e le sue due amiche scrittrici, Elena e Fanny, da sguardi indiscreti quando prendono il sole nude.
Ma il lusso non basta. Prima tirava a campare tra la presentazione di un libro, qualche recensione e articoli per l'università. Adesso può regolare i conti.

Quale piano migliore di istituire un premio letterario, con cui ingolosire gli scrittori e prendersi la rivincita sugli autori mediocri osannati dalla critica?
Mi sono divertita a leggere questo romanzo e ve lo consiglio, anche per curiosare tra le assurdità del mondo letterario.
Pallavicini è bravissimo a raccontare con ironia e leggerezza certi aspetti dell'attuale panorama letterario, con acute stoccate e battute a volte esilaranti.